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Intervista a Roger Wüthrich-Hasenböhler





Il responsabile Digital Business spiega la fine di iO

«Ogni fallimento porta con sé nuove opportunità.»

A fine agosto Swisscom disattiverà l’app di messaging iO. Roger Wüthrich-Hasenböhler, responsabile Digital Business, spiega i motivi.

Roger Baur, 17 maggio 2017

Roger Wüthrich, iO verrà sospesa a fine agosto. La battaglia contro WhatsApp era persa in partenza?

Quando è iniziata quest’avventura, quattro anni fa, WhatsApp era già abbastanza diffusa. Il nostro obiettivo, però, era riunire in una sola app messaging e telefonia verso la rete tradizionale. Siamo stati tra i primi operatori a farlo: WhatsApp, ad esempio, non offriva ancora questa combinazione. Però WhatsApp ha proseguito la sua marcia trionfale diventando un gigante globale. E a quel punto per un’azienda svizzera c’è poco da fare, perché in genere i clienti usano una sola app per il messaging.

L’aspetto di iO nell’estate 2013, quando Swisscom lanciò questa app di messaging.
© 2017 Keystone

Nel 2013, quando abbiamo lanciato iO, WhatsApp non era certo più una «newcomer». Forse ci siamo mossi troppo tardi?

Col senno di poi si potrebbe arrivare a questa conclusione. Ma in quel momento i giochi erano ancora aperti; io ero e sono convinto che abbiamo dato alla luce ottime innovazioni. Come ad esempio la possibilità di telefonare dall’app sia OTT che verso la rete tradizionale: iO è stata una delle prime app di messaging a farlo. Così i nostri clienti potevano usare iO ad esempio per risparmiare sulle telefonate all’estero. Oggi, però, questo servizio non è più un fattore di differenziazione e ha perso molta della sua attrattività per la comunicazione all’estero soprattutto verso i clienti svizzeri, perché il roaming è già incluso gratis in molti abbonamenti. E poi abbiamo sottovalutato il fatto che, per la maggior parte dei clienti privati, attualmente la conservazione dei dati in Svizzera non è un argomento sufficiente per scegliere un’altra piattaforma di comunicazione.

Ma è di questo che vive il concorrente Threema.

Dopo lo scandalo NSA abbiamo registrato anche noi un aumento dei download. Ma non è stato sufficiente, serviva un cambio di passo molto più deciso.

Nel 2014 la diva del soul Tina Turner, ormai svizzera d’adozione, è stata la protagonista di questo spot per iO.

Dopo la disattivazione iO è destinata a scomparire, oppure una parte rimarrà operativa sotto altra forma?

Sì, rimarrà operativo il nucleo di sviluppatori che ha creato iO, ovvero la NGTI. È un centro di competenze che abbiamo creato per iO, ma sarà preziosissimo anche in futuro. Naturalmente la tecnologia e l’esperienza accumulata possono essere messe a frutto da subito in altri progetti. E non mancano! È successa la stessa cosa anche con l’app di pagamento Tapit, 2 anni fa. Abbiamo sviluppato la tecnologia per Paymit e dopo l’abbiamo messa a frutto nella nuova app Twint. Lo sviluppo software è un mercato scalabile all’infinito: da ogni novità, ogni esperienza e anche ogni fallimento nascono idee nuove e migliori. È un principio ancora ignoto in Europa, con la sua mentalità industriale, ma nella Silicon Valley è il motore immobile del successo.

Quale sarà esattamente il futuro di iO? Cosa succederà ai collaboratori che se ne occupano?

La disattivazione di iO è prevista per il 31 agosto. Le colleghe e i colleghi interessati sono circa 10 e per loro stiamo cercando una soluzione interna. Però non possiamo escludere del tutto che in alcuni casi si arrivi al licenziamento. È per questo che abbiamo un piano sociale.

«Oggi abbiamo strutture più agili in azienda. Praticamente abbiamo delle start-up nel cuore del nostro gruppo.»

A iO sono stati dati quattro anni di tempo: non è un po’ troppo? Non si poteva prevedere già prima questo insuccesso?

Il confine tra «troppo presto» e «troppo tardi» è molto labile. Siamo un’azienda svizzera che ragiona sul lungo termine, perciò naturalmente tendiamo a essere prudenti e, nel dubbio, aspettare un po’ di più. Ma negli ultimi anni abbiamo rivoluzionato i nostri processi interni. Oggi riusciamo a sviluppare più rapidamente i prodotti e farli arrivare prima sul mercato. Ad esempio abbiamo sviluppato il label beta «Nova», che ci aiuta a lanciare più rapidamente le innovazioni. Di conseguenza siamo in grado di seguire un processo di «trial & error» che in futuro sarà molto importante. Perché non possiamo semplicemente lasciare l’innovazione digitale agli USA.
E poi negli ultimi anni non siamo restati con le mani in mano nemmeno per iO: anzi, abbiamo valutato destinazioni d’uso alternative per l’app e per la piattaforma. Purtroppo nessuna delle opzioni disponibili si è rivelata praticabile.

Rimane comunque il fatto che finora non c’è una risposta europea a Facebook, Twitter e YouTube.

Sì, ed è un vero peccato. Anche per ragioni economiche, perché ci sono somme di denaro impressionanti che lasciano l’Europa mentre invece potrebbero creare tanti posti di lavoro qui da noi. 

Swisscom Digital Business si occupa di innovazione, start-up, sviluppo. Alla luce di questa esperienza, la Svizzera ha la forza per essere un player nell’innovazione digitale globale?

Sì. Non c’è dubbio. Forse facciamo fatica a creare social media, ma in altri settori ci sono innovazioni che lasciano a bocca aperta. Penso ad esempio alle soluzioni per il settore industriale, oppure nel campo della sicurezza e della salute. Un esempio: qualche anno fa, nella StartUp Challenge abbiamo scoperto un’azienda svizzera che produce misuratori digitali di fertilità. La domanda di questo prodotto è gigantesca, ci sono tante coppie che non riescono a realizzare il loro sogno di genitorialità. Ma il bello deve ancora venire: un giorno la stessa tecnologia potrebbe essere usata anche a fini contraccettivi. Basta questo esempio per capire che le idee ci sono: bisogna solo trovarle, farle maturare, metterle in rete.

Ed è quello che fa Swisscom?

Sì, lavoriamo seguendo il principio della «open innovation». In altre parole, anziché tenerci tutte le idee all’interno ci apriamo a contributi potenzialmente utili. Perfezioniamo le idee in collaborazione con le start-up, riducendo di molto i tempi di sviluppo. Con questo sistema abbiamo già sviluppato offerte interessanti, come il riconoscimento vocale in dialetto per il telecomando di Swisscom TV. E un sostituto biologico dei pesticidi per i tralicci telefonici.

Immaginiamo di entrare in una macchina del tempo: alla luce delle conoscenze e dei processi di oggi, che cosa si sarebbe dovuto fare diversamente?

Col senno di poi tutti si comporterebbero in un altro modo, ma per noi la cosa decisiva è un’altra: anche grazie a iO ci concentriamo molto di più sulle nuove strutture, praticamente abbiamo delle start-up nel cuore del nostro gruppo. E in questa nuova mentalità ogni esperienza è un arricchimento. All’esterno iO scomparirà, ma all’interno farà nascere nuove opportunità.

iO – una retrospettiva

Nell’estate 2013 Swisscom ha lanciato un’app di messaging svizzera e innovativa: con iO i clienti potevano inviare messaggi e in più anche telefonare ad altri utenti iO e addirittura verso la rete telefonica tradizionale – un servizio basato su internet che a quei tempi veniva offerto da pochissime app.

Da allora il mercato non è più lo stesso e i clienti si sono concentrati principalmente su «WhatsApp», oggi di proprietà di Facebook. Per questo Swisscom ha deciso di disattivare iO dal 31 agosto.



Roger Wüthrich-Hasenböhler

Roger Wüthrich-Hasenböhler è responsabile Digital Business di Swisscom. Il suo settore si occupa dell’esplorazione di nuovi campi di attività.