Una frittata di ruoli
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Una frittata di ruoli

Michael In Albon ci parla dell’attuale confusione tra i nostri diversi ruoli sociali. Quando il lavoratore che è in me incontra improvvisamente la mamma che è in me.

Ognuno di noi ricopre diversi ruoli sociali, passando dall’uno all’altro a seconda delle circostanze. Le cose si complicano quando facciamo confusione tra questi ruoli, proprio come sta succedendo in questo periodo in tantissime case della Svizzera. 

La negoziatrice implacabile in ciabatte rosa 

In tempi normali, quando i genitori lavorano lo fanno in ufficio, seduti alla scrivania. A seconda della situazione familiare, uno dei due si occupa del pranzo, ma è raro che si cucini insieme. I bambini chiacchierano in cortile con i loro amici, non sul divano tramite videochiamata. Quindi, quando vediamo come vengono esibiti questi ruoli a noi sconosciuti tra le pareti di casa, non possiamo che restare a bocca aperta o scambiarci sguardi interdetti. «Eh? Ma come parli con i tuoi amici? È così che ti rapporti ai tuoi superiori?»

Immaginiamoci una madre che è impiegata nel settore amministrativo. Sul lavoro è una negoziatrice implacabile. Un lato di lei che forse i suoi figli non conoscevano. Almeno fino alla quarantena, quando ha iniziato a condurre i suoi colloqui di lavoro da casa. O pensiamo a nostro figlio adolescente, che dal divano controlla la situazione al cellulare in uno slang giovanile tutto suo. E il viso di suo padre lì accanto la dice lunga sul suo orrore per le parole scelte e i contenuti. 

L’altro me

In linea di principio, i confini e le interpretazioni dei ruoli sociali sono molto rigidi e chi non li rispetta a volte rischia grosso e, di sicuro, collezionerà sguardi e reazioni sconcertate. Per dimostrarlo basta un piccolo test: sedetevi a tavola a pranzo e provate a parlare con la vostra famiglia come fareste con i colleghi dell’ufficio. Oppure partecipate a una riunione in videoconferenza indossando la vostra tenuta da giardinaggio.  

Non si tratta assolutamente di doppiezza o di voler nascondere una parte del proprio essere, bensì di comuni alterità che abbiamo appreso e accettato in base al nostro contesto sociale. Chi non ci conosce in un certo ruolo all’inizio sarà un po’ confuso, perché gli manca il quadro generale per contestualizzarlo adeguatamente. Il figlio parla con i suoi compagni di squadra in «calciese» anche fuori dal campo. Così come il padre utilizza i soliti anglicismi del business… ah no, del lavoro, anche mentre sta mangiando un panino in cucina. 

Non guastare i miei cerchi! 

Questa situazione richiede un po’ di comprensione da parte di chi ci circonda e la consapevolezza che è così per tutti. È inutile pretendere dagli altri che abbandonino o adeguino tali schemi comportamentali. Perché il fatto che non siano comuni tra le pareti domestiche non vuol dire che non siano necessari o accettabili nei rispettivi contesti. Nella situazione attuale, molti di questi ruoli si sovrappongono in uno spazio limitato. E anche se all’inizio possiamo sentirci costernati, in fin dei conti si tratta di un’opportunità unica per affacciarci su un mondo a cui di solito non abbiamo accesso. 

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