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ExerCube: il cubo di gioco diverso dagli altri

Bruciare calorie con i videogiochi? Sembra allettante. Con l’ExerCube il giocatore non prende in mano il controllore, ma diventa egli stesso una figura che si muove nel gioco. Ciò è reso possibile da un enorme cubo da gioco e da sensori che si fissano al corpo.

La game master dietro questo innovativo concetto di fitness è Anna Martin-Niedecken, esperta di scienze motorie e ricercatrice di videogame presso l’Università delle belle arti di Zurigo (ZHdK). Con la sua start-up Sphery ha sviluppato l’ExerCube, dove ci si allena in modo efficiente divertendosi.

 Anna Martin-Niedecken: «Lo strumento del videogioco getta un ponte bellissimo tra gruppi diversi».

Un concetto di fitness per motivazioni diverse

Sembra che il Cube sia apprezzato. «Ci vengono a trovare persone che hanno già una tessera della palestra e sono entusiasti di avere un’alternativa in loco. Ma spesso notiamo anche che il Cube riesce a motivare persone che altrimenti non farebbero sport per nulla e che preferiscono muoversi giocando», spiega Anna Martin-Niedecken ai suoi visitatori. Non importa quale sia la motivazione: il mondo del videogioco consente a tutti un accesso facile al fitness. Si può giocare da soli, in due o nella ExerCube League, dove giocatori e giocatrici possono competere in qualsiasi momento contro altre persone che si trovano in un Cube da qualche parte nel mondo. Anche in palestra le persone si incontrano grazie al Cube: «A volte capita di vedere le persone più diverse darsi appuntamento alla settimana seguente per giocare insieme nell’ExerCube».

Quando ha esposto l’ExerCube al Digital Day presso la stazione principale di Zurigo, Martin-Niedecken ha scoperto che la voglia di giocare insita in noi non si perde neanche con l’avanzare dell’età:

«Arriva una donna sull’ottantina. All’inizio guarda per un po’ i bambini che fanno una sessione di Cube dopo l’altra. A un certo punto chiede: posso provare una volta anche io? Fa un allenamento davvero intenso, esce dal cubo con gli occhi che brillano e dice: wow, è davvero divertente. In quel momento mi sono resa conto che l’idea può coinvolgere più persone di quante pensassimo.» 

Con un buon design Exergame, corpo e mente diventano un tutt’uno

La passeggiata nel bosco con la sua tipica capacità di «liberare» la mente non può essere sostituita da una sessione nel Cube. Ciononostante, questo tipo di allenamento immersivo in cui ci si tuffa completamente fa bene alla nostra mente. «Spesso le persone ci dicono che i loro pensieri non vagavano altrove, ma erano concentrati sul qui e ora.» Infatti gli stimoli audiovisivi forniti dal gioco non fanno venire gli occhi «quadrati», come alcuni sostengono, ma migliorano le capacità cognitive, come conferma Niedecken, che aggiunge: «Da un primo studio pilota della Technische Universität di Chemnitz sappiamo che le persone che hanno provato l’ExerCube durante la pausa pranzo hanno poi ripreso a lavorare in modo più mirato e più produttivo». 

Secondo il fornitore, la sfida cognitiva posta al giocatore dai diversi segnali audiovisivi e meccanici del gioco rende lo Sphery Racer un allenamento olistico di corpo e cervello.

Il Cube è un vero tuttofare

Finora l’ExerCube è stato utilizzato principalmente nelle palestre, nella riabilitazione, negli eventi e di recente nell’e-sport fisico. In futuro, tuttavia, il cubo potrà fare di più, nel settore della sanità, della meditazione o dell’intrattenimento per concerti interattivi. Per l’appassionata sviluppatrice del gioco le possibilità sono praticamente illimitate: «Io dico sempre che il Cube è come una tela bianca, che può essere usata per gli scopi più disparati.» In pentola bolle già lo sviluppo di una versione mobile di ExerCube, che permetterà di giocare a casa davanti allo schermo della Tv, senza il grande «gabbione». Così un numero ancora maggiore di persone verrà incoraggiato a sperimentare il programma, perché la barriera d’accesso a casa è ancora più piccola che in palestra. 

La tecnologia che porterebbe l’ExerCube al livello successivo sarebbe quella dell’ologramma. L’idea di poter quasi teletrasportare l’avversario dall’altra parte del mondo nel proprio cubo per interagire fisicamente con lui renderebbe l’esperienza ancora più immersiva. Niedecken sorride: «Vedo già i nostri game designer annuire con entusiasmo alla sola idea».

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