Rubrica: Sylvie Castagné

Navigare non è ecologico

Inviare e-mail e navigare in Internet consuma energia, molta energia. Dopo averne preso consapevolezza, Sylvie Castagné immagina un futuro digitale più verde.

Sylvie Castagné, 18 luglio 2017

Fino a poco tempo fa, comportandomi in modo ecologico nella vita quotidiana, avevo la coscienza tranquilla. Salto a piedi uniti sulle bottiglie di plastica, felice di poterle riciclare. Mia figlia si ricorderà probabilmente per tutta la vita del mio diniego sistematico all’acquisto dei gel doccia dai profumi esotici poiché «la plastica fa male al pianeta».

Poi, nel mio paradiso terrestre, è arrivato un fulmine a ciel sereno. Guardando il telegiornale, ho fatto una serie di scoperte terrificanti su una forma di inquinamento invisibile, incolore e inodore.

Poi, nel mio paradiso terrestre, è arrivato un fulmine a ciel sereno. Guardando il telegiornale, ho fatto una serie di scoperte terrificanti su una forma di inquinamento invisibile, incolore e inodore. Un messaggio inviato a una casella Gmail può percorrere centinaia di migliaia di chilometri prima di raggiungere il destinatario. Passa attraverso data center attivi giorno e notte che devono costantemente essere raffreddati.

 

I numeri sono da capogiro. Il consumo di energia necessario per i 10 miliardi di e-mail scambiati ogni ora equivale a 4000 tonnellate di petrolio, cioè 4000 voli di andata e ritorno tra Parigi e New York. Messi uno accanto all’altro, i cavi in fibra ottica che percorrono i fondali marini, anch’essi invisibili ai comuni mortali, potrebbero fare 22 volte il giro della terra.

Quindi il mio alter ego virtuale genera, a mia insaputa, un inquinamento sul quale non avevo mai riflettuto e di cui solo ora comprendo meglio la portata.

 

La rivoluzione digitale ci ha fatto credere a una comunicazione smaterializzata ... anche se non rimpiango certo i tempi in cui la mia buca delle lettere era zeppa di carta. Ma Internet è costituita da migliaia di macchine giganti, protette da sofisticatissimi sistemi di sicurezza e collegate con cavi. Agire concretamente.

 

Il gesto apparentemente inoffensivo di cliccare su Invia, quella leggera pressione che non lascia traccia sulle dita, peggiora invece la mia impronta ecologica. Quindi il mio alter ego virtuale genera, a mia insaputa, un inquinamento sul quale non avevo mai riflettuto e di cui solo ora comprendo meglio la portata.

Devo agire senza indugi. Per prima cosa, cancellerò tutti i messaggi che conservo nella posta in arrivo da settimane.

Devo agire senza indugi. Per prima cosa, cancellerò tutti i messaggi che conservo nella posta in arrivo da settimane. Poiché anch’essi sono conservati su server che si scaldano in una stanza. Devo annullare l’iscrizione a una decina di newsletter. Aumentare i preferiti per facilitare il lavoro a Google.

 

E Google? Cosa fa questo gigante digitale per il pianeta? Secondo l’ultimo rapporto di Greenpeace, utilizza il 56% di energie rinnovabili. Ha installato il primo data center in Finlandia con un sistema di raffreddamento che sfrutta l’acqua di mare. Più vicino a noi, in una periferia di Zurigo, una piscina sfrutta l’effetto Joule dei server IBM.

Io vedrei bene dei bagni termali ovunque ci sia un data center.

Le cose da fare sono tante, nel grande come nel piccolo. Ad ogni modo, non possiamo più fare a meno dei nostri gadget digitali. Io vedrei bene dei bagni termali ovunque ci sia un data center. Con l’acqua sempre alla temperatura ideale. In questo modo mi sentirei meno in colpa quando guardo una serie su Netflix, dicendo a me stessa che l’uomo ha molta immaginazione e buon senso ed è in grado di convivere in modo intelligente con le macchine.

 
Sylvie Castagné

è madre di un’adolescente che, come tutti i suoi coetanei, ha sempre lo smartphone in mano. La ragazza ritiene tuttavia che la madre trascorra un po’ troppo tempo su Facebook e Twitter.

Questa redattrice freelance di Zurigo si diverte a esplorare l’universo digitale e analizzare l’impatto dei social network sulle nostre vite.

 

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