Meta-navigazione

Un boomerang


Un boomerang

Il 5 giugno la Svizzera voterà in merito all’iniziativa “A favore del servizio pubblico”


Dal primo sondaggio della SRG SSR sulle prossime votazioni federali emerge che oggi una maggioranza dei cittadini voterebbe «sì» all’iniziativa popolare a favore del servizio pubblico sulla quale siamo chiamati ad esprimerci il 5 giugno. Niente di sorprendente visto che è piena di belle promesse. Ma può mantenerle? E cosa significherebbe per Swisscom e per gli azionisti?

 

Regula Brand Riquelme, che per Swisscom si occupa a livello di comunicazione di tutte le questioni ruotanti attorno all’iniziativa a favore del servizio pubblico, ha raccolto maggiori informazioni al riguardo nell’ultima edizione di piazzetta.

 

Quali saranno le sorti di Swisscom, se il 5 giugno l’Iniziativa verrà accolta?

Il popolo vota un testo costituzionale. Nella successiva fase questo dovrebbe essere concretizzato a livello di legge, il che può richiedere fino a tre anni. Durante quel periodo, a causa della formulazione poco chiara del testo, non si capisce quali ripercussioni avrà esattamente l'Iniziativa su Swisscom.

 
Quali sarebbero le conseguenze possibili?

Una limitazione dei profitti – per non parlare del divieto di conseguire profitti - significano meno investimenti e quindi un importante svantaggio competitivo in un mercato dinamico e globale. Sarebbe sostanzialmente compromessa l’esistenza di Swisscom come azienda quotata in borsa. Un “Sì" determinerebbe una perdita del valore delle azioni Swisscom. Ne risentirebbero la Confederazione e circa 73’000 azionisti minoritari, tra questi molte casse pensioni.

Swisscom sarebbe costretta ad adeguare i salari a quelli dell’Amministrazione federale. Questo riguarderebbe non solo i salari dei CEO, ma avrebbe anche ripercussioni su tutti i salari. Oggi, infatti, i salari di noi tutti sono stabiliti in base al mercato del lavoro dei settori TELCO e IT e sono stati negoziati con le parti sociali. In futuro sarebbe determinante unicamente il livello salariale dell’Amministrazione federale.

 

L’Iniziativa aspira a più servizio pubblico, promette un servizio pubblico migliore. Ma questo non è nell’interesse di Swisscom?

Purtroppo l’effettivo testo costituzionale si discosta dalle promesse dei comitati promotori dell’Iniziativa. Essi hanno tentato di esprimere i loro desideri e le loro aspirazioni utilizzando formulazioni conformi – hanno invece dato vita a un articolo distante dalla realtà e difficilmente applicabile. Questo è anche il motivo principale per cui tutti i parlamentari di tutti i partiti respingono l’Iniziativa: perché in realtà andrebbe a compromettere in maniera permanente il servizio pubblico. Si richiede, ad esempio, che Swisscom non debba mirare a conseguire profitti – questa situazione metterebbe fine all’esistenza di Swisscom come azienda quotata in borsa. Una società anonima, infatti, si basa sul principio che l’azionista metta a disposizione dell’azienda un capitale in cambio di una partecipazione agli utili della stessa. Nel caso di Swisscom questo equivale oggi a un valore di borsa di oltre CHF 25 miliardi. In un mercato globalizzato l’assenza di profitti significa però anche niente investimenti e niente innovazione. Oppure vieta le sovvenzioni trasversali, quando proprio queste rendono possibile il servizio pubblico – ossia gli stessi servizi in tutte le regioni del Paese allo stesso prezzo. E infine, i promotori dell’Iniziativa fanno riferimento prevalentemente al salario del CEO – quando però l’articolo costituzionale vero e proprio cita in generale i salari che non devono superare quelli dell’Amministrazione federale.


Links:

Pro e Contra

 

Contatto

Avete domande per la nostra redazione? Contattateci.


piazzetta

Vi teniamo aggiornati tramite e-mail quattro volte all’anno.

Alla panoramica