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Assieme per un maggiore rispetto su Internet

6 minuti

Hate speech

Quello degli hate speech non è un fenomeno nuovo. Tuttavia, su Internet i discorsi di odio si diffondono con maggiore rapidità. La rete offre inoltre agli hater la possibilità di restare anonimi e distanti gli uni dagli altri, dando così una falsa sensazione di sicurezza. Quali strategie adottare contro gli hate speech e quali conseguenze ha l'odio sistematico su Internet? Scopritelo qui.

Direttamente al tema

Genitori
Bambini
Hate speech
Giovani

I seguenti media si trovano su questa pagina

 

Definizione

Hate speech

L'hate speech ha l'obiettivo di umiliare, offendere, ridicolizzare o discriminare l'interlocutore mediante il linguaggio. I destinatari dell'hate speech possono essere persone o gruppi di persone che appartengono a una determinata etnia, un determinato sesso o un partito, o che sostengono una certa opinione.

 

L'hate speech si verifica non solo ma soprattutto nei social network pubblici e negli spazi dedicati ai commenti di giornali e riviste, dove trovano un grande pubblico.

 

Consigli

Cosa si può fare contro
gli hate speech

L'hate speech si può combattere. I seguenti suggerimenti possono aiutare nelle situazioni più disparate a contenere l'odio in rete.

Suggerimenti per accompagnatori e diretti interessati

Segnalare i contributi

Nei social media o negli spazi dedicati ai commenti dei portali di notizie: è possibile segnalare ai gestori i commenti di odio.

 

Ecco come fare per segnalare i commenti di odio

Ribattere

Anche quando non si è i diretti interessati, è possibile ribattere ai commenti di odio. Tramite il counter speech si mostra coraggio civile anche su Internet e si può prendere le parti delle vittime.

Bloccare le persone

Tutte le piattaforme social offrono la possibilità di bloccare determinati utenti. Questi utenti non ricevono più post o non possono più visualizzare o commentare i vostri post.

 

Come fare per bloccare le persone

Mobilitare la polizia

Nei casi più gravi e nel caso in cui voi o i vostri figli subiate danni seri, è giusto ed è importante mobilitare la polizia e denunciare (a questo proposito, tenete a portata di mano gli «elementi di prova» tramite screenshot).

Riconoscere quando può bastare

Si può e si deve tenere testa agli hater. Ma siete voi a decidere quando può bastare. Se le discussioni non portano a nulla, interrompetele.

Consigli per gli hater

L'odio non è un'opinione

Se diffondete odio su Internet non potete appellarvi alla libertà di opinione. L'odio non è un'opinione e pertanto non gode di alcuna libertà.

L'odio ha delle conseguenze

Non di rado l'hate speech viola le leggi in vigore. A volte le pene comminate dal giudice sono molto severe. Rendetevi conto se il vostro commento di odio valga la pena.

Come sta la persona interessata?

Chiedetevi come vi sentireste se qualcuno reagisse in quel modo ai vostri post. Ricordate: ciò che finisce in rete, vi rimane. Per sempre.

Lo direste nella vita reale?

Hate speech o no? Questo test può esservi di aiuto: non dite in rete ciò che nella vita reale non direste mai. E basta.

Scoprite il motivo per cui odiate

Può suonare esoterico, ma è così: spesso non si tratta affatto del post dell'altra persona, bensì di una vostra insoddisfazione personale. Accettate questa autovalutazione. Attendete un giorno prima di mettervi alla tastiera: magari l'odio si indebolisce.

Non siete anonimi

Su Internet l'anonimato è solo apparente. Le autorità penali sono in grado di ricollegare qualsiasi utente Internet a una persona reale. In rete non potete nascondervi.

 

Link utili

Ulteriori contenuti

Abbiamo raccolto assieme ulteriori informazioni e contenuti sul tema hate speech.

Link utili

Contributi del blog

Guida

 

Video

 

#Mediamitico

Il nostro impegno

Da molti anni Swisscom si impegna nell'ambito della propria strategia di sostenibilità per la promozione della competenza nell'uso dei media e per la protezione di bambini e giovani su Internet. Facciamo tutto ciò dialogando con studenti, genitori e insegnanti e in numerosi impegni che prendiamo con partner e organizzazioni.

 

Qui trovate il nostro impegno alla promozione della competenza nell'uso dei media:

 

«Ora ti odio»

L'hate speech, ossia l'ostilità mirata e sistematica nei confronti di una persona, esiste già da tempo. Internet non ne è l'origine, ma negli ultimi tempi ne sta moltiplicando sempre più le conseguenze. Mentre l'odio in rete ha diversi volti, gli hater stessi spesso non ne hanno nessuno. Essi sfruttano l'anonimato su Internet e si lasciano andare senza ritegno a esternazioni che presumibilmente non pronuncerebbero mai nel mondo reale. Mettono in conto il fatto che il loro operato possa causare gravi danni nella persona interessata anche nel mondo reale.

 

Vi sono tuttavia anche hate speaker che portano odio in rete quasi per vocazione. Si presentano coraggiosamente con la propria vera identità e cercano di conquistare così il rispetto degli altri hate speaker. Vogliono dimostrare il loro coraggio nei confronti di «quelli lassù».

 

Chiaramente gli «hater» sono sempre la minoranza. Si tratta di singoli utenti che, con il proprio modo aggressivo di esprimersi, distorcono in parte la percezione della realtà delle vittime, suscitando l'impressione che il mondo intero sia contro di loro.

 

Mentre gli adulti negli spazi dedicati ai commenti o sui social network si comportano «come i bambini», è soprattutto per i bambini e i giovani che le conseguenze dell'hate speech risultano devastanti. I genitori delle vittime sono spesso irresoluti, a prescindere che il proprio figlio sia l'autore o la vittima dei commenti. In entrambi i casi è importante che i genitori siano al fianco dei figli e facciano loro da guida.

«Mio figlio non fa certe cose»

Per quale motivo l'hate speech è problematico soprattutto per i giovani? Durante l'infanzia e fino all'adolescenza le impressioni e le influenze esterne sono fondamentali per lo sviluppo della propria identità. Se i giovani apprendono che i commenti di odio e gli insulti pesanti su Internet sono la norma, le conseguenze per la successiva fase adulta della vita sono preoccupanti.

 

Se i genitori si accorgono che il proprio figlio è autore di questo tipo di comportamenti, dovrebbero parlare loro di questo argomento apertamente. Chiedere l'effettiva causa scatenante dei commenti di odio aiuta a capire il motivo per cui il bambino si sia lasciato andare a certe esternazioni. Il confronto comune con i possibili sentimenti della vittima aiuta inoltre a stimolare nel bambino l'empatia necessaria.

«Se l'hate speech diventa la forma espressiva consueta,
abituale e normale in rete, nei giovani si abbassa quella barriera
che impedisce loro di emulare tali comportamenti.»

Michael In Albon

Incaricato della tutela dei giovani nell'utilizzo dei media in Swisscom

Spesso i genitori sentono dire dai propri figli «io ho soltanto partecipato, è stato qualcun altro a incominciare». Questa motivazione non deve essere sufficiente. L'hate speech necessita infatti sempre di un pubblico per essere efficace. Coloro che si accodano costituiscono altrettanto un problema rispetto agli autori stessi dei commenti. Essi aggiungono benzina sul fuoco e possono incoraggiare ulteriori attacchi, facendo sì che le persecuzioni proseguano all'infinito.

 

Anche i giovani hater devono sapere che diversi articoli del Codice penale svizzero proteggono dall'hate speech. Le conseguenze sono serie e, in caso di condanna, anche in giovane età possono portare all'iscrizione nel casellario giudiziale.

«Finirà mai?»

Quando si è l'obiettivo di un attacco di hate speech, possono aiutare le seguenti due strategie.

Dis-empowerment – don’t feed the troll

Immagina che «sia odio e che nessuno ci vada». Anche il Dis-empowerment funziona così. Sostanzialmente la strategia considera il fatto che sia possibile porre dei chiari limiti all'odio su Internet, anche tramite strumenti ausiliari di natura tecnica.

 

Nel caso dei messaggi di odio provenienti dall'ambiente privato, è possibile ad esempio bloccare o silenziare il contatto in modo mirato. Se i commenti compaiono in un social network, si possono segnalare ai gestori della piattaforma e far punire. E occorre anche rendersi conto di quando la misura può bastare. È assolutamente corretto interrompere una discussione. A chi piacerebbe infatti odiare se i commenti non giungono a destinazione o vengono continuamente cancellati? A seconda della piattaforma, gli hater devono prendere in considerazione anche le conseguenze, che vanno da una sospensione momentanea della possibilità di postare al blocco del profilo.

 

Se si è vittima di odio e si hanno la forza e i nervi per tenere testa all'interlocutore, a seconda del tema si può tentare di controargomentare. In questo caso, occorre prestare attenzione a non abbandonare nei propri interventi il livello oggettivo, a non restare impigliati in una sorta di prolungata «guerra di trincea» e rendersi conto qualora con l'interlocutore non si riesca più ad andare avanti.

Empowerment – L'odio solo contro tutti

La strategia di empowerment persegue l'approccio di un'alleanza contro l'hate speech. Assieme ad altri è spesso più semplice opporsi all'odio. Se si è vittima di odio, è utile coinvolgere il prima possibile genitori, amici, insegnanti o altre persone di fiducia. All'interno del gruppo è possibile argomentare contro l'odio sotto forma di «counter speech». Se si mette in discussione il commento malevolo o si cita concretamente l'affermazione problematica, l'autore di tale commento è portato a svelare le sue carte. Nel counter speech è importante restare sul piano oggettivo e non portarsi al livello dell'hate speaker.

 

Conclusione

Questi tre punti sono importanti

  • L'hate speech attacca sempre caratteristiche personali di una persona o di un gruppo di persone, quali l'aspetto, l'orientamento sessuale o il credo religioso e non un dato di fatto.
  • Se ci si imbatte in un hate speech in rete, bisogna mostrare coraggio civile e provare a opporsi all'odio con buone argomentazioni sotto forma di counter speech.
  • In Svizzera diversi articoli del Codice penale proteggono contro l'hate speech. Gli hater si possono segnalare e denunciare.

 

 

Insight

Numeri e fatti

Nonostante solo una piccola parte degli utenti su Internet diffonda hate speech, i danni generati sono enormi.

Il 96,8%

dei contenuti molesti vengono individuati e contrassegnati autonomamente da Facebook.*

Il 5%

ha ammesso di aver diffuso in passato odio su Internet. **

Il 24%

degli intervistati ha affermato di essere già stato almeno una volta vittima di odio su Internet.**

25’000’000

di volte Facebook ha proceduto contro contenuti molesti. *

*Fonte: I dati sono stati forniti direttamente da Facebook e prendono in esame il periodo tra gennaio e marzo 2021. Sono consultabili qui: https://transparency.fb.com/

 

 

**Fonte: Studio «EU Kids Online» dell'Alta scuola pedagogica di Svitto del 2019

 

Centrali di comunicazione

Non siete soli

In Svizzera e nei Paesi limitrofi esistono numerose organizzazioni che si impegnano contro l'hate speech. Esse vantano esperienza pluriennale con i casi di odio su Internet e sono al fianco delle vittime con consigli e suggerimenti.

Queste organizzazioni possono aiutarvi

Potete segnalare i post molesti in questo modo

Facebook

Instagram

Twitter

Tik Tok

Youtube

Chiedere a Michael

Michael In Albon è l'incaricato della tutela dei giovani nell'utilizzo dei media in Swisscom. È a vostra completa disposizione per tutte le domande sui bambini e i media.

Portrait von Michael In Albon Jugendmedienschutz-Beauftragter, Leiter Schulen ans Internet (SAI)

Michael In Albon

Incaricato Tutela dei giovani nell'utilizzo dei media,

Responsabile Scuole in Internet (SII)