Intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale va verso l’interconnessione

Le reti e i sistemi basati sull’intelligenza artificiale conquistano il nostro ambiente di vita digitale. Tutto diventa sempre più smart, dai giocattoli alla casa fino al “cervello centrale” dell’azienda.

Beat Hochuli

L’intelligenza artificiale (IA) sta vivendo attualmente una vera e propria rinascita o forse si tratta della sua nascita vera e propria. Dopo una prima fase di euforia negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, per molto tempo è stata derisa e liquidata come fantasticheria di pochi nerd di nicchia. Non a Hollywood naturalmente, le cui superficiali opere apocalittiche rafforzavano però l’impressione di un mondo immaginario e irrealistico.

 

Nel labirinto dell’intelligenza

Nell’era dei big data, dell’Internet of Things e degli algoritmi autoapprendenti si sta rivedendo completamente questo giudizio. Nel frattempo quasi tutti gli eventi dedicati alla digitalizzazione decantano i vantaggi delle reti e dei sistemi smart di oggi ma soprattutto di domani. Naturalmente sorge spontaneo chiedersi che cosa significa esattamente “intelligenza artificiale”. La risposta è tanto semplice quanto, per alcuni, insoddisfacente: non esiste una definizione chiara e precisa. Come nel suo arguto e spiritoso saggio “Nel labirinto dell’intelligenza” Hans Magnus Enzensberger analizza le numerose sfaccettature dell’intelligenza naturale, cioè dell’intelligenza umana, anche sull’intelligenza artificiale si può dire effettivamente solo una cosa: esiste e si mostra in vesti diverse. Una cosa però è certa: nell’era di una digitalizzazione onnicomprensiva l’intelligenza artificiale assume sempre di più l’aspetto di un fenomeno interconnesso.

 

Dall’IA Trump alla cameretta dei bambini

Su una linea più umoristica, ma senza dubbio con un fondo di serietà, si colloca il Donald Trump artificialmente intelligente creato da Bradley Hayes nell’Artificial Intelligence Laboratory del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Il Twitter bot si chiama @DeepDrumpf ed è stato caricato con i dati provenienti dai discorsi e dagli interventi di Trump durante i vari dibattiti. Da questo materiale crea i suoi tweet in modo completamente autonomo. Il bot compone i tweet lettera per lettera, vale a dire che non si limita a cucire insieme pezzi di frasi effettivamente pronunciate da Trump. Eppure i tweet creati da @DeepDrumpf sono straordinariamente simili a quelli dell’originale, compresa una buona dose di nonsense.

 

Screenshot account Twitter @DeepDrumpf.

 

Le cose si fanno però serie nella cameretta dei bambini. Sì, avete letto bene. Gli sviluppatori di giocattoli intelligenti hanno scelto infatti proprio i bambini come arena per l’intelligenza artificiale. Il dinosauro parlante di Cognitoys, ad esempio, usa la potenza di calcolo del supercomputer Watson di IBM. Il rettile artificiale capisce che cosa gli dice il bambino e ogni giorno impara autonomamente sempre più cose sul suo compagno di giochi in carne e ossa. Secondo il produttore del giocattolo, Dino impara “quali sono le preferenze del bambino, ad esempio il suo colore o il suo giocattolo preferito, e utilizza queste informazioni per costruire un rapporto con il bambino. Non solo, il giocattolo ha un suo carattere che muta con il tempo”. E allora, benvenuti nella nuova cameretta dei bambini!

 

Dino, il dinosauro di CogniToys, impara a conoscere le preferenze del bambino.

Casa e lavoro basati sull’IA

La Robert Bosch Smart Home GmbH, una società affiliata del produttore di elettrodomestici Bosch fondata di recente, punta sull’intero ambiente domestico. L’azienda sviluppa soluzioni per l’interconnessione di tutti gli apparecchi intelligenti di casa e per il loro controllo tramite un’unica applicazione che rileva anche apparecchi interconnessi compatibili di altri produttori.

«L’80 percento delle conoscenze delle grandi società non è scritto da nessuna parte, ma si trova nelle teste dei collaboratori.»

Pascal Kaufmann, fondatore e CEO di Starmind

 

Starmind, una startup di Zurigo, vuole invece portare più intelligenza nella vita professionale con i suoi cervelli centrali basati sull’intelligenza artificiale e pensati per le aziende. Per il fondatore, Pascal Kaufmann, l’obiettivo essenziale è l’interconnessione di tutti i collaboratori in modo che all’interno dell’azienda sia possibile sfruttare al meglio tutte le conoscenze comuni esistenti, quando qualcuno pone delle domande o se si devono risolvere dei problemi. Quando viene posta una domanda al cervello artificiale, questo cerca la risposta inoltrando la domanda a tutti i collaboratori e apprende quindi autonomamente. “L’80 percento delle conoscenze delle grandi società non è scritto da nessuna parte, ma si trova nelle teste dei collaboratori e derivano dall’esperienza e dall’intuizione”, afferma Kaufmann spiegando il motivo principale dell’introduzione di Starmind. Dal 2013 anche Swisscom impiega le reti autoapprendenti di Starmind: con il nome “Ask the brain” vengono messe a disposizione di tutti i collaboratori in modo automatico le conoscenze nella rete aziendale.

 

Naturalmente nell’impiego di queste innovazioni basate sull’intelligenza artificiale si devono sempre tenere a mente la protezione dei dati e la sicurezza. Ma questi aspetti non impediranno certo l’ulteriore sviluppo dell’IA interconnessa.

 

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Beat Hochuli

è giornalista freelance nel settore dellʼICT e vive a Kota Kinabalu, Malesia.