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Morbus vulgaris Chi utilizza con assiduità il cellulare corre un rischio maggiore di tumore al cervello? Sì, dicono i ricercatori. No, dicono i ricercatori.

  

Non si può certo biasimarli, questi ricercatori. C'è più trasparenza riguardo agli studi sulla stupidità indotta dalla televisione, dove basta andare a controllare chi era il promotore della ricerca. Se il committente era SAT 1 oppure RTL, lo studio è confortante: al cervello umano le immagini dicono molto più delle parole. Se invece si trattava dell'associazione degli editori di giornali, lo studio diventa ovviamente minuziosissimo: il turbinio di immagini riduce in pappa la parte analitica del cervello.

  

Per quanto riguarda il cellulare e le possibili conseguenze delle sue radiazioni sulla salute, invece, la cosa è più complessa. Dopo una ricerca in grande stile durata anni, a maggio 21 ricercatori di tutto il mondo hanno pubblicato i risultati. E sono talmente contradditori che ognuno può interpretarli come gli pare. A prima vista, l'utilizzo del cellulare sembra addirittura proteggere da alcuni tipi di tumori maligni e benigni. A un esame più approfondito, per contro, pare che gli utenti assidui siano colpiti in maniera sproporzionata da tumori alle tempie, vicino alle orecchie. Lo studio riguarda tuttavia vecchi apparecchi che irradiano molto più di quelli moderni. Per chi vuole saperne di più: www.sueddeutsche.de/interphone.

  

Laddove la scienza è incerta deve necessariamente intervenire il buon senso, il quale vede in pericolo piuttosto la salute mentale. Morbus vulgaris. Ecco come funziona: ogni momento libero non si fa altro che selezionare i numeri salvati nella rubrica - amici, fidanzata, conoscenti, familiari. E poi via alle chiacchiere sul calcio, sulla grigliata serale, sugli amici al bar. Tutto a postissimo, alla gente interessa la gente e a tutti piace comunicare.

 

Però è un peccato non conoscere il numero di cellulare di Steve Jones, il ricercatore genetico britannico che ha studiato il cromosoma Y, quello che determina il sesso maschile. E, peggio ancora, non abbiamo il sospirato numero di Louise Bourgeois, grande artista appena deceduta che tanto avrebbe da raccontare sulla vita di una donna. Per questo continuiamo a restare nel nostro brodo, col cellulare all'orecchio, e chiamiamo sempre gli stessi, senza mai ricevere una ventata d'ossigeno dai grandi illustri perché non abbiamo i loro numeri in rubrica.

  

È difficile chiamare persino me.

 

Ludwig Hasler

 

Ludwig Hasler è uno dei più brillanti esponenti del giornalismo elvetico. Docente universitario di filosofia e teoria dei media, è stato membro della caporedazione della Weltwoche fino al 2001 e prima del "St. Galler Tagblatt". È noto anche per la sua pluriennale attività di colonnista  presso la rivista specializzata "Persönlich". Per Swisscom, Ludwig Hasler cura una rubrica mensile che tratta di ombre e luci della società dell'informazione. La rubrica rispecchia ovviamente i suoi punti di vista che possono divergere da quelli di Swisscom.



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