Due donne siedono una di fronte all’altra alla scrivania.
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«Non ho più sensi di colpa nei miei giorni liberi»

Cecilia Akkaya e Patrizia Wiedmer sono entrambe madri e condividono un ruolo dirigenziale presso Swisscom con un contratto di job sharing. Perché questo modello ha aiutato Patrizia ad acquisire una maggiore fiducia in se stessa e Cecilia si sente meno obbligata a dare doppiamente prova di sé come collaboratrice part-time.

Cecilia Akkaya e Patrizia Wiedmer sono product manager presso Swisscom, lavorano entrambe al 60% e gestiscono tre persone. Da quattro anni condividono posto di lavoro e compiti, formando una squadra molto affiatata. Ecco perché, secondo loro, il modello potrebbe rivoluzionare la vita lavorativa delle madri.

Come siete arrivate a un contratto di lavoro ripartito?

Patrizia: Io e Cecilia siamo diventate madri lo stesso anno, riducendo l’orario lavorativo al 60%. Nel 2016 abbiamo avuto entrambe il nostro secondo figlio e, dopo il congedo di maternità, i nostri superiori ci hanno proposto progetti lavorativi in condivisione. Non ci abbiamo pensato due volte e solo dopo aver iniziato ci siamo rese conto degli innumerevoli vantaggi.

Cosa è migliorato con il job sharing?

Patrizia: Lavoriamo entrambe al 60% con la possibilità di occuparci di nuovo di progetti più grandi e avvincenti, che prima non ci venivano offerti, semplicemente perché non riuscivamo a rispettare le scadenze o non eravamo presenti a certe riunioni. È come un upgrade del mio lavoro part-time. 

«Cecilia e io dipendiamo l’una dall’altra. Siamo quello che siamo in virtù del nostro rapporto reciproco e grazie al modello.»

Patrizia Wiedmer

Cecilia: Ci completiamo molto bene a vicenda e la mia prestazione lavorativa è semplicemente migliorata con questo modello! In passato, quando lavoravo «normalmente» a tempo parziale, avevo molto spesso la sensazione di dover dimostrare due volte il mio valore come collaboratrice. Con il job sharing questo mi succede molto meno.

E come ha influito il modello sulla vostra vita familiare?

Patrizia: Adesso riesco a conciliare molto meglio lavoro e vita familiare. Per esempio, prima la riunione sul mio argomento si svolgeva il mercoledì pomeriggio e io dovevo sempre assicurarmi che la piccola facesse il suo sonnellino per potermi mettere al PC. Ora non ho più sensi di colpa nei miei giorni liberi, perché so che c’è Cecilia a mandare avanti la baracca.

Cecilia: Quando non lavoro non sono più stressata come prima, perché adesso posso staccare e dedicarmi interamente alla mia famiglia. 

Come fate a far funzionare la vostra collaborazione?

Patrizia: Lavoriamo un giorno insieme e documentiamo tutto in One-Note. Chiariamo in anticipo le decisioni importanti e, di tanto in tanto, ci aggiorniamo nei giorni liberi.

Cecilia: uso gli appunti di Patrizia come approfondimento. La mattina porto i bambini all’asilo, quindi non comincio prima delle otto e mezza, ma poi possono concentrarmi al massimo. 

«Mi piace
poter disporre di due giorni per
i miei figli
e svolgere comunque un lavoro di
responsabilità».

Cecilia Akkaya

E a livello personale?

Patrizia: Lavoriamo insieme da così tanto tempo da essere un libro aperto l’una per l’altra. So sempre quello che farebbe Cecilia e lo lascio confluire nelle mie decisioni. Ma il rapporto va curato. A volte dobbiamo scendere a compromessi e decidere contro la nostra opinione.

Come reagisce la gente al vostro modo di lavorare?

Patrizia: Con apertura e curiosità, da cui spesso nascono lunghe chiacchierate (ride). La maggior parte delle persone non riesce esattamente a immaginare quello che facciamo. 

Che sarebbe?

Patrizia: Non ci siamo divise gli ambiti di competenza. Le conoscenze richieste variano in base alla giornata, ma è importante che nessuna di noi due rimanga indietro su un argomento. A volte servono molto tempo ed energia per portare sempre l’altra con sé. Bisogna occuparsi di molti argomenti contemporaneamente e riuscire a farli propri in fretta. Tuttavia, è qui che viene alla luce il vero potenziale del nostro job sharing, che altrimenti sarebbe solo la somma di due posizioni part-time.

E come ve la cavate in termini di personalità?

Patrizia: Questa è la parte migliore: il job sharing offre due set di competenze al prezzo di uno! I nostri punti di forza e di debolezza sono molto diversi e, nel nostro esempio, ci completiamo a meraviglia. Mi adatto molto rapidamente al nuovo. Capisco subito come impostare il mio approccio alla situazione, ciò che è importante, e riconosco i collegamenti. 

Cecilia: Forse sono un po’ più strutturata e metto davvero in pratica le idee.  E so di chi abbiamo bisogno in azienda perché questo funzioni.

Patrizia: La qualità del mio lavoro è migliorata molto con il job sharing, anche grazie alla sua precisione. Possiamo anche discutere insieme delle insicurezze e abbiamo entrambe sviluppato una maggiore fiducia in noi grazie al nostro modo di lavorare. Le nostre decisioni sono sempre prese da due persone e le presentiamo al mondo esterno in modo completamente diverso.

Swisscom distingue tra diversi tipi di job sharing

Il «tandem tra pari»: una posizione specialistica o manageriale part-time, per avere più tempo per sé, per la famiglia o per gli hobby.

Il «tandem senior-junior»: per trasmettere le proprie conoscenze e beneficiare di quelle della persona più giovane, facilitando la pianificazione della successione. 

Il «tandem topsharing»: due persone condividono un complesso compito di gestione con molte decisioni strategiche, con la combinazione ottimale delle loro competenze.

Il «tandem trasversale»: due settori specialistici o funzioni che hanno le stesse interfacce, in un modello che sfrutta le sinergie.

Maggiori informazioni sui modelli di lavoro di Swisscom

A chi consigliate un modello di job sharing?

Patrizia: A mio parere, i lavoratori part-time con carichi di lavoro piuttosto ridotti sono quelli che ne beneficiano di più. Devi cavartela con il lavoro di squadra, capace di conciliare molte questioni e gestire un alto livello di complessità. Se vuoi essere un esperto di tutto, questo modello non fa per te.

Cecilia: Si deve amare la collaborazione, essere in grado di passare la palla e lasciare spazio anche all’altra persona. Il modello non è adatto a chi vuole mettersi in mostra. 

Patrizia Wiedmer ha 36 anni, ha studiato media/comunicazione e amministrazione aziendale, ha due figli (5 e 7 anni) e vive con la sua famiglia a Münsingen vicino a Berna.

Cecilia Akkaya ha 37 anni, ha studiato economia e marketing, ha due figli (4 e 6) e vive con la sua famiglia a Zurigo.

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