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Swisscom siamo noi.

Reto Wehrli, sviluppatore di software, Zurigo

«Scelgo uno fra i mille modi possibili.»

Molti pensano che come sviluppatore di software io non faccia altro che sviluppare codici rigidi. Invece non sanno che questo lavoro è di fatto molto creativo: da principio c’è un problema. Per risolverlo scelgo un modo di procedere tra i migliaia possibili. È come la firma di un artista nascosta in un programma. In maniera analoga, metto il mio tocco personale nel vestire mia figlia. Per lei è indifferente indossare pantaloni rossi o verdi. La madre e il padre possono scegliere due soluzioni diverse che portano allo stesso risultato: una figlia vestita. È nata l’anno scorso. All’inizio mi sentivo come la ruota di scorta e il mio compito primario era occuparmi dell’infrastruttura. Come papà all’inizio rimani in disparte finché non arriva il tuo momento. Ho frequentato un corso intensivo sulla paternità offerto da Swisscom, perché ero curioso di sapere come vivono questa esperienza gli altri padri. Dopo la nascita dei figli, molti abbandonano l’idea di lavorare in home office per poter prendersi cura del neonato. Io sono meno idealista e molto più pragmatico. Quello che apprezzo di Swisscom è la mia autonomia in termini di orario. Bisogna precipitarsi dal pediatra? Nessun problema.

Jean-Louis Monnet, team leader Customer Care, Sion

«Io vivo la diversità. Ogni giorno.»

Vivo ad Ardon da più di 25 anni e ho tre figli. Mi piace fare sport e condividere con gli amici passioni come lo sci, la moto e la montagna. Attualmente, oltre che anche team leader in Swisscom sono anche consigliere comunale di Ardon. La mia funzione nel comune in cui vivo mi ha permesso di creare un network esteso sia nel Canton Vallese che fuori. All’interno di Swisscom ho ampliato e arricchito le mie relazioni con i colleghi e partecipato a diverse attività organizzate per noi. Mi è capitato di esitare su alcune votazioni e molto spesso ho difeso l’azienda nei momenti importanti. Mi assumo le mie responsabilità e spiego le mie ragioni.

David Rossé, Corporate Responsibility Manager, Berna

«Voglio un mondo senza ostacoli»

In Swisscom sono responsabile dell’accessibilità. Il mio obiettivo è consentire l’accesso al mondo digitale a tutte le persone affette da una menomazione sensoriale. Non sempre è cosi, nemmeno in Swisscom, ma voglio invertire la tendenza. All’inizio non è stato facile trovare altre persone disposte a impegnarsi su questo argomento. A molti colleghi ho dovuto spiegare quali sono i problemi da risolvere. Per gli sviluppatori di prodotti, l’accessibilità è solo uno dei tanti requisiti, perciò sono obbligati a stabilire delle priorità. Ma io sono pragmatico: bastano miglioramenti anche piccoli per dare un aiuto grandissimo a molte persone. Ed è proprio quello che facciamo, ad esempio con Swisscom TV. Il feedback positivo dei destinatari è fonte di motivazione per me e per gli altri che lavorano con me. Abbiamo bisogno di questa energia, perché c’è ancora molto da fare.

Michael Meister, Marketing Specialist, Berna

«Nella vita privata, senza chatbot sarei perduto.»

I giapponesi adorano i robot. Per loro sono come degli esseri umani, non semplici oggetti animati da un software. Mi affascinano questi chatbot. In Swisscom ne sto sviluppando uno per Skype for Business: è stupendo creare una specie di individuo pensante. Nella vita privata, senza chatbot sarei perduto - specialmente quando devo comunicare con mia moglie Kie e la sua famiglia, che sono giapponesi. Line, la soluzione di messaging che è un po' il WhatsApp degli asiatici, traduce inglese-giapponese in tempo reale. Ho conosciuto mia moglie un anno e mezzo fa durante un soggiorno linguistico. Ci sentivamo in Facetime ogni giorno, anche prima di andare a dormire: lei a Fukuoka, io a Matzendorf. In estate Kie è venuta a stare con me. E finalmente siamo una coppia.

Penny Schiffer, Head of StartUp Initiatives, Zurigo

«Come papà rimani in disparte finché non arriva il tuo momento.»

Molte start-up non le avrei scoperte senza il mio network. Per questo partecipo spesso a conferenze di start-up e mi impegno come giurata nei concorsi o su Twitter, dove ho già 8000 follower. Non basta cercare hipster e geek alla moda innamorati della tecnologia. L’arte sta nello scovare le start-up e le tecnologie promettenti per l’azienda Swisscom. Un esempio: il nostro popolarissimo Callfilter per la rete fissa è stato implementato grazie a una start-up romanda che ha sviluppato la black list e la tecnologia fino a uno stadio sufficiente. Abbiamo il diritto di guardare le start-up dall’alto in basso solo perché ci chiamiamo Swisscom? Assolutamente vietato. I rapporti devono essere alla pari. Soltanto così funziona la commercializzazione collaborativa.

  

Philippe Douglas, Service Desk Quality Manager, Losanna

«Ho iniziato la mia carriera nel mondo del calcio professionistico»

Ho seguito tutte le tappe della scuola dell’obbligo fino al ginnasio prima di orientarmi verso il mondo dello sport professionistico (calcio) intorno ai 18 anni. Nel 1989 ero in campo insieme a Stéphane Chapuisat quando a Basilea la Svizzera ha giocato un 2:2 contro il Belgio. Ho perfezionato le mie conoscenze informatiche in diverse scuole e istituti formativi parallelamente all’attività sportiva. Adesso sono Quality Manager (equivalente di supervisore) in Swisscom. Lavoro nel campo dell’informatica da 15 anni, sempre nel mondo dell’assistenza. Grazie al mio passato nello sport sono preparato a gestire lo stress e la comunicazione. La mia motivazione viene dalla produttività e dallo svolgere le mansioni secondo i miei valori. Ogni nuova giornata viene con la sua dose di lavoro, di soddisfazione e di sfide.

Domenic Schüpbach, Lean Manager, Berna

«Ambisco alla perfezione.»

La parola giapponese «kaizen» descrive l’ambizione ad un miglioramento permanente. Il mio compito è radicare questa forma mentis in Swisscom. Vivo il kaizen anche con gli Yokko, il mio gruppo musicale. Ogni brano nasce come prototipo, poi lo testiamo ai concerti, lo miglioriamo, lo testiamo di nuovo e così via. L’autunno scorso con Yokko siamo andati in Giappone per la nostra prima esibizione fuori Europa. La musica mi ha fatto fare davvero tanta strada: sono molto orgoglioso, ma non c’è da montarsi la testa. La musica non mi dà da vivere, e d’altra parte non è quello che mi interessa: tengo moltissimo anche al mio lavoro in Swisscom, dove posso e voglio ancora cambiare molto.

  

Estelle Pugin, Sales Consultant Shop, Losanna

«È successo tutto così in fretta. Ma per fortuna è finita bene.»

Lavoro nello Shop di Métropole 2000 a Losanna. Una volta terminata la scuola dell’obbligo ho ottenuto un AFC da impiegata in logistica. Dopo ho frequentato una formazione da consulente finanziaria presso SwissLife Select. Lì mi sono resa conto che il contatto con il cliente è importante per me, ed è per questo che oggi lavoro come Sales & Consultant in Swisscom. Oltre al lavoro di routine, a volte in questo mestiere bisogna anche essere pronti a tutto. Lo scorso agosto, poco prima che lo Shop chiudesse, una cliente ha avuto un malore con due arresti cardiaci. D’istinto mi sono lanciata sulla signora, l’ho sdraiata su un fianco e, aspettando l’ambulanza, ho eseguito un massaggio cardiaco con l’aiuto dell’agente di sicurezza. Tutto è successo in un baleno, ma alla fine abbiamo ricevuto buone notizie sulla salute della cliente.

Tulu Budesa, HR Marketing Manager, Berna

«È tutta la vita che entro nel cuore delle persone»

Le mie radici sono in Iran. Ma il mio cuore è a Berna. Fin da bambina ho voluto connettere le culture ed entrare nel cuore delle persone per farmi accettare nel loro gruppo. Mettermi nei panni altrui è il filo conduttore della mia esistenza. Ed è anche quello che faccio in Swisscom: mi metto nei panni di IT data scientist e sviluppatori software chiedendomi: cosa può fare Swisscom per essere un datore di lavoro interessante per loro? Abbiamo bisogno delle persone giuste al posto giusto per lavorare con tecnologie nuove e metodi agili come Holacracy. Cerco solo persone che possano sposare lo spirito Swisscom, perché è quello che ci unisce. Il know-how cambia. Le persone, invece, restano persone.

  

Sascha Gysel, responsabile e-foresight Digital Banking Think Tank, Zurigo

«Ogni giorno è un’avventura»

Ho fondato la mia prima start-up online durante l’apprendistato in informatica, la seconda qualche anno dopo a Pechino. Cosa mi affascina dell’essere imprenditore? L’incertezza e il cambiamento costante. Il periodo in Cina è stato incredibilmente ricco di cambiamenti, ogni giorno un’avventura. Bisognava essere aperti e flessibili imparando a fare cose sempre nuove. Anche oggi, con e-foresight, sono alla guida di una sorta di start-up all’interno di Swisscom. Siamo un think tank indipendente che accompagna le banche nel processo di trasformazione digitale. Nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, nuovi modelli di business e l’evoluzione delle abitudini dei clienti hanno un impatto rilevante su tutto il settore finanziario. Per assistere i clienti nella trasformazione il nostro think tank non deve smettere mai di cambiare e imparare. È per questo che amo il mio lavoro.

Dominic Corti, Senior Escalation Manager, Berna

«Mantengo sempre il sangue freddo.»

Quando suona il telefono, per me è come un allarme. Come Escalation Manager sono il primo punto di riferimento per i grandi guasti, quelli di cui parlano anche su 20Minuten. Se mi sento stressato? Oggi non più. Devo mantenere il sangue freddo anche nelle situazioni incandescenti. Per i clienti la trasparenza è molto importante. Vogliono sapere a che punto siamo con l’eliminazione dei guasti tecnici e cosa abbiamo scoperto, con una spiegazione semplice e chiara. Suddivido sempre un grande guasto in diverse fasi e priorizzo le attività a breve, medio e lungo termine lasciandomi aperte diverse opzioni: mai puntare tutto su una sola carta. Questa metodicità mi torna comoda anche nella vita privata. Quest’anno mi sposo. Un grande progetto del cuore per cui non c’è bisogno di chiamare i pompieri.

Lukas Hohl, ICT architect, Zurigo

«Faccio attenzione alle piccole imperfezioni.»

Devo fissare le priorità giuste. Questo è l’aspetto fondamentale del mio lavoro. Lavorando come Product Owner per Swisscom TV, sono un punto di riferimento per le esigenze di clienti, manager, sviluppatori e partner. Le loro richieste spesso vanno oltre i mezzi e le risorse che ho a disposizione. E lì arriva il momento della verità: da dove cominciamo? Che cosa può attendere? Le mie decisioni hanno un impatto immediato sull’esperienza di oltre un milione di telespettatori. La mia ambizione? Offrire al cliente l’esperienza migliore. Non ci dormo la notte, a volte. Nel decidere faccio attenzione ai dettagli, alle piccole imperfezioni. Spesso sono proprio loro a fare la differenza. E, per fortuna, col tempo si sviluppa un sesto senso.

  

Arijana Walcott, Business Development Manager, Outpost di Palo Alto

Mediatrice tra culture diverse

Nella Silicon Valley vado a caccia di tendenze per Swisscom. Metto in contatto le persone con altre persone, temi, risorse. A volte ci sono incomprensioni culturali e devo fare da mediatrice tra i colleghi Swisscom che vogliono testare le tecnologie fino in fondo e l’entusiasmo delle start-up californiane che prendono le decisioni senza pensarci troppo. Anch’io sono impaziente e forse è proprio per questo che mi piace stare qui, dove lo sono tutti. Certo, mi mancano la famiglia e gli amici in Svizzera. Mio figlio di 3 anni chiama la nonna su Skype ogni giorno e insieme leggono libri o recitano. Il prossimo anno, comunque, la permanenza qui giungerà al termine e torneremo in Svizzera. Bello, ma anche triste.