Sotto la lente

Slot car bot, corrente a ultrasuoni e persone riscaldate

01

Una casa condivisa per lʼinnovazione

Mobili interattivi, elettrodomestici parlanti, locali interconnessi

Il 1° ottobre, in un vecchio edificio bernese, il designer Thomas Petrig (28, sinistra) e gli specialisti dellʼICT Daniel Geppert (29, centro) e Johannes Neumaier (27, destra) hanno preso possesso dellʼappartamento in condivisione più insolito della Svizzera. Nellʼambito del «Project 365d» di Swisscom, i tre lavorano quattro giorni alla settimana su progetti ICT presso il reparto innovazione di Swisscom, mentre il quinto giorno si occupano a casa dellʼallestimento dellʼappartamento del futuro: «Chissà, forse i tre svilupperanno un frigorifero che sa se ho ancora del burro oppure una macchina per il caffè che si mette in funzione prima che io scenda dal letto», spiega Judith Oldekop, responsabile Marketing del personale di Swisscom. Come rivela il nome «Project 365d», Swisscom mette a disposizione dei tre le stanze in condivisione e le postazioni di lavoro per un periodo di 365 giorni

Un marketing del personale insolito

I tre sono stati scelti con una procedura particolare. Nellʼinserzione online per il posto in un appartamento condiviso e il posto di lavoro era infatti integrato un quiz. «Un quiz, che solo persone con unʼottima familiarità con lʼIT potevano superare, visto che prevedeva domande decisamente impegnative», spiega Judith Oldekop. Per gli studenti era un elemento ludico e Swisscom ha avuto modo di scoprire chi disponeva effettivamente di conoscenze nellʼambito della programmazione. Obiettivo del progetto è infatti poter occupare in breve tempo i posti liberi nellʼICT con persone adatte.

Nel blog sullʼICT i tre documentano il tempo che trascorrono nellʼappartamento. Avete delle idee sui gadget che i tre «geek» dovrebbero collegare per rendere la vita quotidiana più semplice? Esponetele nel blog!

Ulteriori informazioni e blog

E il quinto giorno si occupano a casa del futuro. 

Durante gli altri quattro giorni i giovani specialisti dellʼappartamento in condivisione dedicato allʼinnovazione lavorano nel reparto innovazione di Swisscom.

04

StartUp Challenge

Viaggio alla Mecca dellʼIT

Nel mese di ottobre, le cinque vincitrici della Swisscom StartUp Challenge – ScanTrust, eSMART, Geosatis, Hoosh e CashSentinel – si sono recate nella Silicon Valley per un programma di mentoraggio di una settimana. In quello che è il più importante polo dellʼindustria informatica e dellʼhigh-tech al mondo, le giovani aziende hanno avuto modo di stringere contatti con partner internazionali e investitori esperti. I giovani imprenditori hanno potuto far testare a fondo il proprio progetto da esperti del settore e Venture Capitalist. dialogue ha chiesto a Rikke Blix Hagemann, CEO di Hoosh, start-up che ha sviluppato un tool di marketing intelligente, come è stato il viaggio.

In che modo avete beneficiato del viaggio nella Silicon Valley?

Per noi è stata unʼesperienza molto positiva. È stato emozionante ottenere informazioni su nuove possibilità di investimento nella Silicon Valley e avere lʼopportunità di conoscere nuove interessanti aziende. In qualche modo ho avuto lʼimpressione che tutto fosse più grande che in Svizzera.

Ha potuto portare a casa qualcosa di concreto per la vostra start-up?

Sì, riguardo alle potenziali partnership strategiche e a interessanti contatti con clienti nel settore vendite.

Ora come procederete?

Nella fase di start-up in cui ci troviamo attualmente lʼobiettivo è vendere, vendere, vendere. Nella Silicon Valley abbiamo potuto stringere molti preziosi contatti, pianificando già alcuni meeting di approfondimento per le prossime settimane.

Qual è stato il suo momento clou durante la settimana?

Per me sicuramente gli incontri con Salesforce e Oracle. Ma mi è piaciuto anche il fatto che fossero presenti altre start-up.

E qual è stata la sorpresa più grande?

Hmmmm ... bella domanda. Non sono sicuro che sia stata una sorpresa, ma sono rimasto molto impressionato dal potere del networking nella Silicon Valley.

Ulteriori informazioni sulle vincitrici della StartUp Challenge

02

Virtual Reality

Vedere con gli occhi del chirurgo

Gli occhiali da realtà virtuale Oculus Rift, acquistati alcuni mesi fa da Facebook, dischiudono ai medici possibilità completamente nuove. Un chirurgo francese ha filmato unʼoperazione alle anche mediante una fascia frontale dotata di due videocamere GoPro sincronizzate. Trasformato in un file di realtà virtuale per Oculus Rift, ora il film permette agli studenti di imparare come tagliare e suturare non solo in modo approssimativo stando accanto al tavolo operatorio. Nella realtà virtuale possono infatti seguire fin nei minimi dettagli tutto ciò che il chirurgo stesso vede durante il suo lavoro. Un esempio che evidenzia le enormi possibilità che le tecnologie di realtà virtuale per il gaming come Oculus Rift dischiudono anche per la visualizzazione in ambito professionale.

Oculus Rift in sala operatoria

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Mobilità

Caricare lo smartphone nella tasca dei pantaloni

Niente più caricatori e pad su cui dover posizionare il proprio accompagnatore quotidiano per fare il pieno di energia per il giorno dopo. La start-up statunitense uBeam ha presentato una tecnologia con la quale le batterie di smartphone e tablet possono essere ricaricate semplicemente mettendoli nella tasca dei pantaloni, nella cartelletta di lavoro o sul leggio. A renderlo possibile sarebbero gli ultrasuoni. Un piccolo convertitore inserito nella presa trasforma lʼenergia elettrica in onde ultrasoniche, le quali vengono poi ricevute da un secondo miniconvertitore presente nellʼapparecchio e ritrasformate in corrente elettrica. La tecnica basata sugli ultrasuoni ha però uno svantaggio, non può attraversare i muri. È quindi necessaria unʼinfrastruttura di ricarica in ogni locale, ma Meredith Perry, fondatrice di uBeam, non lo ritiene un problema. È convinta infatti che la sua tecnologia presto sarà diffusa quanto la WLAN. Dato che così gli apparecchi elettronici mobili sarebbero quasi costantemente collegati alla rete elettrica, i produttori potrebbero ad esempio rimpicciolire le batterie e lo sguardo di disappunto allʼindicatore di carica uscendo dallʼufficio sarebbe solo un pallido ricordo.

uBeam in rete Funziona …

05

Sensorica

Riscaldare le persone invece dei muri

Sensori e programmi intelligenti permettono cose che vanno oltre ciò che era fino ad ora immaginabile. Ad esempio il modo in cui è possibile riscaldare i locali o meglio le persone che vi soggiornano. Con Local Warming, un team del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha presentato un sistema di riscaldamento che non riscalda più le stanze, bensì le singole persone in modo mirato. Quando a casa o in ufficio non cʼè nessuno invece non si riscalda. Non è nemmeno necessario riscaldare anche le pareti e i soffitti per poter raggiungere una temperatura ambiente piacevole. In questo modo i consumi di energia si ridurrebbero del 90%. Per seguire la posizione di una persona nel locale, Local Warming utilizza segnali WLAN e come fonti di calore direzionali vengono impiegati radiatori a infrarossi.

Local Warming in azioneLa struttura del sistema al rallentatore

06

Hackathon

Slot car bot e realtà virtuale con gli occhialini

Quando 350 «maghi» nello sviluppare applicazioni di tutta Europa si incontrano per una maratona di programmazione di 40 ore, nascono cose sorprendenti. Alla HackZurich, fino ad ora il più grande hackathon organizzato da studenti universitari e del politecnico della Svizzera, il primo premio è andato a una app che trasforma uno smartphone e un paio di occhialini di cartone economici in un display facciale da realtà virtuale tipo Oculus Rift.   Swisscom e Zühlke Engineering avevano invece indetto un premio speciale per il team che avesse programmato il «bot» più veloce per una pista Carrera, con il quale controllare le macchinine in modo completamente automatico. Il pilota software aveva a disposizione nel cloud i dati in tempo reale rilevati da sensori di accelerazione. Gli algoritmi dovevano poi imparare lentamente come accelerare e frenare sul circuito in modo ottimale e soprattutto previdente. Ad aggiudicarsi il titolo di «Slot Car Champion» è stato alla fine un team dellʼuniversità di Varsavia.

Lʼentusiasmo è grandeTutto sullʼhackathon