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Mancano ancora 106 miliardi di euro

L’UE ha bisogno di investimenti e di cinque fasi di deregolamentazione per diventare concorrenziale nel mondo digitale


Secondo uno studio pubblicato di recente dal Boston Consulting Group (BCG) per conto di ETNO, l’UE ha bisogno di investimenti pari a un importo complessivo di 216 miliardi di EUR per raggiungere gli obiettivi dell’«Agenda digitale per l’Europa» entro il 2020. Gli operatori di rete investono 85 miliardi di EUR, mentre la mano pubblica finanzia altri 25 miliardi di EUR. Per colmare la lacuna dei restanti 106 miliardi di EUR, la BCG propone alle autorità di Bruxelles cinque provvedimenti.

L’«Agenda digitale per l’Europa» approvata nel 2010 comprende obiettivi in materia di banda larga ambiziosi per l’UE da raggiungere entro il 2020.

  1. 100 per cento delle economie domestiche dispone di un collegamento internet da 30 Mbit/s
  2. 50 per cento delle economie domestiche dispone di un collegamento internet da 100 Mbit/s.

Il raggiungimento di questi obiettivi è un prerequisito per la creazione di un mercato digitale interno per l’Europa.

A fine 2014, il raggiungimento dell’obiettivo di 30 Mbits è pari al 68 per cento (in Svizzera è pari al 99 per cento senza programmi di incentivazione statali) e solo del 48 per cento rispetto all’obiettivo dei 100 Mbits (in Svizzera: 98,5 per cento). Il raggiungimento di questi obiettivi molto ambiziosi richiede, secondo la BCG, ulteriori investimenti per un importo pari a 106 miliardi di EUR. La BCG propone pertanto alle autorità UE di dare priorità assoluta ai cinque provvedimenti seguenti affinché il mercato investa questi mezzi.

  1. Standard coerenti dei servizi digitali per consumatori e imprese. Mediante ampie riforme occorre adeguare la regolamentazione in vigore alle nuove realtà di mercato. Massima: pari servizi - pari regole.
  2. Le strutture di mercato e la politica della concorrenza europea devono essere adeguate all’era digitale affinché vengano attivati investimenti e il settore ICT possa crescere.
  3. Adeguamento (ovvero smantellamento) della regolamentazione di accesso, estremamente restrittiva in Europa. È richiesta una regolamentazione ex-post ragionevole, del tipo presente in Svizzera. La regolamentazione ex-ante deve essere l’eccezione.
  4. Modernizzazione della politica delle frequenze, in particolare assegnazione ulteriore di frequenze per la telefonia mobile, rispetto delle esigenze di Internet delle cose (IoT) e accelerazione dello sviluppo della rete 5G. Per quanto riguarda il 5G, l’Europa deve riallacciarsi ai successi del 2G.
  5. Prosecuzione della strada moderata imboccata dall’UE in quanto a neutralità della rete. Servizi specializzati con elevati requisiti di qualità sono garanzia di innovazione. 

  

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