Mediamitico: Il grande special sulle fake news

Il sapere è il miglior credo

Notizie false, leggende, scherzi. A volte spiritose, a volte scottanti, motivate dalla politica o dalla finanza. In internet pullulano informazioni ambigue che, a un controllo più accurato, non hanno senso e non possono essere vere. Leggete qui come nascono e come le si può riconoscere.

Luk von Bergen (testo), 23 novembre 2017

«You are fake news», inveisce alla conferenza stampa l’anziano signore arrabbiato contro i giornalisti presenti. Lo afferma con tono convinto e deciso. Il video sta facendo il giro del mondo. 

 

Video Youtube/USAToday

 

Sì, durante il suo ancora breve mandato in veste di presidente degli Stati Uniti, qualcosa Donald Trump l’ha già raggiunto: non ha inventato il concetto di «fake news», ma il vocabolario globale si è ampliato e la combinazione di parole è stata inclusa nell’attuale versione del dizionario di tedesco Duden, creando una sorta di espressione alla moda. Da Trump in poi, in ufficio, in cantiere o nel locale delle pause il motto recita: fake news è tutto ciò a cui non si vuole o non si può credere. Ma l’espressione era in voga ben prima di Donald. La bufala giornalistica. Notizie false, diffuse consapevolmente o involontariamente, spesso dilettevoli e in ogni caso cattive o di certo non frutto di ricerche. Trasportate dai media o dal passaparola, da quando esiste l’Uomo e la lingua.

 

 

Qualcosa resta sempre

 

Le Fake news 2.0 sono però più di simpatiche storielle, un po’ false o scurrili. Secondo la definizione di Wikipedia sono informazioni false o distorte, diffuse in modo manipolatorio prevalentemente in internet per mezzo dei social media.

 

 

 

 

Contrassegnate con Mi piace, commentate, condivise: i danni sono già arrecati e le teorie complottiste alimentate. Il consumatore viene strumentalizzato dagli autori per diffondere messaggi, video o immagini ambigui e scatenare un certo tipo di reazione. Nelle immagini l’effetto è particolarmente grande perché hanno un determinato valore probatorio e sono recepite facilmente dal cervello. Il profano riconosce le immagini manipolate ad esempio da coni d’ombra mancanti o sbagliati, da «motivi e ripetizioni innaturali; da colori innaturali» dice Jens Kriese, esperto tedesco per le analisi forensi di immagini digitali, nell’intervista con il servizio di verifica dei fatti Faktenfinder della ARD.

 

Spesso le notizie farlocche vengono riprese dai giornalisti in modo acritico e aggiunte alla minestra di notizie internazionali non più facilmente comprensibile. Questa dinamica fa sì che le notizie false facciano il giro del globo tramite la Rete e con una velocità sorprendente, lasciando ovunque le loro tracce e potendo essere solo in rari casi disinnescate dagli interessati. I governi vengono deposti, le ditte falliscono, le teste cadono.

 

 

Bufala sconvolgente

 

Anche la cosiddetta bufala si diffonde secondo il medesimo principio digitale. Il termine indica uno scherzo o una farsa e deriva dall’espressione «menare per il naso come una bufala», ovvero portare a spasso l’interlocutore trascinandolo come si fa con i buoi e i bufali, per l’anello attaccato al naso. Cosa c’è di divertente nel far girare informazioni false sui rifugiati che in Germania rubano i cavalli per poi mangiarli resta davvero un mistero. Portali internet come hoaxmap.org individuano simili voci e le collegano a comunicati stampa che smascherano queste storie.

 

Vittime frequenti delle bufale sono le superstar internazionali. Adele, Keanu Reeves o Tiger Woods: nessuna star, che ad esempio non sia già stata data per morta via Twitter, ha mai goduto di salute migliore. Uno scherzo?

 

Anche le cosiddette leggende metropolitane funzionano in modo analogo ma recano meno danni e sono dilettevoli. Fiabe moderne, miti, dicerie. Magari conoscete la leggenda dei due bambini delle elementari che durante una gita scolastica hanno rubato un pinguino? Un mio amico conosce il parrucchiere del padre di uno di loro. Così il «pinguin gate» diventa una cosiddetta FOAF: Friend-of-a-Friend-Story. A questo punto, deve essere vero. O no?

 

 

 

A cosa si può ancora credere?

 

Chi si informa in internet, dovrebbe procedere con cautela ed evitare di farsi trasportare dalle emozioni, ma analizzare con costanza se quanto visto o letto può essere effettivamente vero.

 

Alcuni stratagemmi e trucchi smascherano in modo relativamente veloce i racconti digitali come scherzi o propaganda manipolatoria e provocatoria. Nella checklist scoprite come potete procedere. Distinguere poi nel «Fake-News-Quiz» i fake dai fatti non dovrebbe più essere un problema per voi.

 

 

 

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