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I bambini imparano a programmare

Intervista a Linda Liukas: i bambini imparano a programmare

La lingua più importante del mondo


Quale lingua devono imparare i bambini? Francese, inglese? No. Secondo la scrittrice finlandese Linda Liukas devono studiare i linguaggi di programmazione Java e Ruby e in questo modo anche le aziende ne beneficeranno.


intervista: Ladina Camenisch,




Lei ritiene che il linguaggio di programmazione sia la lingua più importante al mondo. Perché?


Il nostro mondo è sempre più influenzato dai computer. Sono convinta che dovremmo plasmare attivamente il nostro futuro e, per fare questo, ognuno di noi dovrebbe conoscere almeno in minima parte come funzionano i computer. Solo se capiamo le cose, possiamo contribuire a realizzarle. Molti hanno paura della tecnologia. Quando si tratta di programmazione, la maggior parte delle persone getta subito la spugna. Vorrei che le persone affrontassero lo studio della programmazione nello stesso modo in cui imparano lo spagnolo. In fondo si tratta in entrambi i casi di lingue. E le lingue aprono nuovi mondi: chi sa esprimersi in modo corretto, trova le porte aperte. Gli svizzeri lo sanno molto bene. Rimango sempre impressionata dalla facilità con la quale passano da una lingua all’altra. Nel mio mondo ideale, le persone passano da Java Script a Ruby nello stesso modo in cui gli svizzeri passano dal tedesco all’italiano o al francese.



Linda Liukas è stata nominata dall’UE «Digital Champion of Finland» ed è inserita nella lista europea delle donne «Top 50» nel campo della tecnologia.


Intendi dire che tutti noi dovremmo diventare programmatori?


Assolutamente no. Ognuno deve fare ciò che gli piace. Ma non fa male avere un po’ di conoscenze tecnologiche di base, tra cui di programmazione.



Ti impegni molto per fare in modo che i bambini assimilino queste conoscenze già in età prescolare. Ma non sono ancora un po’ troppo piccoli?


No, anzi, è proprio il contrario. Nel mio settore si dice continuamente che tutto deve essere graduabile, e cos’è più graduabile di un bambino di sei anni? I bambini hanno un grandissimo potenziale, la loro curiosità è infinita e non hanno timore di nulla. Sono loro i CEO di domani. Non saprei quindi chi potrebbe essere un investimento migliore. Un divertente effetto secondario è che indirettamente anche gli adulti ne traggono vantaggio. Sono i genitori a leggere il mio libro ai figli e a volte mi chiedo chi di loro impari di più. Credo che questo approccio ludico, per bambini, aiuti di più gli adulti a comprendere meglio il messaggio di quanto non possa fare un consulente aziendale quando tenta di convincerli che la digitalizzazione è l’ultima chance per la loro azienda.



Il protagonista principale del tuo libro è una ragazzina di nome Ruby. Ti sta particolarmente a cuore incoraggiare le bambine?


Sì. Ruby è una ragazzina forte, che non si lascia intimidire da nulla e i bambini si identificano con lei. Quando ero in Giappone, a una classe ho chiesto quale fosse il loro personaggio preferito del libro. Anche i maschi hanno risposto «Ruby». Dentro di me ho esultato di gioia perché questa si tratta di vera emancipazione! Avrei voluto avere un libro così quando ero bambina. Diciamo che ho scritto anche un po’ per la bambina che ero io.



Linda Liukas

Linda Liukas, finlandese, è programmatrice, autrice di libri per bambini e illustratrice. Il suo libro per bambini «Hello Ruby» è stato finanziato dalla campagna su Kickstarter di maggior successo della Finlandia. Lo scopo del suo libro è avvicinare i bambini alla programmazione in modo ludico. Anche se non ha terminato gli studi alla Business School, sono numerosi i top manager che si ispirano al suo approccio atipico.   

Verso il progetto


«Un codice non funziona praticamente mai la prima volta. Per questo noi programmatori siamo così resistenti ai fallimenti»


Linda Liukas, sviluppatore di software, scrittrice di libri per bambini e illustratore


Molte aziende svizzere sono guidate da uomini con le tempie grigie. Il loro periodo d’oro è già finito?


Questi ultracinquantenni europei mi fanno meno paura dei ventenni della Silicon Valley, per i quali tutto è fantastico, lavorano con persone fantastiche e inventano prodotti fantastici. Non possiamo lasciare le redini a questi giovani californiani! Certo, negli ultimi anni hanno creato tante cose fantastiche, ma alla fin fine per quasi tutte le società della Silicon Valley l’obiettivo è sempre il profitto, ottenuto con iniziative di marketing. Ritengo tuttavia che la tecnologia possa portare vantaggi molto più grandi. Più sono le persone (soprattutto più persone diverse) che si occupano di tecnologia, più si trovano soluzioni diverse ai problemi. Penso ai progressi della medicina o alle soluzioni di trasporto - non agli auricolari all’ultima moda.



Ritorniamo ai CEO svizzeri. Quale consiglio daresti loro?


Il rischio più grande è non correre nessun rischio. Quindi: siate pronti a osare un po’. Naturalmente capita di fallire, ma fa parte del gioco. Sono pochi quelli che falliscono più spesso dei programmatori. Un codice non funziona praticamente mai la prima volta. Per questo noi programmatori siamo così resistenti ai fallimenti: ci siamo abituati. I CEO dovrebbero farsi ispirare da questo atteggiamento. Ho anche un altro consiglio: assumete più giovani e più donne! Da un lato i giovani hanno bisogno di un’opportunità per dimostrare il loro valore e fare esperienza, dall’altro portano tante nuove idee in azienda: non c’è niente di peggio che restare sempre a cuocere nel proprio brodo.



Le aziende svizzere hanno qualche possibilità di tenere testa ai giganti americani e asiatici?


La Finlandia e la Svizzera sono due stati relativamente piccoli, ma questo non è necessariamente uno svantaggio. Siamo più veloci, più agili e sappiamo reagire molto meglio alle tendenze e agli sviluppi. I Paesi come i nostri devono avere una sana fiducia in loro stessi. Sia le imprese finlandesi, sia quelle svizzere hanno tutti gli ingredienti per il successo, ma devono mostrare coraggio. Non credo che esisterà un mercato interno ancora a lungo e, per questo motivo, Paesi come la Svizzera e la Finlandia devono produrre prodotti di prima classe - non soltanto per noi, ma per tutto il mondo.



Secondo te cosa succede quando un’azienda si preclude la digitalizzazione?


Semplice: sparisce.





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