Piattaforma di interconnessione per lo scambio di dati nella sanità





Sistema sanitario digitalizzato

eHealth: Zurigo, Berna e Basilea continuano su questa strada


La digitalizzazione del sistema sanitario va avanti Zurigo e Berna costruiscono la piattaforma eHealth più grande della Svizzera per lo scambio di dati efficiente tra i fornitori di prestazioni. E anche la Svizzera nordoccidentale avanza sicura su questa strada.


Urs Binder, pubblicato il 24 marzo 2016, aggiornato il 25 gennaio 2018




Oberland Zurighese, luglio 2027: soffro di diabete di tipo 2, di ipertensione e ho valori eccessivamente elevati di lipidi nel sangue. Il mio medico di famiglia mi prescrive dei farmaci e un radicale cambiamento dello stile di vita. Devo dimagrire, fare più moto e mangiare in modo più sano. La glicemia e la pressione sanguigna devono essere monitorate regolarmente e lo stesso vale per i miei sforzi relativi al fitness. La mia qualità della vita non sarà però compromessa da prelievi del sangue e visite di controllo: un sensore integrato nella lente a contatto misura costantemente i valori glicemici, avvisandomi di rischio di crisi ipoglicemica. Un indossabile invece mi stimola a fare più moto. Tutti i dati vengono trasmessi automaticamente alla cartella del paziente informatizzata e sono immediatamente a disposizione del medico.


Ancora un’utopia

Ecco quale potrebbe, più o meno, essere la situazione di un paziente tra dieci anni. La digitalizzazione trasformerà profondamente il settore sanitario. Per ogni paziente che lo desidera ci sarà una cartella informatizzata del paziente (CIP) e il medico di famiglia gestirà la cartella in formato elettronico. Grazie a una piattaforma di comunicazione centralizzata, ai dati potranno accedere tutti i fornitori di prestazioni, dallʼospedale fino ad arrivare a Spitex, a condizione che il paziente abbia dato la propria autorizzazione. Il paziente infatti è lʼunico proprietario dei dati e stabilisce chi può vederli. Se impiegata bene, la digitalizzazione comporta notevoli vantaggi:

  • scambio di dati integrato tra i fornitori di prestazioni,
  • eliminazione degli errori in fase di inserimento,
  • processi più efficienti sia internamente a studi medici e ospedali che in generale a livello di tutti i fornitori di prestazioni, nessuna perdita di tempo dovuta allʼinvio per posta,
  • migliore qualità del trattamento lungo tutta la catena.

 

Proprio l’ultimo punto è di vitale importanza: in caso di cure errate dovute a una mancanza di comunicazione possono esserci pericolose interazioni, come è noto a Thomas Bähler, direttore di eHealth in Swisscom Health: «Le conseguenze possono essere mortali. In Svizzera ogni anno il numero di decessi dovuti a cure errate è superiore ai casi di morte dovuti a incidenti stradali, influenza e HIV tutti insieme».

Ma la cosa più importante è forse questa: «Per la prima volta nella storia, La cartella informatizzata del paziente (CIP) offre ai cittadini la possibilità di esercitare concretamente il loro diritto ai propri dati medici». Lo afferma il Dr. Samuel Eglin, amministratore delegato di Axana AG, la società che si occupa dell’introduzione della CIP nel Cantone di Zurigo. Già oggi il paziente ha questo diritto, ma è faticoso raccogliere i dati separatamente e unirli per creare un quadro generale - e quanto si ottiene è di solito su carta.


La principale piattaforma di eHealth della Svizzera

Da tempo Zurigo ha deciso di creare un’infrastruttura di comunicazione unificata per il settore sanitario. Sotto l’egida del Dipartimento della Sanità, le associazioni dei fornitori di prestazioni si sono uniti a formare l’associazione Zurich Affinity Domain (ZAD), con l’intento di costituire una comunità di base a livello cantonale in conformità con la strategia eHealth della Confederazione (vedi riquadro). «L’impulso iniziale è stato un forum sulla eHealth nel 2011», dice Samuel Eglin, raccontando gli inizi. «In seguito, abbiamo discusso intensamente con i fornitori di prestazioni per due anni. È stato un processo lungo, ma adesso abbiamo un ente responsabile stabile che ha una risonanza estremamente positiva».


«Il paziente non vuole essere visitato due volte solo perché il medico di famiglia non partecipa alla comunicazione elettronica».


Dr. Samuel Eglin, amministratore delegato di Axsana AG


Alcuni cantoni iniziano con un piccolo progetto pilota, mentre Zurigo parte subito in quarta. «Abbiamo deciso consapevolmente di non procedere per gradi. Sappiamo che la tecnica funziona. Fin dall’inizio volevamo avere tutti gli utenti a bordo e offrire una soluzione di rete con copertura capillare».

Swisscom Health è stata incaricata di eseguire l’implementazione tecnica nell’ambito di una gara d’appalto della OMC. La base è la piattaforma collaudata Swisscom Health Connect. Per una comunicazione sicura vengono utilizzati i più recenti metodi di cifratura e autenticazione. I pazienti possono accedere al loro dossier attraverso il portale Evita.

Dalla primavera del 2017 il Cantone di Zurigo non segue più da solo il suo ambizioso percorso. Si è unito anche il Cantone di Berna. Insieme a Swisscom Health, i due cantoni più popolosi stanno costruendo, a beneficio di circa 2,5 milioni di persone, la più grande piattaforma eHealth del Paese. L’obiettivo è una soluzione paritaria basata sulla partnership, aperta anche ad altri cantoni. In questo modo si può sfruttare completamente il potenziale della CIP e promuovere la cura integrata nel sistema sanitario.


Esercizio senza sovvenzioni statali

Perché il partner tecnologico ha scelto Swisscom? «Volevamo un partner in grado di offrire soluzioni ICT sicure e per grandi volumi. E doveva adattarsi alla nostra strategia e lavorare con noi per sviluppare un modello di business», spiega Eglin. Nel Cantone di Zurigo, l’esercizio della piattaforma e della CIP avverranno senza sovvenzioni statali. «Questa è una cosa unica in Svizzera e anche la sola che abbia senso a lungo termine».

Per finanziare l’operazione, ai fornitori di prestazioni vengono offerti servizi supplementari in abbonamento che vanno oltre la CIP. «Questi pacchetti devono essere convenienti e offrire vantaggi reali. Non possiamo costringere nessuno a partecipare», dice Samuel Eglin. Per i medici, le organizzazioni Spitex, le farmacie e altri operatori sono previsti pacchetti differenti, adatti a digitalizzare e rendere più efficienti i processi quotidiani. Questi servizi di rete e di comunicazione vengono sviluppati e implementati insieme agli utenti (ospedali, case di cura, medici, farmacie, Spitex). In altre parole, le soluzioni sono sviluppate dai fornitori di prestazioni per i fornitori di prestazioni.

Un ruolo centrale a sostegno del progetto e quale guida per gli altri fornitori di prestazioni verrà assunto dall’Ospedale Universitario di Zurigo. Gli ospedali sono assolutamente di grande importanza: essi sono i primi, dal punto di vista giuridico, ad essere obbligati a offrire una CIP e quindi ad assumere il ruolo di pionieri.


Basilea avvia un progetto pilota CIP su larga scala

I preparativi per l’introduzione della CIP sono in pieno svolgimento anche nella Svizzera nordoccidentale. Alcuni fornitori di prestazioni nel cantone di Basilea Città stanno realizzando da diversi anni una sperimentazione di eHealth con tipi di utilizzo limitati. L’Associazione eHealth Nordwestschweiz, fondata nel gennaio 2017, ha trasformato questa sperimentazione in una nuova fase di progetto, il cosiddetto «progetto pilota CIP per la Svizzera nordoccidentale». Il progetto pilota coinvolge i fornitori di prestazioni dei tre Cantoni Basilea Città, Basilea Campagna e Soletta. L’obiettivo: nel 2018 la CIP sarà messa in atto e pilotata su base giuridica cantonale e di concerto con gli incaricati cantonali della protezione dei dati. Nel 2019 il progetto pilota CIP della Svizzera nordoccidentale sarà trasferito a una comunità di base certificata, quindi a un’impresa regolarmente operativa.


I medici di famiglia sono scettici

La maggior parte dei medici di famiglia sono ancora scettici nei confronti della eHealth e della CIP. Oggi solo una minoranza – tra il 20 e il 40 per cento, a seconda della fonte – redige la documentazione in modo digitale. Il fax, praticamente scomparso in altri settori, è ancora onnipresente nella sanità. Con conseguenze fatali per la sicurezza dei dati: Secondo Thomas Bähler, tra l’1 e il 2 per cento dei fax non raggiunge il destinatario corretto. «Facendo un calcolo approssimativo su diverse centinaia di migliaia di fax, una notevole quantità di dati medici finisce nel posto sbagliato ogni anno».


«Molti messaggi fax con informazioni mediche vengono inviati al destinatario sbagliato».


Thomas Bähler, direttore eHealth, Swisscom Health SA


In linea di principio nessuno ha qualcosa in contrario alla documentazione in formato elettronico, alla comunicazione digitale e alla CIP, se si eccettua il fatto che alcuni medici trovano la maggiore trasparenza poco piacevole, come il concetto di «Medico trasparente». Le discussioni, in parte accese, a livello di associazioni di categoria mostrano che le perplessità dei medici riguardano soprattutto il lato dei costi. Il software per studi medici ha costi di acquisto elevati. Lʼinserimento dei dati comporta ulteriori oneri e TARMED non prevede le relative voci. «Nel settore sanitario non ci sono motivazioni intrinseche per dei cambiamenti. Tutti si trovano bene, hanno un sacco di clienti e in realtà non devono fare nulla», spiega la Prof. Andréa Belliger, esperta di eHealth dellʼInstitute of Communication & Leadership e prorettrice dellʼAlta Scuola Pedagogica di Lucerna, a proposito di un altro aspetto.

Su un punto gli esperti sono concordi: lo scetticismo dei medici è anche un problema generazionale. Molti medici di famiglia che documentano ancora su carta sono a pochi anni dal pensionamento e non vogliono più modificare il funzionamento del proprio studio. Per i giovani medici, che oggi stanno imparando in ospedale, la documentazione elettronica è invece un aspetto scontato. Anche la maggior parte degli studi associati lavora fin dallʼinizio con la cartella clinica in formato elettronico.


La digitalizzazione arriverà

Oggi le soluzioni basate su cloud alle quali è possibile abbonarsi consentono di spalmare sul lungo periodo i costi del software per gli studi, invece di effettuare un unico grosso investimento. Gli studi medici non potranno comunque evitare la digitalizzazione. Infatti, senza uno studio medico digitalizzato e con trasferimento automatico dei dati, la CIP può essere aggiornata solo investendo moltissimo lavoro. I pazienti però desiderano sempre più avere accesso per via elettronica ai propri dati, come sottolinea Samuel Eglin: «La spinta decisiva alla fine verrà dai pazienti, i quali non hanno voglia di dover essere visitati due volte solo perché il medico di famiglia non è disposto a partecipare alla comunicazione elettronica».

Andréa Belliger aggiunge: «La gente desidera partecipare attivamente, comunicare in modo più aperto e ottenere trasparenza. LʼeHealth è molto più che comunicazione digitale e CIP. Il background è costituito dalla crescente organizzazione in reti del mondo in cui viviamo». Un esempio in questo senso sono secondo Belliger le community basate sul Web come patientslikeme.com, nelle quali i pazienti con un determinato quadro clinico si scambiano informazioni «arrivando così magari a un risultato migliore rispetto alla consultazione con un solo medico».





La strategia eHealth della Confederazione


Già nel 2007 il Dipartimento federale dell’interno ha formulato una «strategia eHealth per la Svizzera». Secondo il Consiglio federale, eHealth dovrebbe contribuire a garantire che i cittadini abbiano accesso ad un sistema sanitario conveniente, di elevata qualità, efficienza e sicurezza. Il termine indica pertanto l’impiego integrato delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione a sostegno di tutti gli utenti e dei processi del sistema sanitario.

A marzo 2017 è entrata in vigore la Legge federale sulla cartella informatizzata del paziente (LCIP) che sollecita l’introduzione della CIP. Gli ospedali devono offrire una CIP entro tre anni dall’entrata in vigore della legge, mentre le case di cura entro cinque anni. La partecipazione è facoltativa per medici, altri operatori ambulatoriali e pazienti, in base al cosiddetto «principio del duplice consenso».




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