Stampa 3D nella scuola

Le stampanti 3D cambiano il futuro dei bambini

I bambini dovrebbero quanto prima imparare a prendere dimestichezza con la stampa 3D a scuola. Perché questa cambierà il loro futuro: alcune industrie hanno già riorganizzato la produzione basandola su un sistema robotico molto simile a quello della stampa 3D. Per evitare di trovarsi senza personale specializzato, la scuola di Riggisberg nel Cantone di Berna mette le mani avanti.

Roger Baur (testo), 21 novembre 2017

«Si potrebbe quasi pensare che sia qui per divertimento», sorride Giorgio Macaluso, mentre scarica dalla sua macchina i poco più di 20 chili di stampante 3D davanti alla scuola di Riggisberg (BE). «Infatti», dice, «l’intento è che sia divertente, ma la ragione che c’è dietro è molto seria. Si parla nientepopodimeno che del futuro di questi bambini». Mentre lo accompagniamo all’aula, paragona i tempi di oggi con la fine degli anni ’80. «Anche allora si sapeva che chi avrebbe imboccato il giusto percorso professionale, ne avrebbe tratto dei frutti. Chi un tempo ha deciso di studiare la programmazione software, a posteriori, possiamo dire che abbia fatto più che bene».

 

Giorgio Macaluso da molti anni è uno degli oltre 15 insegnanti incaricati da Swisscom di tenere corsi sulle tecnologie digitali, non soltanto per allieve e allievi, ma anche per insegnanti e genitori sull’intero territorio svizzero. All’inizio il tema principale era internet e le sue molteplici funzionalità, in seguito l’attenzione è stata spostata sul suo utilizzo responsabile e sicuro. Ora viene offerto anche un modulo dedicato alla stampa 3D e alla robotica.

 

 

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Video: Melanie Racine, Tobias Frehner.

 

 

Si tratta di un argomento che in passato sarebbe dovuto entrare a far parte del piano di studi ufficiale. Sono già iniziati i preparativi per avviare la formazione continua del corpo docente presso le scuole universitarie professionali, ma prima che gli allievi ne possano usufruire passeranno ancora degli anni. Nel frattempo Swisscom fa la sua parte offrendo la sua competenza nel settore dei media. «Perché dovreste domandarvi: come sarà il lavoro dei miei sogni tra 20 anni?», spiega Giorgio Macaluso nell’aula della 9^ classe. È evidente che la stampante 3D è tutt’altro che un giocattolo. Le nuove aziende di fabbricazione lavorano infatti proprio secondo lo stesso principio che si avvale di robot simili a stampanti 3D al posto della produzione con catena di montaggio. Utilizzando la tecnologia attuale possono essere «stampate» persino intere case. Queste aziende necessitano di molti meno operai non qualificati e di molti più specialisti.


Non c’è da stupirsi che le prime aziende, che decenni fa trasferirono le produzioni all’estero, stiano ora tornando in Svizzera. A questo proposito Ovomaltine e Ypsomed fungono da apripista. Prodotti alimentari spalmabili e pompe dell’insulina vengono ora di nuovo prodotti a Neuenegg e a Burgdorf, anziché in Belgio o in Messico.


Tuttavia, le risorse specializzate di cui la produzione necessita mancano e questo minaccia l’insediamento di nuove aziende. «È molto semplice», spiega Giorgio Macaluso. «Le aziende robotizzate si sposteranno dove troveranno il personale specializzato. Se la Svizzera riuscirà velocemente a predisporre un numero sufficiente di specialisti, potrebbe verificarsi un piccolo miracolo economico. Se non sarà così, rischieremo di perdere anche le ultime fabbriche svizzere». Conclude e si rivolge nuovamente alla classe. «Con gli strumenti giusti, ci riusciremo», dice. E non soltanto metaforicamente, perché c’è ancora molto da fare sulla strada della digitalizzazione.

 

 


90'000 aziende svizzere risentono di una carenza di personale specializzato

 

Al momento è ancora difficile stimare la quantità di personale di cui necessitano le aziende. I molti studi svolti giungono infatti a risultati fin troppo diversi. Un recente rilevamento di Credit-Suisse ad esempio afferma che a essere colpite sono soprattutto le PMI: 90'000 aziende svizzere risentono di una carenza di personale specializzato. Il personale specializzato in ambito informatico non è sempre omogeneo; sono richieste conoscenze specifiche e il ventaglio delle tipologie di formazione e perfezionamento è davvero molto ampio. Eppure gli studi condotti trovano accordo su un punto: se la Svizzera riuscirà a predisporre del nuovo personale specializzato, non soltanto contribuirà a occupare i posti vacanti, ma farà in modo che molte ditte facciano ritorno in Svizzera e che ne nascano di nuove.

 

 

 

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