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Swisscom siamo noi.

 

Alexander Kämpf, ICT Service Operation Manager, Berna

«Le emergenze sono come il pepe sulla pasta.»

Nella divisione dove lavoro io al momento tira aria di cambiamento. Ci occupiamo di servizi ICT speciali per clienti commerciali. Io coordino le risorse, assegno le persone giuste al posto giusto e tengo il quadro delle operazioni sotto controllo. Nel mio tempo libero sto seguendo un corso di pilota privato d’elicottero. Questo corso ha fatto di me una persona mentalmente più flessibile. Ho più fiducia nelle mie capacità, se c’è da fare, faccio senza pensarci su due volte. Nel corso ci alleniamo anche ad affrontare le situazioni d’emergenza. Naturalmente spero di non viverne mai nessuna dal vero durante un volo. In ufficio, invece, apprezzo le cosiddette situazioni d’emergenza, come ad esempio la carica di stress positivo quando ci diamo da fare per aggiudicarci un progetto. Il mio sogno è volare con un Super Puma, l’elicottero dell’esercito svizzero, che mi affascina per le dimensioni e per la tecnologia che monta a bordo.

 

Edwin Ramirez Garcia, Marketing Assistant, Zurigo

«Sul palco metto in moto qualcosa.»

In molti hanno paura di avvicinarsi perché sono in sedia a rotelle. E in molti, quando sono in compagnia dei miei colleghi, scambiano questi ultimi per i miei assistenti e si rivolgono a loro parlando di me in terza persona. Poi un giorno mi sono reso conto che questi incontri, sia i più positivi che quelli meno felici, posso trasformarli in storie divertenti. Attualmente recitare è diventata la mia grande passione: è un modo per parlare al pubblico di temi importanti e abbattere barriere, strappando però un sorriso. Stare sul palco è la mia valvola di sfogo. Dopo gli spettacoli spesso gli spettatori reagiscono con un «Ah, non ci avevo mai pensato!» o qualcuno addirittura viene a ringraziarmi. Ho la possibilità di sfruttare i miei punti di forza e di crescere anche grazie al mio lavoro in Swisscom. Da poco tengo un blog interno di marketing in cui racconto dei successi delle nostre misure e dei nostri colleghi di team. Il teatro mi ha fatto sbocciare.

 

Sonia Reimelt, Test Manager, Berna

«Il primo programmatore era una donna.»

Chi è che a Natale regalerebbe un robot o una scatola di Lego Technic a una bambina? I reparti giocattoli sono divisi chiaramente: da una parte i maschietti, dall’altra le femminucce. Peccato. Ho fatto la volontaria alla scuola primaria del mio quartiere, dove ho offerto un corso di robotica: i bambini sono rimasti impressionati di scoprire che il primo programmatore fosse una donna. Ma le bambine non possono sapere già oggi se hanno talento e se la programmazione potrebbe fare per loro. Lavoro come tester di software e ho voluto fare un piccolo esperimento dandomi il job title di «Giocherellona professionista». Sono molto curiosa, voglio sapere come funziona una cosa e provo a vedere semmai cosa potrebbe andare storto per i clienti che la usano. È proprio questa curiosità che mi piacerebbe accendere nei più piccoli: vorrei che si immaginassero qualcosa e che cercassero di realizzarla, ad esempio scrivendo un programma. L’importante è che ci provino.

Severin Studt, Process Manager operativo, Coira

«Siamo gli angeli custodi di Swisscom.»

Nessun arresto cardiaco: questo è il motto di noi sanitari aziendali a Coira. Faccio parte di questa organizzazione da otto anni. Ho acquisito le conoscenze mediche durante il servizio militare. La sanità aziendale è per me una questione di cuore. Siamo tutti volontari, svolgiamo questa attività oltre al nostro lavoro normale. Il doppio impegno non è sempre facile, occorre molta persuasione. Nel tempo libero stacco la spina in mezzo alla natura. Nell’orto riesco a rallentare il ritmo e fare il pieno di energie. In otto anni ho assistito a diverse emergenze mediche. Quando accade qualcosa, rimango molto tranquillo. So esattamente cosa bisogna fare. Nella mia mente sono memorizzate tutte le procedure e le applico passo dopo passo. La discrezione è molto importante per le persone interessate. Nessuno ama mostrare le proprie debolezze, ovviamente. Per questo dico sempre che siamo gli angeli custodi silenziosi di Swisscom.

Sajeeban Chandresegaran, apprendista formazione commerciale/sportiva, Düdingen

«Il mio obiettivo: diventare ballerino professionista.»

Da tre anni e mezzo la danza è la mia grande passione. Tra qualche anno vorrei andare in tournée con un cantante, magari con il rapper Drake. Tuttavia, non si può lavorare per sempre come ballerino professionista. Per questo trovo sia importante fare subito un buon apprendistato. Il mio apprendistato commerciale presso Swisscom dura quattro anni e faccio parte di una classe speciale dove abbino il tirocinio allo sport: lavoro cinque ore a settimana, così ho il tempo per dedicarmi alla danza. Al momento svolgo il mio apprendistato presso uno Swisscom Shop e sono risultato uno dei 10 migliori venditori della regione di Berna. Nel tempo libero do lezioni ai bambini, faccio allenamenti intensivi e ogni tanto organizzo degli spettacoli di danza. Ho molti impegni, ma l’obiettivo di diventare ballerino professionista ce l’ho sempre ben chiaro. A breve prenderò lezioni dai migliori ballerini al mondo in occasione dell’Urban Dance Camp: a mia sorella è venuta l’idea di lanciare un crowdfounding per permettermi di partecipare... e ha funzionato!

Thomas Müller, Manager Public Communications, Berna

«A trip for a lifetime»

Quest’anno andrò in pensione. In Swisscom (e PTT) sono stato il primo Regulatory Affairs Manager, ho rappresentato Swisscom nelle organizzazioni internazionali e redatto dossier per politici e associazioni. Ora passo il testimone alla prossima generazione. I giovani sono il nostro avvenire. Nel mio tempo libero mi impegno con grande passione per loro: da 15 anni coordino un viaggio educativo a New York per visitare l’ONU di formazione per l’Ordine indipendente «Odd Fellows Switzerland». Per qualificarsi, gli alunni di scuola media devono comporre un tema in inglese dedicato all’ONU e superare un colloquio. I migliori dieci, indipendentemente dal sesso e dalla provenienza, si aggiudicano la possibilità di conoscere più da vicino l’ONU, l’organizzazione che promuove la pace nel mondo, la tolleranza e i diritti umani, insieme a 300 giovani americani, canadesi ed europei. L’esperienza vissuta da questi giovani nel corso di due settimane mi tocca il cuore. Non si conoscono, ma sono subito pronti ad aiutarsi a vicenda e stringono un legame di amicizia che non di rado dura per tutta la vita.

Giorgio Macaluso, pedagogista mediale, Berna

«Natura e tecnologia non si escludono a vicenda.»

La pila di cellulari è un classico. Prima di mangiare tutti i membri della famiglia mettono i cellulari uno sopra l’altro. Chi prende il proprio apparecchio per primo, deve lavare i piatti. Questi sono i consigli che fornisco ai genitori in un corso sui media. Il mio lavoro è molto intenso. Nell’apicoltura ritrovo un equilibrio. Affronto la vita diversamente grazie alle api. Perché tagliare un prato invece di farlo crescere spontaneamente? Nella sede centrale Swisscom a Worblaufen ci sono tre delle mie arnie. Il miele è un ottimo prodotto secondario. Ora mi piacerebbe che anche altri collaboratori si innamorassero dell’apicoltura. Con l’Internet delle cose presto potremo osservare le api nelle arnie e pesarle in maniera automatizzata. I due mondi della natura e della tecnologia non si escludono a vicenda: questo è il messaggio che desidero trasmettere nei miei corsi sui media.

Tiziana Conzett, apprendista elettricista di rete AFC, Trimmis

«Non mi piace starmene a girare i pollici.»

Ho sempre desiderato lavorare con l’elettricità. Presto sarò la prima donna ad aver assolto l’apprendistato come elettricista di rete AFC. All’interno del mio team di cablex mi sento al posto giusto. Ma quando arrivo al cantiere, all’inizio tutti mi guardano con curiosità. Che cosa mi piace del mio lavoro? Non c’è mai una giornata uguale all’altra. Sono spesso in giro e scopro paesi di cui non avevo mai sentito parlare. Mi piace fare movimento anche fuori dal lavoro, vado a nuotare con il mio ragazzo, scio e faccio trekking. A prima vista sembro timida. In realtà sono estroversa e mi arrabbio facilmente. Se al mattino c’è qualche problema nelle canalizzazioni al cantiere, mi spazientisco. Una volta terminato l’apprendistato lavorerò come addetta all’impalmatura delle fibre ottiche. Questa tecnologia mi affascina.

Reto Wehrli, sviluppatore di software, Zurigo

«Scelgo uno fra i mille modi possibili.»

Molti pensano che come sviluppatore di software io non faccia altro che sviluppare codici rigidi. Invece non sanno che questo lavoro è di fatto molto creativo: da principio c’è un problema. Per risolverlo scelgo un modo di procedere tra i migliaia possibili. È come la firma di un artista nascosta in un programma. In maniera analoga, metto il mio tocco personale nel vestire mia figlia. Per lei è indifferente indossare pantaloni rossi o verdi. La madre e il padre possono scegliere due soluzioni diverse che portano allo stesso risultato: una figlia vestita. È nata l’anno scorso. All’inizio mi sentivo come la ruota di scorta e il mio compito primario era occuparmi dell’infrastruttura. Come papà all’inizio rimani in disparte finché non arriva il tuo momento. Ho frequentato un corso intensivo sulla paternità offerto da Swisscom, perché ero curioso di sapere come vivono questa esperienza gli altri padri. Dopo la nascita dei figli, molti abbandonano l’idea di lavorare in home office per poter prendersi cura del neonato. Io sono meno idealista e molto più pragmatico. Quello che apprezzo di Swisscom è la mia autonomia in termini di orario. Bisogna precipitarsi dal pediatra? Nessun problema.

Jean-Louis Monnet, team leader Customer Care, Sion

«Io vivo la diversità. Ogni giorno.»

Vivo ad Ardon da più di 25 anni e ho tre figli. Mi piace fare sport e condividere con gli amici passioni come lo sci, la moto e la montagna. Attualmente, oltre che anche team leader in Swisscom sono anche consigliere comunale di Ardon. La mia funzione nel comune in cui vivo mi ha permesso di creare un network esteso sia nel Canton Vallese che fuori. All’interno di Swisscom ho ampliato e arricchito le mie relazioni con i colleghi e partecipato a diverse attività organizzate per noi. Mi è capitato di esitare su alcune votazioni e molto spesso ho difeso l’azienda nei momenti importanti. Mi assumo le mie responsabilità e spiego le mie ragioni.

David Rossé, Corporate Responsibility Manager, Berna

«Voglio un mondo senza ostacoli»

In Swisscom sono responsabile dell’accessibilità. Il mio obiettivo è consentire l’accesso al mondo digitale a tutte le persone affette da una menomazione sensoriale. Non sempre è cosi, nemmeno in Swisscom, ma voglio invertire la tendenza. All’inizio non è stato facile trovare altre persone disposte a impegnarsi su questo argomento. A molti colleghi ho dovuto spiegare quali sono i problemi da risolvere. Per gli sviluppatori di prodotti, l’accessibilità è solo uno dei tanti requisiti, perciò sono obbligati a stabilire delle priorità. Ma io sono pragmatico: bastano miglioramenti anche piccoli per dare un aiuto grandissimo a molte persone. Ed è proprio quello che facciamo, ad esempio con Swisscom TV. Il feedback positivo dei destinatari è fonte di motivazione per me e per gli altri che lavorano con me. Abbiamo bisogno di questa energia, perché c’è ancora molto da fare.

Michael Meister, Marketing Specialist, Berna

«Nella vita privata, senza chatbot sarei perduto.»

I giapponesi adorano i robot. Per loro sono come degli esseri umani, non semplici oggetti animati da un software. Mi affascinano questi chatbot. In Swisscom ne sto sviluppando uno per Skype for Business: è stupendo creare una specie di individuo pensante. Nella vita privata, senza chatbot sarei perduto - specialmente quando devo comunicare con mia moglie Kie e la sua famiglia, che sono giapponesi. Line, la soluzione di messaging che è un po' il WhatsApp degli asiatici, traduce inglese-giapponese in tempo reale. Ho conosciuto mia moglie un anno e mezzo fa durante un soggiorno linguistico. Ci sentivamo in Facetime ogni giorno, anche prima di andare a dormire: lei a Fukuoka, io a Matzendorf. In estate Kie è venuta a stare con me. E finalmente siamo una coppia.

Penny Schiffer, Head of StartUp Initiatives, Zurigo

«Come papà rimani in disparte finché non arriva il tuo momento.»

Molte start-up non le avrei scoperte senza il mio network. Per questo partecipo spesso a conferenze di start-up e mi impegno come giurata nei concorsi o su Twitter, dove ho già 8000 follower. Non basta cercare hipster e geek alla moda innamorati della tecnologia. L’arte sta nello scovare le start-up e le tecnologie promettenti per l’azienda Swisscom. Un esempio: il nostro popolarissimo Callfilter per la rete fissa è stato implementato grazie a una start-up romanda che ha sviluppato la black list e la tecnologia fino a uno stadio sufficiente. Abbiamo il diritto di guardare le start-up dall’alto in basso solo perché ci chiamiamo Swisscom? Assolutamente vietato. I rapporti devono essere alla pari. Soltanto così funziona la commercializzazione collaborativa.

  

Philippe Douglas, Service Desk Quality Manager, Losanna

«Ho iniziato la mia carriera nel mondo del calcio professionistico»

Ho seguito tutte le tappe della scuola dell’obbligo fino al ginnasio prima di orientarmi verso il mondo dello sport professionistico (calcio) intorno ai 18 anni. Nel 1989 ero in campo insieme a Stéphane Chapuisat quando a Basilea la Svizzera ha giocato un 2:2 contro il Belgio. Ho perfezionato le mie conoscenze informatiche in diverse scuole e istituti formativi parallelamente all’attività sportiva. Adesso sono Quality Manager (equivalente di supervisore) in Swisscom. Lavoro nel campo dell’informatica da 15 anni, sempre nel mondo dell’assistenza. Grazie al mio passato nello sport sono preparato a gestire lo stress e la comunicazione. La mia motivazione viene dalla produttività e dallo svolgere le mansioni secondo i miei valori. Ogni nuova giornata viene con la sua dose di lavoro, di soddisfazione e di sfide.

 

Daniel Frei, Head of Security Operations Center, Zurigo

«Il mio team viene prima di tutto.»

Attualmente circolano enormi quantità di dati e questo naturalmente attira gli hacker. Se in un archivio dati vengono incollati o cancellati centinai di file nel giro di un secondo, la cosa è sospetta: è infatti probabile che sia entrato in azione un trojan protetto da cifratura. In collaborazione con il mio team, proteggo i sistemi dei nostri clienti commerciali da cyberattacchi di questo tipo. Swisscom ha una posizione di rilievo sul mercato, perché al contempo gestisce e tiene sotto controllo la rete. La sicurezza informatica è la mia passione: sono attivo in questo campo già da 25 anni. Se il lavoro mi dà così tante soddisfazioni, molto è dovuto al mio team. Per me, la personalità dei collaboratori conta esattamente quanto la formazione e le competenze specialistiche. Da noi, motivazione, curiosità e creatività sono di casa.

 

Jamila Amini, DevOps Engineer, Zurigo

«La mia seconda vita.»

Sono dovuta fuggire dall’Afghanistan insieme a mio marito e a nostra figlia perché i talebani minacciavano di ucciderci. L’arrivo in Svizzera è stato come rinascere. Nei primi mesi al campo profughi potevamo solo aspettare di sapere cosa sarebbe successo, perché non avevamo uno status. È stato difficile per me. Poi ho sentito parlare di Powercoders, un boot camp di programmazione per rifugiati. Mi sono candidata e mi hanno presa. Da quel momento la mia vita è cambiata completamente. Alla fine del boot camp ho ricevuto un posto di stage da Swisscom per lavorare come sviluppatrice. A Kabul mi ero laureata in informatica, è vero, però l’impatto con il mondo del lavoro in Swisscom è stato difficile. Avevo lavorato come insegnante di informatica e le mie conoscenze dei linguaggi di programmazione erano solo teoriche. Per fortuna, i miei colleghi sono stati gentilissimi e mi hanno aiutata a integrarmi rapidamente. Hanno avuto una pazienza infinita!

 

David Fleischlin, Analytics Consultant, Zurigo 

«Niente risposte facili.»

Sono affascinato dalla tecnica. Mi piace andare a fondo delle cose e sono curioso di capire come funzionano. Per questo, dopo la mia formazione come disegnatore edile ho conseguito il bachelor in ingegneria gestionale. Appena finiti gli studi sono entrato in Swisscom con una posizione Junior nel settore banche dati. Faccio parte di un team consulting che sviluppa e gestisce soluzioni di Analytics e Big Data per clienti commerciali. Il mio team si occupa anche dell’integrazione di SAP: attualmente mi sto specializzando nel Data Management con SAP Business Warehouse e apprezzo molto che SAP sia così orientata all’utente finale. Swisscom dispone di un vastissimo bacino di know-how su tutti i servizi SAP al quale posso attingere. E per me che sono Junior ciò si rivela molto interessante!

 

Anna Stauber, Scrum Master, Berna

«La mia passione è aiutare gli altri ad esprimere il loro potenziale.»

A volte mi sembra di essere Superwoman: lavoro come Scrum Master, organizzo la Swisscom DevOpsWeek e accompagno i team nella funzione di futura Agile Enabling Coach. Nel tempo libero sforno delle trecce di pane, che poi consegno in sella alla mia bici – viva la #Culturadellaprimacolazione! Come coach mi piace porre quelle domande che fanno scattare qualcosa negli individui. Il mio scopo è metterli in condizione di trovare in se stessi le risposte giuste. In Swisscom non abbiamo scelto di lavorare in modo agile perché è di moda farlo, ma perché questa pratica lavorativa e l’approccio che comporta sono la risposta migliore alla complessità e alla dinamicità del mondo in cui viviamo. Un feedback permanente consente ai team di evolvere per moto proprio, migliorandosi e reagendo più rapidamente alle mutate condizioni. La DevOpsWeek è un evento interno creato da e per gli ingegneri IT e per tutti quelli che si interessano ai temi della trasformazione agile. Il focus sta sul trasferimento delle conoscenze, l’apprendimento reciproco e il networking.



Swisscom DevOpsWeek

Vuoi dare un’occhiata dietro le quinte? Iscriviti all’evento serale con la partecipazione di Mary Poppendieck.

 

Laura Schnüriger, trainee nel settore Data Analytics, Berna

«Mi diverte trovare soluzioni a problemi complessi.»

Ho conseguito una laurea e poi un dottorato in matematica, e dopo dieci anni sui banchi dell’università avevo voglia di mettere in pratica le mie conoscenze. La domanda era: in quale settore? Allo stand Swisscom in occasione della fiera dedicata ai neodiplomati ho sentito parlare di intelligenza artificiale e per me è stato subito chiaro: è lei! Ho iniziato come trainee, così in un anno posso collaborare a tre progetti e imparare cose nuove in modo mirato. In questo momento sto lavorando allo smistamento automatico delle e-mail nel ramo grandi clienti grazie all’applicazione della scienza dei dati. Sono una persona creativa, amo lavorare a maglia e fare la giocoliera – e ovviamente la matematica. Come trainee ho io stessa la responsabilità di scegliere il progetto al quale collaborare, di trovare un mentore e cercare un posto fisso: altrettante opportunità e sfide per me.

 

Fatemeh Borran, Senior Data Scientist, Berna

«La mia motivazione: migliorare la vita grazie alla tecnologia.»

A volte ho l’impressione di lavorare in una start-up. Il bello del settore Artificial Intelligence è che abbiamo spazio per essere creativi e sperimentare nuove strade per Swisscom. È già da un po’ che i nostri clienti hanno la possibilità di porre domande via chat, alle quali rispondono gli agenti del call center. Sfruttando la Data Science creiamo dei modelli di risposta che permettono allo staff di risparmiare molto tempo e fornire ai clienti più rapidamente la soluzione ideale. Nel mio ruolo di Data Scientist non mi limito a redigere dei concept, ma metto mano anche alla programmazione dei codici da mandare in produzione. Sono originaria dell’Iran, dove all’età di 12 anni ho partecipato a un corso sugli algoritmi dedicato alle ragazze. Da allora ho capito che il mio futuro sarebbe stato nell’informatica. A 20 anni sono venuta a studiare a Losanna. Trovo importante che le giovani ragazze entrino in contatto con la tecnologia il più presto possibile.

Peter Fritschi, ingegnere, Ittigen

«Il nostro nuovo metodo di misurazione è molto più preciso.»

Sono tra i maggiori esperti in Svizzera nel campo delle misurazioni delle razioni non ionizzanti. Sono rimasto male quando, non molto tempo fa, la stampa ha parlato in termini negativi del nostro metodo di misurazione del valore medio. Perché quello che hanno detto i media non è vero: non manipoliamo niente – ci tengo a sottolinearlo. Il metodo in vigore prevede la ricerca manuale di un valore massimo, che non è semplice da trovare e spesso è difficilmente riproducibile. Il nuovo metodo utilizza un robot che misura circa 80 punti nello spazio e ne calcola la media. Questo metodo raffigura meglio la realtà, ha un ottimo tasso di ripetizione ed è in linea con gli standard internazionali. Mi piace esaminare con attenzione, andare a fondo alle cose, rifletto molto sulle conseguenze. Max Frisch, ingegnere come me, è un fratello d’anima. Ma sono attratto anche dall’opposto perché può dare nuovi impulsi.

Edvin Caminada, tecnico dell’assistenza, Zurigo

«Ce la faremo.»

Con questa frase tranquillizzo perfino i clienti più frustrati che urlano dalla rabbia. In certi casi ci può volere anche un’ora, ma non fa niente. L’importante è che io riesca ad aiutarli quando, a casa o in ufficio, si verifica un guasto, la connessione non funziona correttamente o il computer è stato colpito da un virus. A volte mi trattengo di più. Può capitare che mi offrano il caffè e una fetta di dolce, così faccio quattro chiacchiere con i clienti. Sono uno dei 450 tecnici dell’assistenza Swisscom – ogni giorno visitiamo in media 2100 clienti. Se non ti piacciono le persone, il mio lavoro non fa per te. Siamo l’anello di congiunzione tra Swisscom e i clienti. Mostriamo ai clienti tutto ciò che Swisscom offre loro – e trasmettiamo le critiche o gli apprezzamenti dei clienti all’azienda.

Pirmin Egloff, tecnico di telefonia mobile Field Service, Zurigo

«Lavoriamo anche quando gli altri dormono.»

Ovunque ci sia qualcuno che guarda un cellulare, noi tecnici di telefonia mobile Field Service siamo praticamente dietro l’angolo. Il nostro lavoro non conosce soste: giorno e notte garantiamo che tutto funzioni sulla rete mobile. Nel complesso gestiamo 6500 antenne esterne e assicuriamo la copertura cellulare di edifici quali ospedali e hotel. Al mattino non so mai cosa mi riserverà la giornata: una volta cerco la causa di un guasto in cima a un traliccio. Il giorno successivo installo un container per la telefonia mobile per una festa cittadina. Oppure mi occupo della manutenzione di una delle centinaia di antenne presenti nella stazione centrale di Zurigo. Ogni giorno passa di qui un flusso di mezzo milione di persone. Il mio compito è assicurare che tutti possano lavorare, telefonare e navigare senza interruzioni con il proprio dispositivo mobile, 24 ore su 24. Che cosa mi piace di Swisscom? Che abbiamo tutto in Svizzera: i centri di calcolo, le antenne e tutte le nostre conoscenze.

Maja Schreiner, ICT Test Manager, Zurigo

«Voglio che le giovani donne si appassionino per le professioni tecniche»

Quando ero piccola, per me il Commodore 64 era il non plus ultra. La tecnologia mi interessa da sempre. In seguito volevo intraprendere un percorso di studio che offra delle prospettive per il futuro, così ho scelto informatica di gestione. In Serbia, il mio paese natale, è normale che le donne scelgano professioni tecniche. Quando sono arrivata in Svizzera dopo gli studi mi sono presto accorta che qui non è così. Non è stato piacevole essere l’unica donna in un progetto. Questa situazione mi ha motivata a fondare una community interna a Swisscom: Women in Tech & Lead. Siamo 100 donne che svolgono professioni tecniche, siamo in rete, ci confrontiamo e aumentiamo la nostra visibilità in Swisscom. Gestisco la community nel mio tempo libero. Le persone sono molto importanti per me.

Marco Schlecht, Customer Consultant, San Gallo

«Sono felice quando posso aiutare gli altri.»

Come fai a resistere? Me lo chiedono in tanti. Come collaboratore della hotline ho sempre a che fare con i guasti, ma per me non è un problema. Tutt’altro. Sono felice quando posso aiutare gli altri. È sempre stato così: già da ragazzo aiutavo gli amici ad assemblare i PC. All’epoca era ancora necessario un po’ di lavoro manuale. Oggi posso risolvere molti problemi dall’ufficio. Poco tempo fa ha chiamato un cliente che gestisce un bar a San Gallo. Era venerdì pomeriggio. Il terminale di cassa non funzionava più ed era preoccupato perché il fine settimana era alle porte. Ho immaginato subito che si trattasse di un problema al router. Procurare un nuovo router avrebbe richiesto troppo tempo. Così ho inforcato la bicicletta e mi sono precipitato dal cliente per configurare il router. Il tutto nella mia pausa pranzo. Il cliente era felicissimo, e io anche.

 

Friederike Hoffmann, Head of Contract Management Billing Telco, Zurigo

«Non si sa mai dall’inizio se si è capaci di fare qualcosa.»

Precisione e affidabilità sono importantissime da noi – il mio reparto si occupa delle fatture di Swisscom. Abbiamo appena introdotto dei robot basati su software che i miei colleghi programmano in proprio. Per loro, tutto ciò significa processi lavorativi più semplici, una formazione continua e una maggiore sicurezza per il loro posto di lavoro. Ho un approccio molto imprenditoriale e scelgo temi che siano interessanti e creino un futuro. Supporto il mio team ponendomi come un learning partner e coinvolgendoli nell’organizzazione del lavoro. Da noi non esistono porte chiuse. Cinque anni fa, dopo il mio dottorato di ricerca sono approdato in Swisscom come responsabile della gestione di un programma. Oggi gestisco oltre 100 persone. Non si sa mai dall’inizio se si è capaci di fare qualcosa. Swisscom mi ha incentivato regalandomi molta fiducia. Grazie al programma Talent ho beneficiato di un coaching personale che fino ad oggi mi accompagna nel mio sviluppo.

Justus Pfeiffer, apprendista e Work Smart Coach, Zurigo

«Lavoro quando gli altri fanno festa».

Sono uno stacanovista. Il venerdì sera, mentre gli altri fanno baldoria nei locali, io lavoro al mio progetto preferito: il Zurkow Festival, uno scambio culturale fra start-up polacche e svizzere. È iniziato come idea per un lavoro di gruppo nella scuola di formazione professionale, ma poi mi sono fatto prendere dall’ambizione: volevo dimostrare che eravamo davvero in grado di concretizzare l’idea. Ora, con un team internazionale organizziamo il festival per 1500 partecipanti. È un’esperienza straordinaria che mi ha insegnato a gestire correttamente le risorse, altrimenti non ce la farei. In Swisscom cerco di applicare lo stesso approccio. Come Work Smart Coach aiuto altri team a lavorare in modo più efficiente. Con gli strumenti corretti si possono raggiungere molti traguardi. Il resto è disciplina e disponibilità a semplificare le cose.

Domenic Schüpbach, Lean Manager, Berna

«Ambisco alla perfezione.»

La parola giapponese «kaizen» descrive l’ambizione ad un miglioramento permanente. Il mio compito è radicare questa forma mentis in Swisscom. Vivo il kaizen anche con gli Yokko, il mio gruppo musicale. Ogni brano nasce come prototipo, poi lo testiamo ai concerti, lo miglioriamo, lo testiamo di nuovo e così via. L’autunno scorso con Yokko siamo andati in Giappone per la nostra prima esibizione fuori Europa. La musica mi ha fatto fare davvero tanta strada: sono molto orgoglioso, ma non c’è da montarsi la testa. La musica non mi dà da vivere, e d’altra parte non è quello che mi interessa: tengo moltissimo anche al mio lavoro in Swisscom, dove posso e voglio ancora cambiare molto.

  

Estelle Pugin, Sales Consultant Shop, Losanna

«È successo tutto così in fretta. Ma per fortuna è finita bene.»

Lavoro nello Shop di Métropole 2000 a Losanna. Una volta terminata la scuola dell’obbligo ho ottenuto un AFC da impiegata in logistica. Dopo ho frequentato una formazione da consulente finanziaria presso SwissLife Select. Lì mi sono resa conto che il contatto con il cliente è importante per me, ed è per questo che oggi lavoro come Sales & Consultant in Swisscom. Oltre al lavoro di routine, a volte in questo mestiere bisogna anche essere pronti a tutto. Lo scorso agosto, poco prima che lo Shop chiudesse, una cliente ha avuto un malore con due arresti cardiaci. D’istinto mi sono lanciata sulla signora, l’ho sdraiata su un fianco e, aspettando l’ambulanza, ho eseguito un massaggio cardiaco con l’aiuto dell’agente di sicurezza. Tutto è successo in un baleno, ma alla fine abbiamo ricevuto buone notizie sulla salute della cliente.

Tulu Budesa, HR Marketing Manager, Berna

«È tutta la vita che entro nel cuore delle persone»

Le mie radici sono in Iran. Ma il mio cuore è a Berna. Fin da bambina ho voluto connettere le culture ed entrare nel cuore delle persone per farmi accettare nel loro gruppo. Mettermi nei panni altrui è il filo conduttore della mia esistenza. Ed è anche quello che faccio in Swisscom: mi metto nei panni di IT data scientist e sviluppatori software chiedendomi: cosa può fare Swisscom per essere un datore di lavoro interessante per loro? Abbiamo bisogno delle persone giuste al posto giusto per lavorare con tecnologie nuove e metodi agili come Holacracy. Cerco solo persone che possano sposare lo spirito Swisscom, perché è quello che ci unisce. Il know-how cambia. Le persone, invece, restano persone.

  

 

Sascha Gysel, responsabile e-foresight Digital Banking Think Tank, Zurigo

«Ogni giorno è un’avventura»

Ho fondato la mia prima start-up online durante l’apprendistato in informatica, la seconda qualche anno dopo a Pechino. Cosa mi affascina dell’essere imprenditore? L’incertezza e il cambiamento costante. Il periodo in Cina è stato incredibilmente ricco di cambiamenti, ogni giorno un’avventura. Bisognava essere aperti e flessibili imparando a fare cose sempre nuove. Anche oggi, con e-foresight, sono alla guida di una sorta di start-up all’interno di Swisscom. Siamo un think tank indipendente che accompagna le banche nel processo di trasformazione digitale. Nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, nuovi modelli di business e l’evoluzione delle abitudini dei clienti hanno un impatto rilevante su tutto il settore finanziario. Per assistere i clienti nella trasformazione il nostro think tank non deve smettere mai di cambiare e imparare. È per questo che amo il mio lavoro.

Dominic Corti, Senior Escalation Manager, Berna

«Mantengo sempre il sangue freddo.»

Quando suona il telefono, per me è come un allarme. Come Escalation Manager sono il primo punto di riferimento per i grandi guasti, quelli di cui parlano anche su 20Minuten. Se mi sento stressato? Oggi non più. Devo mantenere il sangue freddo anche nelle situazioni incandescenti. Per i clienti la trasparenza è molto importante. Vogliono sapere a che punto siamo con l’eliminazione dei guasti tecnici e cosa abbiamo scoperto, con una spiegazione semplice e chiara. Suddivido sempre un grande guasto in diverse fasi e priorizzo le attività a breve, medio e lungo termine lasciandomi aperte diverse opzioni: mai puntare tutto su una sola carta. Questa metodicità mi torna comoda anche nella vita privata. Quest’anno mi sposo. Un grande progetto del cuore per cui non c’è bisogno di chiamare i pompieri.

Lukas Hohl, ICT architect, Zurigo

«Faccio attenzione alle piccole imperfezioni.»

Devo fissare le priorità giuste. Questo è l’aspetto fondamentale del mio lavoro. Lavorando come Product Owner per Swisscom TV, sono un punto di riferimento per le esigenze di clienti, manager, sviluppatori e partner. Le loro richieste spesso vanno oltre i mezzi e le risorse che ho a disposizione. E lì arriva il momento della verità: da dove cominciamo? Che cosa può attendere? Le mie decisioni hanno un impatto immediato sull’esperienza di oltre un milione di telespettatori. La mia ambizione? Offrire al cliente l’esperienza migliore. Non ci dormo la notte, a volte. Nel decidere faccio attenzione ai dettagli, alle piccole imperfezioni. Spesso sono proprio loro a fare la differenza. E, per fortuna, col tempo si sviluppa un sesto senso.

  

Arijana Walcott, Business Development Manager, Outpost di Palo Alto

Mediatrice tra culture diverse

Nella Silicon Valley vado a caccia di tendenze per Swisscom. Metto in contatto le persone con altre persone, temi, risorse. A volte ci sono incomprensioni culturali e devo fare da mediatrice tra i colleghi Swisscom che vogliono testare le tecnologie fino in fondo e l’entusiasmo delle start-up californiane che prendono le decisioni senza pensarci troppo. Anch’io sono impaziente e forse è proprio per questo che mi piace stare qui, dove lo sono tutti. Certo, mi mancano la famiglia e gli amici in Svizzera. Mio figlio di 3 anni chiama la nonna su Skype ogni giorno e insieme leggono libri o recitano. Il prossimo anno, comunque, la permanenza qui giungerà al termine e torneremo in Svizzera. Bello, ma anche triste.