La nostra vita nel turbine digitale

46 anni che hanno rivoluzionato il mondo?

In che misura il computer e lo smartphone hanno cambiato la nostra vita? Dea Bllaca (20 anni) e Michele Scala (66 anni) di Renens, nel Canton Vaud, tracciano un bilancio della rivoluzione digitale.

Laurent Seematter (testo), Mark Henley (foto), 28 agosto 2017

Sono 46 gli anni che separano la nascita di Michele Scala, classe 1951, da quella di Dea Bllaca, nata nel 1997. Questo è esattamente l’intervallo di storia che ci è voluto per passare dal Ferranti Mark I, uno dei primissimi modelli di computer a raggiungere il mercato, all’era gloriosa dei cellulari Nokia. Dea e Michele si sono incontrati in un bar a Renens il 13 luglio scorso per condividere i rispettivi ricordi e per aiutarsi a comprendere come i media digitali abbiano rivoluzionato la loro vita. Dea è studentessa e presidentessa del Consiglio dei giovani di Renens, mentre Michele è un insegnante in pensione che dirige la sezione VASOS della città, associazione per la tutela degli interessi degli anziani.

 

 

VITA LAVORATIVA

 

 

 

 

Michele: (leggendo gli appunti dallo smartphone) «Provengo da una famiglia italiana di origini modeste. A 18 anni le mie opzioni erano scegliere se lavorare nei campi, andare a militare o farmi prete. Alla fine, grazie a un piccolo salario che mi guadagnavo come calciatore sono riuscito a studiare e a laurearmi all’Università di Napoli.»


Dea: «All’inizio volevo studiare scienze forensi, ma all’incirca all’età di 15 anni ho iniziato a collaborare a progetti legati a tematiche quali i giovani, i media, la società, eccetera. Ora studio sociologia.»

«Pensavamo che non avremmo più dovuto stampare e archiviare documenti cartacei dopo il 2000... E invece mi ritrovo oggi con il doppio di tutto!»

Michele Scala
Michele: «All’università per scrivere utilizzavamo l’Olivetti che richiedva un sacco di tempo: se sbagliavi, dovevi ricominciare da capo o sudare sette camicie per cercare di eliminare l’errore con una gomma, col risultato di ritrovarsi a volte con un foro nel foglio di carta. Nella scuola dove insegnavo preparavamo ancora le schede di lavoro col famigerato sistema stencil a manovella. Ricordo come agli studenti piacesse annusare i fogli, che avevano un forte odore d’alcol.»

 

1/5 Sono 46 gli anni che separano la nascita di Michele Scala, classe 1951, da quella di Dea Bllaca, nata nel 1997.

2/5 Dea: «Preferisco i libri stampati, che amo anche collezionare. Passo già una discreta quantità di tempo davanti allo schermo, per cui non ho proprio voglia poi di mettermi a leggere i libri sul tablet.»

3/5 Michele: «Gli incontri avvenivano in luoghi pubblici, non esistevano ancora spazi virtuali come Facebook e affini. Per noi i flirt iniziavano spesso con uno sguardo.»

4/5 Dea: «Ho fatto un viaggio in Albania con gli amici in cui ci siamo letteralmente lasciati andare dove ci portava il vento. Prima di partire mi sono segnata un paio di informazioni e di screenshot raccolti da un blog di consigli di viaggio.»

5/5 Dea: «Ho iniziato a utilizzare Facebook a 13 o 14 anni. Era la prima piattaforma social del tempo, ci caricavamo tutta la nostra vita. Oggi invece preferiamo condividere le nostre esperienze con Snapchat o su Instagram.»

1/5 Sono 46 gli anni che separano la nascita di Michele Scala, classe 1951, da quella di Dea Bllaca, nata nel 1997.

 

 

Dea: «All’università c’è un portale dove scaricare le dispense dei corsi di tutti i professori. Salvo tutti i documenti sul computer, ma continua a piacermi studiare sugli appunti scritti a mano, quindi faccio un mix dei due sistemi.»

 

Michele: «E pensare che ci aspettavamo di non dover più stampare e archiviare documenti cartacei dopo il 2000... E invece mi ritrovo oggi con il doppio di tutto!»

 

Dea: «Per reperire le opere di riferimento bisogna comunque andare ancora in biblioteca, le informazioni che si trovano in rete mi sembrano meno affidabili. Preferisco i libri stampati, che amo anche collezionare. Passo già una discreta quantità di tempo davanti allo schermo, per cui non ho proprio voglia poi di mettermi a leggere i libri sul tablet.»

 

 

VITA SOCIALE E AFFETTIVA

 

 

 

 

 

Michele: «Quando si voleva fare la corte a qualcuno, si chiedeva aiuto ad esempio a un’amica comune per raccogliere informazioni e scoprire le abitudini della ragazza da corteggiare. Gli incontri avvenivano in luoghi pubblici, non esistevano ancora spazi virtuali come Facebook. Per noi i flirt iniziavano spesso con uno sguardo.»

 

Dea: «Prima di farmi avanti con qualcuno, raccolgo informazioni sui social network. Il primo contatto virtuale con un Mi piace o un commento a una foto rappresenta già un grande passo, anche se possiamo nasconderci dietro lo schermo che ci dà il coraggio di essere un po’ più diretti.»

«Ho capito però che il mondo virtuale non è in grado di disegnare un quadro completo di una persona.»

Dea Bllaca

Dea: «Ho capito però che il mondo virtuale non è in grado di disegnare un quadro completo di una persona. La piattaforma di incontri Meetic offre un’immagine ben impostata, ma la nostra generazione preferisce utilizzare Instagram, con cui riusciamo a farci un’impressione abbastanza buona della persona in questione.»

 

Michele: «Prima ci scrivevamo delle lettere e dovevamo usare il telefono fisso dei nostri genitori per telefonarci. Mio fratello aveva una fidanzata a Milano e le sue telefonate costavano così tanto che i nostri genitori alla fine hanno dovuto vietargli di usare il telefono di casa!»

 

Dea: «Ho iniziato a utilizzare Facebook a 13 o 14 anni. Era la prima piattaforma social del tempo, ci caricavamo tutta la nostra vita. Oggi invece preferiamo condividere le nostre esperienze con Snapchat o su Instagram. Facebook lo utilizziamo più che altro per i rapporti familiari.»

 

 

VACANZE

 

 

 


Michele: «Per preparare un viaggio si andava in biblioteca o in libreria dove ci si procuravano una guida e le cartine, mentre i biglietti li compravamo in agenzia di viaggio. A quel tempo comunque non si viaggiava verso mete molto lontane.»

«Quando si arrivava in una grande città per la prima volta, subito ci si imbarcava in grandi ricerche, non si sapeva dove andare...»

Michele Scala

Dea: «Ho fatto un viaggio in Albania con gli amici in cui ci siamo letteralmente lasciati andare dove ci portava il vento. Prima di partire mi sono segnata un paio di informazioni e di screenshot da un blog di consigli di viaggio. E visto che dove andavamo non sempre c’era internet disponibile, mi ero procurata anche una cartina per riuscire a orientarci. Oggi non serve nemmeno più prenotare l’hotel: con il sito Couchsurfing si può pernottare gratis a casa di qualcuno. Questo tipo di piattaforma mi consente di viaggiare con poco e allo stesso tempo di allacciare contatti con persone di tutto il mondo!»

 

Michele: «Quando si arrivava in una grande città per la prima volta, subito ci si imbarcava in grandi ricerche, non si sapeva dove andare... Si dovevano individuare dei punti di riferimento per riuscire a orientarsi e ritrovare la strada. Ma allo stesso tempo si studiava la città con più attenzione e, forse, si conservava anche un ricordo più nitido dei posti visitati.»

 

 

E TRA 40 ANNI?

 

 

 

 

Michele: «Non riesco proprio a immaginarmele le auto che si guidano da sole in autostrada. È pericoloso, veicoli di questo tipo sollevano l’individuo da qualsiasi responsabilità. La robotica poi, che collega in rete gli oggetti, fa sì che l’attività manuale sia sempre meno richiesta. Tutto questo può portare a conflitti sociali, proprio com’era successo in passato con la rivoluzione industriale.»

 

Dea: «Mi ripeto sempre che tra 20 o 40 anni mi sarò abituata allo sviluppo tecnologico, ma forse mi illudo... A volte temo che non resterà più nulla da fare per noi, che l’uomo possa essere sostituito dai robot. D’altro canto vi sono anche ambiti in cui assistiamo a rapidi progressi, come ad esempio la ricerca ambientale o le scienze neurologiche.»

 

 


Progetto intergenerazionale di Renens

 

Da alcuni anni il Groupe intergénérationnel de Renens, costituito dall’associazione per anziani VASOS, da Pro Senectute e dalla delegazione di giovani della città, organizza una campagna per la promozione dei rapporti tra le generazioni. L’iniziativa ha luogo attorno all’1 ottobre, in concomitanza con la Giornata internazionale dell’anziano. Ulteriori informazioni (in lingua francese):

www.vivreensemblelongtemps.ch


 

 

 

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