I dispositivi per misurare la condizione fisica e i dati sull’attività fisica

40 centesimi per 10'000 passi

Alcune casse malati offrono un bonus a chi mette a disposizione i dati del proprio contapassi. Pur non escludendo il rischio di implicazioni legate alla tutela della privacy, questa prassi potrebbe aiutare a incentivare la prevenzione.

Felix Raymann, 21 febbraio 2017

A volte basta un semplice braccialetto per misurare l’attività fisica o un’applicazione contapassi per spingere anche i più pigri a muoversi di più. Chi però non si accontenta di sapere quanti passi ha fatto, la distanza percorsa e le calorie bruciate, può trovare ulteriore motivazione nella gratifica economica: diverse assicurazioni malattia premiano infatti gli assicurati che mettono a disposizione i dati registrati dal loro contapassi.

 

CSS offre ad esempio un vero e proprio sistema di bonus, basato sui dati raccolti da un braccialetto (Fitbit, Garmin o Jawbone) che l’assicurato indossa quotidianamente e che, dopo aver misurato i passi compiuti, trasmette i dati direttamente all’assicuratore.

 

 

Un modello permesso solo alle assicurazioni complementari

 

Tra i dati registrati dal braccialetto vengono utilizzati solo quelli relativi ai passi compiuti. Con 7'500 passi si ha diritto a un abbuono di 20 centesimi al giorno, fino a un massimo di 40 centesimi a fronte di 10'000 passi. Per il momento, questo modello è consentito soltanto alle assicurazioni complementari, mentre non è contemplato nell’assicurazione di base delle casse malati.

Oltre ai passi, alcuni dispositivi rilevano anche altri valori come il battito cardiaco, la pressione, la massa grassa, le abitudini di sonno e il peso corporeo.

Se gli abbuoni legati ai passi sono esigui è per un motivo ben preciso: ricompense troppe alte per la condivisione dei dati potrebbero infatti indurre alcune persone che versano in cattive condizioni economiche a sentirsi obbligate a scegliere questo modello. Resta comunque vero che in un anno le persone particolarmente attive potranno accumulare fino a 146 franchi, spendibili in diverse strutture sportive e per la promozione della salute.

 

 

Oltre a contare i passi, alcuni dispositivi per misurare la condizione fisica rilevano anche la frequenza cardiaca.

 

 

Dati personali fuori controllo

 

Oltre a contare i passi, i braccialetti per misurare l’attività fisica e le app possono trasformarsi però in vere e proprie trappole. Alcuni dispositivi rilevano infatti anche altri valori come il battito cardiaco, la pressione, la massa grassa, le abitudini di sonno e il peso corporeo. Alcune app richiedono poi di inserire informazioni sui consumi alimentari. 

«Alcune compagnie assicurative e certi produttori di dispositivi per misurare la condizione fisica si riservano nelle Condizioni generali (CG) il diritto di riutilizzare i dati a fini commerciali.»

Adrian Lobsiger, Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT)

Si corre seriamente il rischio di perdere il controllo di dati sensibili e di incappare in situazioni di violazione della privacy. Con queste parole prende posizione l’ Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) . «Alcune compagnie assicurative e produttori di braccialetti della salute si riservano nelle Condizioni generali (CG) il diritto di riutilizzare i dati a fini commerciali (ovvero di venderli a terzi)», scrive l’IFPDT, e consiglia quindi la massima cautela nell’utilizzo dei dati riguardanti la salute e l’attività fisica.

 

Non si può mai escludere del tutto che i dati vengano manipolati o che finiscano nelle mani di terzi, per esempio del datore di lavoro o di un’altra compagnia assicurativa.

 

 

Indicazioni utili dai propri passi

 

Stando alle CG, l’interesse degli assicuratori malattia si limita comunque al numero di passi compiuti. Secondo Manuel Heuer della piattaforma di promozione della salute Dacadoo, che collabora con le casse malati, il contapassi è utile soprattutto per invogliare gli assicurati a fare più attività fisica e a tenersi in forma e in salute.

Tra i soggetti sottoposti a test, quelli dotati di braccialetto per misurare l’attività fisica sono dimagriti significativamente meno rispetto al gruppo di riferimento.

Non è chiaro che tipo di informazioni fornisca il contapassi sullo stato di salute delle persone. Chi utilizza il contapassi per perdere peso, potrebbe ottenere l’effetto contrario: stando ai risultati di uno studio condotto negli Stati Uniti su un arco di tempo di 24 mesi, gli individui dotati di braccialetto per misurare l’attività fisica sono dimagriti significativamente meno rispetto al gruppo di riferimento senza smart tracker.

 

 

Big data anziché informazioni individuali

 

I dati raccolti possono però essere utili per fare prevenzione. Sebbene si tratti di «prodotti lifestyle che non dispensano diagnosi mediche, né tantomeno sarebbero autorizzati a farlo, esistono» sostiene Heuer «anche tracker digitali che aiutano i malati cronici a tenere meglio sotto controllo condizioni quali il diabete, l’ipertensione o problemi cardiaci».

 

I cosiddetti wearable sono in grado, per esempio, di misurare i livelli glicemici e di trasmetterli al proprio medico. Teoricamente sarebbe anche possibile analizzare i big data e ricavare dalle migliaia di dati riguardanti le abitudini motorie, di sonno e altri parametri corporei indicazioni mediche utili ai fini della prevenzione. In futuro, procedure di questo tipo consentiranno di accelerare la diagnosi di determinate malattie e di mettere in atto misure di prevenzione. Da fonti del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica emerge che esistono già progetti che si servono dei dati forniti da auto rilevazioni dei pazienti. L’Università di Basilea conduce per esempio uno studio con i contapassi, per capire la correlazione tra attività motoria e terapia dei carcinomi.

 

Swisscom Health

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