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Applicazione Cloud: offerta Paas internazionale





Intervista

«Per Swisscom è una novità assoluta»


LʼApplication Cloud di Swisscom è un progetto ambizioso. A crearlo nella Silicon Valley è stato il 29enne Marco Hochstrasser.




LʼApplication Cloud di Swisscom è stato lanciato di recente. A che tipo di pubblico si rivolge Swisscom con questa offerta?


Con il Public Application Cloud ci rivolgiamo a un nuovo segmento di clientela: gli sviluppatori di software.


Avete obiettivi ambiziosi.


Sì, è vero. Lʼofferta pubblica lanciata in ottobre è solo il primo passo. Siamo lieti di ricevere feedback dai clienti, anche quelli critici naturalmente, ci aiuta a incrementare il livello di maturità del prodotto. Il nostro prossimo obiettivo sarà rivolgersi ai nostri grandi clienti con il Virtual Private Application Cloud ulteriormente sviluppato.


La concorrenza, soprattutto sul mercato internazionale, è enorme. Perché aziende e sviluppatori dovrebbero scegliere Swisscom?


Siamo un partner locale con una grande vicinanza al cliente e offriamo una buona Developer Experience allo stesso livello dei concorrenti. Lʼaspetto più importante tuttavia è che la nostra soluzione non è proprietaria. Noi lavoriamo con Cloud Foundry, uno standard aperto e ormai molto affermato in ambito industriale. Per il cliente non è quindi un problema far gestire unʼistanza da parte nostra e parallelamente gestirne una direttamente. Il cliente può in qualsiasi momento sviluppare una app presso di noi e poi passare al sistema interno o viceversa, ad esempio per produrre in modo più economico o rapido.

Marco Hochstrasser

Sviluppatore di software è dallʼaprile 2014 Head of Application Cloud di Swisscom. 30enne, ha svolto il tirocinio come informatico presso lʼUfficio federale dellʼinformatica, laureandosi in informatica presso la Scuola universitaria professionale di Berna. Successivamente è stato per cinque anni consulente SAP presso Swisscom. Nellʼambito del programma Young Talent di Swisscom ha avuto modo di svolgere un periodo di sei settimane di lavoro presso lʼOutpost di Palo Alto, dove è stato colto dalla «febbre della Silicon Valley». Nel 2013 si è unito al team Cloud di Swisscom. I suoi hobby sono fare jogging e sciare.


«Osserviamo con attenzione il mercato della Silicon Valley e così sappiamo ciò che arriverà da noi nei prossimi 2-3 anni.»


Di standard ce ne sono molti. Perché proprio questo dovrebbe avere successo?


Vince sempre la tecnologia che viene maggiormente adottata dal mercato ed è proprio ciò che succede con Cloud Foundry, cui partecipano le aziende più grandi, da SAP a IBM, da HP a EMC fino ad arrivare a VMware e Intel. SAP baserà tutta la propria gamma su Cloud Foundry, il che conferirà al concetto di interoperabilità delle applicazioni in un cloud un significato completamente nuovo. Si tratta per i nostri clienti di un enorme vantaggio, che oggi non hanno ad esempio con Microsoft, Amazon o Google.


Di che quota di mercato stiamo parlando?


La quota di soluzioni basate su Cloud Foundry tra i grandi clienti a livello mondiale attualmente è di quasi il 40%. Per questo crediamo fermamente nel successo di questo standard. La massa critica è stata già raggiunta.


Quali sono i punti deboli della vostra soluzione?


Non abbiamo le dimensioni di una IBM e per questo non possiamo, ad esempio, offrire la stessa gamma di servizi. Però siamo veloci e agili e ci specializziamo su alcuni servizi importanti – spesso anche per il mercato svizzero – attuandoli poi nel modo corretto.


Come sapete quali servizi saranno importanti?


Nella Silicon Valley siamo presenti sul posto con un team e osserviamo con attenzione il mercato. Tutto ciò che ora è in voga lì si imporrà tra due o tre anni anche in Svizzera. Un ottimo esempio è Mongo DB (moderna banca dati non transazionale). Tre o quattro anni fa era la banca dati assolutamente più «in», ora anche qui tutti vogliono Mongo DB, mentre nella Valley è ormai sorpassata. Inoltre, abbiamo anche modo di tastare il polso ai nostri clienti, sia start-up che grandi clienti.


1/5 Relax allʼalba: Marco Hochstrasser fa jogging sulle colline di Standford Dish nella Silicon Valley.

2/5 Al Blue Bottle Coffee di Palo Alto Marco Hochstrasser si gode quello che secondo lui è il miglior caffè della Valley.

3/5 Sempre online: anche al Blue Bottle Coffee si percepisce lo spirito della Valley. Nessuno qui fa la pausa senza aiutanti digitali.

4/5 NellʼOutpost di Swisscom nella Silicon Valley Marco Hochstrasser ha avuto modo di portare avanti il progetto Application Cloud.

5/5 Lancio dellʼApp Cloud alla HackZurich: da poco il 29enne Hochstrasser è tornato in Svizzera per essere più vicino al suo team, ai partner e ai clienti.

1/5 Relax allʼalba: Marco Hochstrasser fa jogging sulle colline di Standford Dish nella Silicon Valley.

Swisscom fa parte del Cloud Foundry Foundation Board, insieme a esperti di grandi fornitori di servizi e software, tra i quali Swisscom è probabilmente un pesce piccolo.


Nella community di Cloud Foundry Swisscom ha tuttavia un ruolo importante, sia in quanto fonte di feedback, che per la vicinanza ai nostri clienti, ad esempio le banche, che ci permette di individuare le esigenze in modo molto chiaro. Anche le nostre radici europee sono molto apprezzate. Swisscom è stata scelta dai 18 membri Gold e invitata a far parte del Board. La community ha scelto Swisscom perché fin dal primo minuto siamo attivi allʼinterno della community stessa e possiamo pertanto porci con molta competenza e fiducia.


Lei è molto giovane e fa parte del Board. Probabilmente ci sono membri più anziani ed esperti, come ci si sente nel ruolo del «pulcino»?


Ci sono sicuramente alcune personalità di rilievo, fondatori di aziende che oggi valgono miliardi. CTO, responsabili dello sviluppo e così via. Io imparo molto ma parlo con loro da pari a pari. In effetti il contesto culturale è un altro. Lʼetà non conta. Nella Silicon Valley, anche essendo un 30enne, vengo trattato sempre con rispetto. Potrei essere quello che mette in moto la prossima grande impresa. Nessuno mi considera un pulcino. Ci sono troppi fondatori di enorme successo sotto i 30 anni, che attualmente stanno conquistando il mondo con le loro start-up.


In Svizzera purtroppo non è così.


In un gruppo di persone anziane si fa presto a scambiare lʼetà per capacità, facendolo anche pesare a qualche collega.


Lei ha vissuto per un poʼ di tempo nella Silicon Valley.


Sì, negli ultimi due anni e mezzo ho vissuto in California. Ora torno in Svizzera per essere più vicino al nostro team, ai nostri partner e ai nostri clienti.


È un passo difficile?


Sicuramente è diverso e mi devo prima riabituare. Ma la Svizzera è bella, da qualsiasi posto si arrivi.


Qual è la differenza principale e che cosa è meglio nella Valley?


Le persone sono molto più dirette, un aspetto che a me piace molto. Quando una cosa non ha senso si arriva subito al punto e ben presto ci si sente chiedere: «Vogliamo avere successo insieme o che cosa stiamo qui a fare?». In Svizzera si tende molto più a girare attorno a queste domande. Eppure in fondo, lʼobiettivo è sempre avere successo.


Capita anche che unʼidea che non funziona venga bocciata più rapidamente?


Assolutamente sì e nessuno si vergogna a farlo. Non funziona? Bene, lasciamo perdere e proviamo qualcosa di nuovo.


La gestione dei fallimenti lavorativi in Svizzera è diversa rispetto agli Stati Uniti.


Negli USA nessun prende il fallimento come una questione personale. Se un progetto fallisce, non è fallita la persona. Qui in Svizzera si ragiona più a lungo termine e in modo più politico. Si riflette su come funzionerà la soluzione anche tra 20 anni. Ma noi lavoriamo in un ambito nel quale le tecnologie dopo 3-5 anni sono ormai superate.


«Negli Stati Uniti con una start-up si punta a conquistare il mondo. Con obiettivi più modesti non si conquistano gli investitori.»


Perché con le sue capacità non ha fondato una sua start-up e ha deciso invece di dirigere un team di una grande azienda? Non è contrario allo spirito della Silicon Valley?


Swisscom mi offre qualcosa che molte grandi aziende non offrono: una grande libertà di azione. Negli ultimi anni mi sento spesso come in una start-up. Ci muoviamo in modo relativamente autonomo e il nostro team, che ora conta 48 persone, è molto giovane, internazionale e variegato. Il management dà unʼopportunità alle tematiche innovative. In una start-up di nuova fondazione non avrei mai a disposizione le possibilità e le risorse che oggi Swisscom mi offre.


Nel team cʼerano così tante persone fin dallʼinizio?


No, quando abbiamo iniziato nel 2013 eravamo in tre e siamo riusciti a svilupparci così perché Swisscom crede nella visione di un cloud per la Svizzera e insiste su questa strada. Dal mio punto di vista si tratta di un passo fondamentale per la digitalizzazione della Svizzera.


Pur con tutto lʼentusiasmo, cʼè qualcosa che non funziona benissimo anche nella Valley. Stipendi assurdamente alti e pretese altrettanto assurde nei confronti del personale. Non è un problema per lei?


Sì, ho sicuramente un atteggiamento critico nei confronti di questi fenomeni. Nelle start-up vige ovviamente la settimana lavorativa di 6 giorni e si hanno al massimo due settimane di ferie allʼanno. Alcuni candidati mi hanno chiesto se avrebbero dovuto lavorare 100 ore alla settimana. Erano increduli quando ho detto loro che sarebbero state al massimo 50 ore. Molte ditte legano a sé il personale in modo molto stretto. Lʼintera rete sociale ruota solo attorno allʼazienda.


Se si ha una famiglia non è proprio il massimo...


È un mondo fatto di giovani scapoli. Molti che lavorano nella Valley non hanno la famiglia con sé. Forse, visto da fuori, non è molto sano. Tuttavia, finché tutte le persone coinvolte sono felici, può andare comunque bene, non crede?


Che cosa dovrebbe funzionare diversamente in Svizzera per essere più competitivi? Denaro, conoscenze e formazione ci sarebbero.


Noi però siamo meno propensi a rischiare. Molti fondatori di start-up, ad esempio, continuano parallelamente a lavorare presso unʼaltra azienda, dove guadagnano i propri soldi. È una cosa che nessun investitore negli Stati Uniti accetterebbe. Nella Valley il controllo sociale è minore: molti si sono trasferiti lì dalla Germania, dallʼIndia, dalla Svezia. Non cʼè la mamma che nel weekend ti chiede come ti guadagni da vivere esattamente. Questo aumenta la propensione al rischio. Inoltre gli investitori sono molto disposti a rischiare. Partono fin dallʼinizio dal presupposto che nove investimenti su dieci andranno male.


Si fanno le cose in grande?


In Svizzera i fondatori di unʼazienda riflettono su come gestire un piccolo team, andare rapidamente in attivo e dar da mangiare ai propri figli. Qui il 50% delle start-up sopravvivono, unʼottima media, e vanno a rafforzare il mercato delle PMI. Negli Stati Uniti invece si punta a conquistare il mondo. Con obiettivi più modesti non si conquistano gli investitori. Per questo il 90% delle start-up falliscono.


Forse la Svizzera è semplicemente troppo piccola per progetti di questo tipo.


Il nostro mercato interno è sicuramente uno svantaggio. Negli Stati Uniti ci sono 300 milioni di potenziali clienti, in Svizzera saranno sì e no sette milioni. Un esempio: un collega della Valley con gadget molto «nerd» per bambini. Il conto che fa è semplice: nella Valley ci sono cinque milioni di «geek». Se lʼ1% diventano miei clienti, guadagno soldi. Facendo il parallelo con la Svizzera sarebbero più o meno 50 clienti potenziali.


Che cosa bisognerebbe fare per dare più opportunità alle start-up in Svizzera?


Bisognerebbe rendere accessibile alle start-up il mercato europeo senza grossi ostacoli giuridici. Al momento la focalizzazione a questo riguardo è più sulle grandi aziende. A complicare la situazione si aggiungono le barriere linguistiche.


Nonostante ciò ora Swisscom arriva con un prodotto esposto a una grande concorrenza a livello internazionale. Non avete paura del mercato troppo piccolo?


Si, certamente. Per questo abbiamo lanciato lʼApplication Cloud come servizio internazionale in 20 nazioni contemporaneamente. È una cosa che Swisscom non aveva mai fatto prima. Quando un anno fa ci siamo posti questo obiettivo, nessuno credeva che ce lʼavremmo fatta. Invece ci siamo riusciti e il prodotto da ottobre è sul mercato.



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