Chatterbot

Ecco come scoprire se state parlando con un robot

Stando ad alcune stime, circa la metà delle conversazioni online si svolgono con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, che purtroppo a volte proprio così intelligente non è. Di seguito vi sveliamo come scoprire se vi trovate di fronte a una macchina.

Adrienne Fichter (testo), 21 giugno 2017

Le app di messaggistica sono ormai entrate nell’uso comune. Le aziende utilizzano i chatterbot per rispondere alle richieste dei clienti. Inoltre, dal 2016 sappiamo che esistono sostenitori fittizi di Hilary Clinton o Donald Trump che sono persino in grado di intervenire nei dibattiti in rete. I bot, quindi, fanno parte della nostra vita quotidiana, anche se spesso non ce ne accorgiamo neanche. Di seguito trovate alcuni consigli su come riconoscere i bot e su come interagirci, indipendentemente dal fatto che parliate con il servizio clienti sul sito di un’azienda, che chiediate informazioni su un volo via Messenger, che flirtiate su Tinder, la app per appuntamenti, o che litighiate su Twitter. Perché del resto si sa che i bot sono capaci di conversare solo fino a un certo punto. Mettete alla prova i programmi, così contribuirete anche a migliorarli.

 

 

1. Ai chatterbot piace tutto ciò che fate

 

Mi piace tutto quello che fai: pollice in su per tutti i tweet.

 

 

Caso classico: avete un fan a cui piace tutto ciò che scrivete su Twitter riguardo determinati temi. Questo fan ritwitta e aggiunge ai preferiti tutti i post contenenti determinati hashtag. Sempre. Subito o ogni volta alla stessa ora, che non dev’essere per forza di notte, perché molti bot perfezionati sono in grado di calcolare l’alternarsi del giorno e della notte e simulano il sonno nelle ore notturne. Ad ogni modo, questo fan muto non è in grado di parlare. Se chiedete direttamente al bot se è una persona vera, molto probabilmente metterà un «Mi piace» anche a questo tweet, ma non vi risponderà. Il consiglio, però, è di non bloccarlo subito, perché potrebbe avere una folta schiera di follower e, di conseguenza, contribuire ad aumentare la vostra notorietà nella comunità di Twitter.

 


2. Vi forniscono risposte immediate (e preconfenzionate)

 

 

A ogni azione corrisponde una reazione: neanche il tempo di inviare la domanda che già arriva la risposta.  

 

 

Immaginate il caso in cui inviate una domanda concreta su un canale digitale (con un messaggio diretto o tramite un’app di messaggistica) per sapere, ad esempio, quali sono gli orari di apertura di un negozio. Non passano neanche due secondi che già è arrivata la risposta. Così perfetta e così dettagliata, che nessun operatore in carne e ossa avrebbe potuto redigerla in un tempo così breve. Un’opzione tuttavia possibile solo se il messaggio che avete inviato è privo di errori ortografici, altrimenti il bot non è in grado di interpretarne correttamente il significato e rispondere. Potrebbe però anche proporvi di scegliere tra tre risposte possibili. Questa forma di interazione, alquanto innaturale, in cui vengono proposte semplici risposte alternative predefinite è appunto un indizio che dall’altra parte del canale di comunicazione c’è un robot. In casi di questo tipo è meglio parlare solo del minimo indispensabile.

 

 

3. Il sarcasmo è fuori dalla loro portata

 

Il programma con cui interagite è molto loquace. Utilizza addirittura gli emoji, ma non capisce eventuali riferimenti ironici e vi confonde con delle risposte strane. Questo è quanto accaduto a un giornalista francese: durante la campagna elettorale francese ha chiesto al chatterbot del candidato socialista Benoît Hamon, tramite Facebook Messenger, se non avesse già programmato la fuga in Svizzera, visto che il suo capo avrebbe introdotto una tassa sui robot. La risposta è stata un’icona della mano raffigurante il segno «ok», che ha lasciato il giornalista completamente allibito. Una reazione che, oltre a non essere una risposta, palesa un senso dell’umorismo altrettanto programmato. Il consiglio, dunque, è di proseguire la conversazione in tono serio.

 

 

4. Non sanno interpretare il linguaggio colloquiale

 

 

I chatterbot capiscono le abbreviazioni, ma solitamente non capiscono le parole incomplete.

 

 

Espressioni tipicamente internettiane quali LOL («laugh out loud») fanno ormai parte del DNA di molti programmi di chat attuali. Anzi, sono i bot stessi a utilizzarli nelle conversazioni. Se però, per esempio, state pensando ed esprimete la pausa digitando un «mmh…», il chatterbot probabilmente non riuscirà ad interpretarne il significato corretto. La sua risposta potrebbe essere del tipo: «Spiega meglio cosa vuoi dire». Chi ha programmato il chatterbot ha pensato a una risposta standard da visualizzare in caso di incomprensione, che però, presa nel contesto, fa comunque un effetto strano. Per portare avanti la conversazione è meglio scrivere le parole per intero.

 

 

5. Fanno commenti allusivi

 

C’è un altro campo, oltre alla politica, in cui ai bot piace intrufolarsi: nelle app per appuntamenti. Se non già prima, almeno dopo lo scandalo della piattaforma Ashley Madison la prudenza è diventata d’obbligo: questo sito di incontri ha utilizzato un software per mettere in collegamento i clienti con migliaia di profili di donne falsi. Ormai si sa che anche su Tinder e Twitter ci sono profili falsi che, con foto di profilo solitamente accattivanti e una descrizione contenente un semplice link, inviano con relativa rapidità – e senza che venga richiesto – foto di nudi. In questi casi è meglio interrompere il flirt prima di ritrovarsi invischiati in una truffa.  

Chatterbot aziendali

Tutte le aziende hanno bisogno di un chatterbot? Che sia per prenotare voli, per fornire assistenza alla clientela o per gli acquisti online, anche le aziende svizzere si affidano sempre più spesso ai chatterbot. Scoprite i punti deboli dei chatterbot e come averne uno vostro.

 

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