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Cyberbullismo: riconoscerlo, fermarlo e prevenirlo

Lo smartphone mette in contatto i ragazzi con i loro amici e li accompagna ovunque. Ma può anche essere fonte di prese in giro, immagini imbarazzanti ed esclusione mirata. Questa guida ti aiuta, in qualità di genitore o figura di riferimento, a riconoscere il cyberbullismo, a rafforzare preventivamente tuo figlio e ad agire con calma ed efficacia se noti un caso di cyberbullismo.

I fatti più importanti in breve:

Tema

Cos’è il cyberbullismo?

Il cyberbullismo è il bullismo che avviene nel mondo digitale, ad esempio nella chat di classe o sui social media. Si tratta di una situazione in cui qualcuno viene ripetutamente insultato, messo alla gogna, minacciato o emarginato. A volte vengono diffuse voci su questa persona o addirittura viene ricattata. Di solito l’autore e la vittima si conoscono. E non è raro che il cyberbullismo abbia origine nel mondo reale.

Quando il bullismo continua anche nel tempo libero

Il bullismo non è un fenomeno nuovo. Nel caso del cyberbullismo, però, si aggiungono fattori aggravanti come la reperibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7 dei ragazzi e la natura invisibile delle scene del crimine, che si svolgono nei messaggi privati o nelle chat di gruppo. La maggior parte dei ragazzi ha uno smartphone tutto suo e sposta parte delle proprie interazioni sociali su Internet. Di conseguenza, dopo la scuola sono raggiungibili tramite messaggi, anche per forme di bullismo digitale. Il rifugio sicuro che è casa viene così meno, anche se sarebbe così importante per chi ne è vittima per riprendersi dagli attacchi e ricaricare le energie.

Il fatto che il bullismo continui online ne amplifica gli effetti: i messaggi di cyberbullismo si diffondono in rete più velocemente e in modo più duraturo rispetto a quando qualcuno viene insultato nel cortile della scuola o in classe. Una volta che qualcosa è in rete, è quasi impossibile controllarlo. Infatti, le immagini possono essere scaricate e condivise ulteriormente. Così capita che, anche se tutti si sono riconciliati, le immagini denigratorie riappaiano all’improvviso. E molti autori non si fermano nemmeno davanti ai deepfake. Anzi: le nuove possibilità offerte dall’elaborazione delle immagini generata dall’intelligenza artificiale alimentano in molti casi questa dinamica ancora di più.

Nel web anonimo, inoltre, per chi commette questi atti è più facile comportarsi in modo meschino, perché non deve guardare negli occhi chi ha di fronte. Deve solo rispondere dell’immagine che si è fatto dell’altra persona, non davanti alla persona stessa. Molti autori di questi atti non si mostrano nemmeno, ma si nascondono dietro un profilo falso.

Esempi fittizi di cyberbullismo

Dopo una lite a scuola, qualcuno scrive nella chat di classe: «Qui non piaci a nessuno. Sei proprio un imbarazzo». Gli altri rispondono con delle emoji che ridono. Il giorno dopo, la persona coinvolta non osa quasi più andare a scuola.​

Nei giochi online, un ragazzo viene continuamente insultato perché, a quanto pare, gioca male. Altri lo cacciano dalla squadra, prendono in giro la sua voce e registrano tutto.​

Una ragazza viene eliminata di proposito dalla chat di classe. Subito dopo, gli altri scrivono: «Finalmente se n’è andata». Lei non viene più a sapere cose importanti e si sente esclusa.​

Uno studente viene fotografato di nascosto dopo la lezione di educazione fisica oppure viene generata un’immagine corrispondente tramite l’intelligenza artificiale. L’immagine viene condivisa in una chat di gruppo e commentata con battute. Anche se poi viene cancellata, molti l’hanno già vista o salvata. E anche se un’immagine generata dall’intelligenza artificiale non è reale, in questo caso può essere molto traumatica per la persona coinvolta.

Qualcuno crea un profilo falso con il nome e la foto di una compagna di classe. Su quel profilo vengono pubblicati commenti imbarazzanti. Gli altri pensano che quei post siano veri.​

In un gruppo si dice che un ragazzo abbia rubato qualcosa o abbia fatto la spia su qualcuno. Non ci sono prove, ma la notizia si diffonde in fretta. Sempre più persone lo evitano.​

In che modo il cyberbullismo si differenzia dall’incitamento all’odio e dalla violenza digitale?

Il cyberbullismo si concentra sulla denigrazione, l’emarginazione, l’insulto o la minaccia nei confronti di una singola persona. Di solito avviene in un contesto semi-pubblico.

L’incitamento all’odio si concentra sulla denigrazione di persone o gruppi sulla base di caratteristiche identitarie come l’origine, il genere o l’aspetto fisico. Si verifica in genere in spazi pubblici (ad es. social media, sezioni dei commenti, ecc.).
Maggiori informazioni sul discorso d’odio

La violenza digitale è un termine generico che comprende, ad esempio, il cyberbullismo, il doxing, lo stalking, la sextortion, le minacce o la diffusione di contenuti intimi.
Maggiori informazioni sulla violenza digitale

Il cyberbullismo, l’incitamento all’odio e la violenza digitale a volte si sovrappongono. Ad esempio, quando una compagna di classe viene emarginata dai compagni e insultata online a causa delle sue caratteristiche identitarie.

Quali sono le conseguenze del cyberbullismo?

Per le vittime, il cyberbullismo comporta spesso un grave stress psicologico. Si sentono sempre più tristi e spaventate.

Molti perdono la fiducia in se stessi a causa degli attacchi, sviluppano depressione o, nel peggiore dei casi, arrivano persino ad avere pensieri suicidi.

Basta un solo episodio per arrivare a questo, dato che i contenuti possono essere salvati online, condivisi e resi visibili all’infinito. Questo circolo vizioso ha un effetto amplificatore molto più forte rispetto al bullismo tradizionale, con conseguenze negative per le vittime.

Nota: se tuo figlio sta male, c’è aiuto disponibile 24 ore su 24, gratuitamente e in forma anonima, al numero 147 (numero di emergenza di Pro Juventute per bambini e adolescenti).

Altri giovani, invece, si arrabbiano e sfogano la loro frustrazione sugli altri. Alcuni finiscono così per diventare essi stessi autori di cyberbullismo.

Nel «Studio sui giovani 2026» pubblicato di recente da Pro Juventute, circa un giovane su cinque ha dichiarato di avere paura del cyberbullismo. Si notano chiare differenze di genere: tra le ragazze e le giovani donne (27,4%) la paura era doppia rispetto a quella dei ragazzi (14%).

Ma perché mai i ragazzi fanno bullismo?

Sono pochissimi quelli che decidono così, su due piedi, di voler distruggere qualcuno. Le ragioni del cyberbullismo sono invece spesso più profonde e simili a quelle dell’incitamento all’odio.

Molti autori di questi comportamenti non si rendono nemmeno conto di quanto feriscano l’altra persona con i loro commenti quando parlano in modo sprezzante di lei. Magari lo trovano divertente, pensano che sia solo uno scherzo. Oppure semplicemente non si accorgono quando lo scherzo finisce.

Chi denigra gli altri si sente più grande e importante all’interno del gruppo e vuole apparire «fico». Altri ragazzi si uniscono al gruppo solo per sentirsi parte di esso (seguaci). Alcuni lo fanno per paura di diventare essi stessi vittime, se prendessero le difese delle vittime.

Non è raro che le esperienze emotive non elaborate vengano trasmesse alle persone che ci circondano. In pratica, questo significa che chi ha subito bullismo e non riesce a gestire le proprie emozioni tende a fare lo stesso con gli altri.

Se l’ambiente in cui vivono i ragazzi è solito ignorare gli altri e parlarne male, i ragazzi lo notano e interiorizzano questo atteggiamento. Anche la mancanza di conseguenze favorisce il cyberbullismo.

La distanza digitale abbassa la soglia di inibizione nel cyberbullismo, perché davanti allo schermo è difficile provare empatia. Chi non vede chi ha di fronte non si rende conto di quanto una frase possa ferire. Le lacrime restano nascoste, così gli autori non devono fare i conti con le conseguenze interpersonali. Di conseguenza, i rimorsi di coscienza tendono a mancare e gli attacchi, di contro, diventano più rapidi e più duri.

Tema

Prevenire il cyberbullismo

Quello che inizia come bullismo nel cortile della scuola può spostarsi online con la prima chat di classe, di gruppo o con il primo smartphone personale. La prevenzione del cyberbullismo deve quindi partire presto. Le figure di riferimento adulte possono dare un grande contributo in questo senso. Infatti, sia a casa che a scuola, genitori e insegnanti influenzano in modo determinante la mentalità e l’atteggiamento dei ragazzi.

Per genitori e figure di riferimento: Aiuta tuo figlio a diventare forte

Purtroppo non esiste una garanzia al 100% per proteggere tuo figlio dal cyberbullismo. Ma puoi fare diverse cose per aiutarlo a diventare più forte e a reagire nel caso in cui lui o qualcun altro sia vittima di cyberbullismo.

Ecco cosa rende tuo figlio più forte

Se tuo figlio si sente apprezzato così com’è, non avrà bisogno di sentirsi superiore agli altri per sentirsi meglio. Rafforza l’autostima di tuo figlio trovando attività da fare insieme, in cui possa esprimersi e sbocciare. Anche le parole di apprezzamento e i complimenti sinceri possono aumentare la fiducia in se stesso di un bambino.

Le parole aiutano a prendere coscienza: se conosci il termine “cyberbullismo”, riesci a riconoscerlo meglio quando succede. In questo modo, bambini e ragazzi riescono a inquadrare meglio il fenomeno. Quindi, insegna a tuo figlio il termine giusto. Per i bambini più piccoli (fino a 12 anni) è adatta la storia «Il giovane cigno e gli anatroccoli (davvero) brutti»(apre una nuova finestra), mentre per i bambini più grandi e gli adolescenti: «Sicuri online: tutto ciò che è giusto»(apre una nuova finestra) della Prevenzione Criminale Svizzera (SKP).

I bambini imparano dalle persone che li circondano. Per questo, dai tu stesso l’esempio a tuo figlio trattando gli altri con empatia. Spiegagli quali effetti può avere una determinata affermazione sugli altri e perché la netiquette online è importante.

Sono pochi quelli che dettano le regole nel cyberbullismo, mentre il resto del gruppo li segue per vari motivi. Spiega a tuo figlio che una dinamica di gruppo del genere può funzionare solo finché tutti partecipano. Sottolinea quanto sia importante seguire la propria bussola morale e opporsi alle dinamiche e alle pressioni del gruppo, quando serve. Farlo è più facile se tuo figlio ha una sana fiducia in se stesso.

Esercitatevi insieme su come tuo figlio può difendersi se dovesse diventare improvvisamente lui stesso il bersaglio. Adottare una posizione chiara e comunicarla può essere una strategia efficace. Ad esempio, se tuo figlio viene attaccato o se qualcun altro viene preso di mira, potrebbe reagire dicendo «Non la vedo così» o «Non è giusto». Un’altra possibilità è sapere come segnalare e bloccare commenti o profili sulla piattaforma in questione.

Molti ragazzi non si rendono conto che gli insulti, le minacce o la diffusione di certe immagini possono essere punibili per legge. Spiegare quali sono le conseguenze legali (in modo adeguato all’età) è una misura preventiva utile.

Se i ragazzi sono vittime di cyberbullismo o ne soffrono in altro modo, può capitare che non vogliano parlarne con te come genitore. Magari per vergogna, magari per altri motivi. È quindi ancora più importante che tuo figlio sappia che esistono enti neutrali pronti ad aiutarlo in qualsiasi momento. Da Pro Juventute i ragazzi possono ricevere consulenza gratuita e anonima(apre una nuova finestra), a seconda delle loro preferenze tramite WhatsApp, per telefono o via e-mail. Anche gli assistenti sociali scolastici sono a disposizione per domande e preoccupazioni. È rassicurante conoscere già questi contatti prima di averne bisogno.

Una volta che qualcosa è online, è quasi impossibile recuperarlo. Per questo, a seconda dell’età di tuo figlio, controllate insieme o lascia che sia lui a verificare chi può vedere i suoi post online e, se possibile, imposta i profili su “privato”. Parlate di quali foto, video e informazioni è meglio non pubblicare in rete – soprattutto quelle che in futuro potrebbero essere usate contro tuo figlio.

Ovviamente non hai tutto sotto controllo: anche a scuola può essere scattata una foto che, nel peggiore dei casi, potrebbe essere usata contro tuo figlio. È quindi ancora più importante che tuo figlio conosca le funzioni di segnalazione delle piattaforme, per poter segnalare immediatamente i contenuti indesiderati.

Sharenting è un termine composto da «share» e «parenting» e indica il fenomeno per cui i genitori o altre figure di riferimento condividono online le foto dei propri figli. Spesso, così facendo, finiscono in rete dati personali. Oppure foto che gli adulti trovano carine, ma che mettono in imbarazzo il bambino stesso. Queste immagini possono anche essere usate a scopo di cyberbullismo.

Mostra un interesse sincero per la vita di tuo figlio. Chiedigli cosa lo preoccupa, parlate sia delle esperienze belle che di quelle difficili. Così, col tempo, si creerà un rapporto di fiducia che farà sentire tuo figlio sicuro: se succede qualcosa, posso rivolgermi ai miei genitori.

In questo racconto personale pubblicato su “Jugend und Medien”, una mamma spiega come una ragazzina di 14 anni gestisce l’odio su Snapchat (rimanendo più serena di sua madre). Il racconto mostra quanto possano aiutare un rapporto aperto in famiglia e il sostegno degli altri.

Per le scuole: il senso di appartenenza e un buon clima in classe riducono l’emarginazione

Il cyberbullismo, oltre a riguardare la propria cerchia di amici e i coetanei che si conoscono, è spesso legato anche alla scuola e alla classe. La scuola gioca quindi un ruolo importante nella prevenzione. Può, ad esempio, favorire il senso di appartenenza e un clima di classe stabile. Le figure di riferimento affidabili fungono da fattore protettivo, in modo che l’emarginazione (sia offline che online) non si verifichi nemmeno.

Nelle scuole con una cultura del dialogo aperta e rispettosa, i bambini e i ragazzi si sentono inoltre più a loro agio nel confidarsi con qualcuno. Così, se hanno qualcosa che li preoccupa, si rivolgono più facilmente a una figura di riferimento. Una procedura ben definita per gestire questi episodi alleggerisce il carico di queste figure di riferimento (ad esempio l’insegnante di classe o gli educatori sociali).

Prevenzione in classe

La piattaforma «Giovani e media» mette a disposizione degli insegnanti materiale didattico sul cyberbullismo. Un formato davvero efficace, che può essere utilizzato anche a fini didattici, è lo spettacolo teatrale #byebitch, in cui il collettivo Stick Around affronta soprattutto il tema del coraggio civile nel contesto del cyberbullismo.

Stabilisci, insieme alla classe, delle regole chiare da seguire nella chat di classe. Definisci anche delle conseguenze vincolanti da applicare nel caso in cui dovesse comunque verificarsi un episodio di cyberbullismo.

Sia nel caso dell’incitamento all’odio che in quello del cyberbullismo, chi non partecipa attivamente ma si limita ad ascoltare o guardare ha un ruolo fondamentale. Con il loro silenzio, non fanno altro che rafforzare l’emarginazione. Se invece i testimoni dimostrano coraggio civile e intervengono, possono smorzare il cyberbullismo (proprio come l’incitamento all’odio). A volte basta dire: «Non la vedo così». In questo modo, chi sta a guardare offre sostegno emotivo alle vittime.

È importante che i bambini e i ragazzi sappiano a chi rivolgersi in caso di emergenza. Durante le lezioni si possono quindi presentare, a titolo preventivo, diverse offerte di aiuto.

Non hai risorse per affrontare il cyberbullismo direttamente in classe?

Nessun problema. Grazie ai nostri corsi sui media, i nostri formatori vengono nella tua scuola e parlano con la tua classe del cyberbullismo.

Sensibilizzazione: campagne e iniziative

Per sensibilizzare la società sul tema del cyberbullismo, ci sono sempre più campagne e iniziative. Eccone una selezione:

Tema

Riconoscere il cyberbullismo e agire

Purtroppo, nonostante le misure preventive, il cyberbullismo non si può sempre evitare. Se sei una figura di riferimento per i ragazzi, è quindi importante rimanere vigile. Solo così potrai riconoscere tempestivamente eventuali cambiamenti nel comportamento o segnali di cyberbullismo e intervenire per tempo.

Come faccio a sapere se mio figlio è vittima di bullismo?

La cosa migliore è avere un rapporto di fiducia tra te e tuo figlio. Se c’è questo rapporto, tuo figlio potrà confidarsi con te in caso di problemi e chiederti aiuto. Ma anche quando i rapporti in famiglia sono ottimi, molte vittime tacciono. A volte per vergogna, per paura o semplicemente perché non vogliono essere di peso a nessuno. Cosa fare quindi se tuo figlio non si confida con te o nega di subire cyberbullismo, ma tu intuisci comunque che qualcosa non va?

Ecco alcuni segnali di allarme del cyberbullismo a cui puoi prestare attenzione: 

  • Malumore, isolamento o irritabilità generale
  • Paura di andare a scuola o di fare il tragitto per raggiungerla
  • Controllare continuamente il cellulare, seguito da improvvisi sbalzi d’umore
  • Problemi di concentrazione o calo dei voti
  • Isolamento sociale, anche dagli amici
  • Disturbi fisici come problemi di sonno, perdita di appetito, abbuffate per frustrazione o mal di testa e mal di pancia inspiegabili e frequenti

Alcuni cambiamenti possono essere normali durante la pubertà. Ma se si manifestano più sintomi contemporaneamente o per un periodo prolungato, cerca di parlarne in un contesto sicuro.

Cyberbullismo: aiuto immediato per i genitori

Mio figlio è vittima di bullismo online

Hai scoperto che tuo figlio è vittima di bullismo? È possibile che in questo momento tu stia provando un po’ di emozioni contrastanti. Prima di tutto, fai un respiro profondo, perché agire d’impulso non aiuta affatto tuo figlio in questo momento. Ecco cosa puoi fare invece:

  1. Offri sostegno emotivo. Di’ a tuo figlio: «Non devi affrontare tutto questo da solo». Ascoltalo e lascia che ti racconti tutto. Ma non andare tu stesso a confrontarti con i responsabili. Potresti solo peggiorare le cose per tuo figlio. Prendilo sul serio. Dire «Non dar loro retta» raramente aiuta, se tuo figlio vive la situazione come opprimente.
  2. Niente accuse. La vergogna è una conseguenza tipica del cyberbullismo. Se poi ci metti del tuo dicendo «Non avresti dovuto postare quella foto» o cose simili, non fai altro che peggiorare le cose. Mostra invece comprensione per tuo figlio e per la situazione. Accetta ciò che ormai non si può più cambiare, ma fai capire chiaramente a tuo figlio che il cyberbullismo non va bene.
  3. Incoraggialo ad affermarsi. Quando un bambino impara a difendersi dagli attacchi, rafforza la propria autostima. Accompagna attivamente tuo figlio in questo percorso ed esercitate insieme meccanismi di difesa come dire «no» o «basta». Con le prime esperienze positive, tuo figlio capirà: «Non sono in balia degli altri senza poter fare nulla».
  4. Informa la scuola. Dato che il cyberbullismo spesso ha origine nel contesto scolastico, a seconda della situazione può essere utile coinvolgere anche la scuola. In questi casi, è meglio contattare e informare l’insegnante di classe o gli educatori sociali disponibili. Insieme potrete decidere come procedere.
  5. Raccogli le prove. A seconda della situazione, può essere opportuno sporgere denuncia. Se tuo figlio vuole sporgere denuncia, ha bisogno di prove. In questo caso, assicurati di raccogliere queste prove per tempo: screenshot di chat, immagini o video sono utili, purché riportino data, ora e nome del profilo.
    Attenzione: non condividere mai il materiale probatorio online, perché potresti renderti perseguibile penalmente. Per i contenuti a carattere sessuale, presta particolare attenzione: meglio segnalarli direttamente alla polizia piuttosto che salvarli tu stesso.
  6. Segnala i contenuti e blocca i profili. Sulla maggior parte delle piattaforme social puoi segnalare contenuti e commenti e bloccare chi commette cyberbullismo. Trovi le istruzioni nella guida alla segnalazione. Proponi di introdurre nella chat di classe (se non c’è già) un ruolo di moderatore e di applicare regole vincolanti che non tollerino il cyberbullismo.
  7. Segnala l’episodio e sporgi denuncia. Segnala un caso di cyberbullismo tramite il modulo di segnalazione dell’Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS)(apre una nuova finestra). Puoi segnalare la violenza sessuale su bambini e adolescenti anche su clickandstop.ch(apre una nuova finestra). Per sporgere denuncia, trova qui una stazione di polizia vicino a te(apre una nuova finestra).
  8. Cerca aiuto. Anche i centri di assistenza specializzati hanno consigli preziosi per te, ad esempio l’Aiuto alle vittime Svizzera(apre una nuova finestra) o la Consulenza per genitori di Pro Juventute(apre una nuova finestra). Non esitare a confidarti con i consulenti se la situazione ti sembra insostenibile o se hai semplicemente bisogno di un punto di vista esterno.
Mio figlio fa il bullo con gli altri

In realtà, succede più spesso di quanto i genitori possano sperare. Secondo lo studio JAMES del 2024, circa un adolescente su cinque ha già preso in giro o deriso qualcuno online. Se ti accorgi che tuo figlio insulta gli altri online, parlane con lui:

  1. Prendi posizione e fai capire a tuo figlio che non va bene comportarsi così con gli altri. Chiedi a tuo figlio di smetterla con il cyberbullismo.
  2. Cerca di capire perché tuo figlio ha insultato o sminuito gli altri. Per pressione del gruppo? O forse si nascondono delle ferite personali? Se necessario e opportuno, chiedete insieme un aiuto professionale.
  3. Fai un esercizio di empatia con tuo figlio, in cui si metta nei panni dell’altra persona. Se tuo figlio si rende conto che le parole che ha detto o le immagini che ha pubblicato hanno ferito qualcuno, motivalo ad assumersi attivamente le proprie responsabilità. Incoraggialo a chiedere scusa e magari anche a fare ammenda. Per quanto riguarda i contenuti online, questi vanno ovviamente rimossi e cancellati immediatamente dalle piattaforme.
  4. Per prevenire futuri episodi di cyberbullismo, cerca di adottare le misure preventive migliori possibili nella vita quotidiana della tua famiglia.

Cyberbullismo: aiuto immediato per gli insegnanti

Un genitore ti dice qualcosa o ti capita di assistere di persona a un caso di cyberbullismo nella tua classe. Come reagisci nel modo giusto?

  1. Proteggi la persona coinvolta: parla con la vittima in privato. Il tuo messaggio e il tuo atteggiamento dovrebbero essere: «Prendiamo la cosa sul serio e il bullismo, così come il cyberbullismo, non sono accettabili».
  2. Linee guida della scuola: controlla le linee guida della tua scuola (o chiarisci con la direzione e il team) se sono previste conseguenze obbligatorie in caso di cyberbullismo. Se sì, segui queste istruzioni.
  3. Parla con tutte le persone coinvolte una per una: per evitare dinamiche di gruppo, parla separatamente con chi ha commesso il fatto, con chi ha seguito o anche con chi è rimasto a guardare. Affrontarli tutti insieme porta più facilmente a un irrigidimento delle posizioni. Grazie alle diverse prospettive, potrai farti un quadro completo della situazione.
  4. Coinvolgi la direzione scolastica e l’assistente sociale scolastico: un secondo parere può essere utile. In caso di episodi ripetuti o più gravi, coinvolgere la direzione scolastica e l’assistente sociale scolastico è spesso obbligatorio. Se ci sono contenuti punibili come minacce, foto di nudo o ricatti, è meglio decidere insieme all’assistente sociale scolastico se e come coinvolgere la polizia.
  5. Coinvolgi i genitori: forse sei già in contatto con i genitori delle vittime. Se così non fosse, contattali così come i genitori degli autori dei reati. Discutete insieme su come procedere.

Per i ragazzi: Aiuto, sono vittima di bullismo online!

Qualcuno ti ha umiliato online e non sai come difenderti? Meno male che ti stai informando, perché non sei in balia loro, anzi. La cosa migliore è confidarti con qualcuno, anche se magari ti vergogni per quei contenuti offensivi che hai visto online. C’è qualcuno nella tua cerchia che ti ascolterebbe senza giudicarti? Genitori, fratelli o sorelle, padrini o madrine, amici, il tuo insegnante di classe o un educatore sociale? Se sì, contattali e racconta loro cosa è successo e come ti senti.

Se al momento non ti viene in mente nessuno a cui confidarti, ti consigliamo l’app “Primo soccorso contro il cyberbullismo”(apre una nuova finestra) di klicksafe (disponibile sia su iOS(apre una nuova finestra) che su Android(apre una nuova finestra) e, per le persone con disabilità, c’è l’app “Cyberbullismo – Aiuto semplificato”). I coach Emilia e Tom ti daranno consigli pratici in brevi video su cosa puoi fare adesso. Ti incoraggeranno a compiere i prossimi passi. E, meglio ancora, segnala e blocca subito i contenuti e i mittenti dei messaggi offensivi.

Come possono i testimoni aiutare le vittime?

Opporsi alle dinamiche di gruppo può essere davvero difficile. Tuttavia, è importante che chi sta a guardare prenda coscienza delle proprie responsabilità e della propria influenza. Spesso, infatti, sono proprio loro a fare la differenza: se smettono di ridere insieme agli altri o addirittura rompono il silenzio con una voce contraria, chi commette le violenze si ritrova improvvisamente da solo.

Da un lato, la paura di diventare tu stesso una vittima quando ti schieri con coraggio a difesa dei più deboli è giustificata. Dall’altro, ci sono tante cose che chi sta a guardare può fare per sostenere le persone coinvolte senza mettersi in pericolo. Ad esempio:

  • Non ridere, non condividere, non mettere “mi piace”.
  • Scrivi in privato alla persona coinvolta (o parlale di persona a scuola) e dimostrale la tua solidarietà.
  • Informa un adulto di fiducia dell’accaduto (se possibile).
  • Segnala i contenuti; tutti gli utenti possono farlo in qualsiasi momento e in modo anonimo.

Guida alla segnalazione: segnalare e bloccare gli autori delle violenze

Sulle piattaforme social di solito hai la possibilità di segnalare e bloccare persone e contenuti. Qui trovi le guide per le piattaforme più comuni:

Tema

La situazione giuridica sul cyberbullismo in Svizzera

Il «cyberbullismo» non è (ancora) un reato a sé stante nel Codice penale svizzero. Tuttavia, Internet non è un’area senza legge. In linea di principio vale questo: ciò che conta offline, conta anche online. A seconda della situazione, il cyberbullismo può quindi comportare atti punibili, per i quali si applicano i seguenti articoli:

È punibile chiunque acceda senza autorizzazione a un sistema informatico altrui.

Esempio di cyberbullismo:
Gli autori si procurano l’accesso all’account sui social media delle loro vittime per ottenere materiale fotografico da usare per il cyberbullismo.

Cerca su Fedlex(apre una nuova finestra)

Chiunque modifichi, cancelli o renda inutilizzabili dati memorizzati elettronicamente senza autorizzazione è punibile.

Esempio di cyberbullismo:
Gli autori cancellano le foto o le cronologie delle chat dalle smartphone delle loro vittime.

Cerca su Fedlex(apre una nuova finestra)

È punibile chiunque costringa qualcuno, con la violenza o con minacce, a compiere un’azione al fine di arricchirsi illecitamente.

Esempio di cyberbullismo:
Gli autori minacciano di pubblicare foto imbarazzanti della vittima se questa non gli cede la merenda.

Consulta Fedlex(apre una nuova finestra)

Chi afferma qualcosa su qualcuno che ne danneggia la reputazione (senza sapere se sia vero o meno) è perseguibile penalmente.

Esempio di cyberbullismo:
Gli autori scrivono nella chat di classe che la vittima avrebbe rubato, senza però sapere se sia vero.

Cerca su Fedlex(apre una nuova finestra)

Wer über jemanden bewusst falsche, rufschädigende Behauptungen verbreitet, wird strenger bestraft als bei übler Nachrede. 

Beispiel für Cybermobbing:
Täter*innen posten, das Opfer habe etwas gestohlen, obwohl sie genau wissen, dass das nicht stimmt. 

In Fedlex nachschlagen(apre una nuova finestra)

Chi diffonde affermazioni consapevolmente false e diffamatorie su qualcuno viene punito più severamente rispetto al caso di diffamazione.

Esempio di cyberbullismo:
Gli autori scrivono che la vittima ha rubato qualcosa, anche se sanno benissimo che non è vero.

Cerca su Fedlex

Chi offende l’onore di qualcuno, ad esempio usando parolacce, viene punito su richiesta.

Esempio di cyberbullismo:
Gli autori insultano ripetutamente le loro vittime nei commenti usando parolacce.

Cerca su Fedlex(apre una nuova finestra)

È punibile chiunque osservi o registri senza autorizzazione, con un dispositivo di registrazione, un fatto che rientra nella sfera privata o riservata di una persona.

Esempio di cyberbullismo:
Gli autori riprendono di nascosto la loro vittima nello spogliatoio.

Cerca su Fedlex(apre una nuova finestra)

Chi, per malizia o per capriccio, usa in modo improprio un telefono o dispositivi simili per molestare qualcuno, è punibile su denuncia.

Esempio di cyberbullismo:
Gli autori inondano le loro vittime di notte con decine di messaggi e chiamate moleste.

Cerca su Fedlex(apre una nuova finestra)

È punibile chiunque ottenga senza autorizzazione da un archivio dati informazioni personali particolarmente sensibili e non liberamente accessibili.

Esempio di cyberbullismo:
Gli autori si procurano senza autorizzazione l’accesso ai compiti in classe e ai voti scolastici della vittima per metterla in imbarazzo.

Cerca su Fedlex(apre una nuova finestra)

Chi spaventa o incute timore a qualcuno con una grave minaccia viene punito.

Esempio di cyberbullismo:
Gli autori scrivono ripetutamente online alla vittima che la «picchieranno».

Cerca su Fedlex(apre una nuova finestra)

È punibile chiunque costringa qualcuno, con la violenza o la minaccia di gravi conseguenze, a compiere un’azione, a astenersi dal compierla o a tollerarla.

Esempio di cyberbullismo:
Gli autori costringono la vittima a consegnare loro il cellulare minacciando di pubblicare un video imbarazzante.

Cerca su Fedlex(apre una nuova finestra)

Aktuell wird über eine parlamentarische Initiative debattiert, die einen eigenen Straftatbestand Cybermobbing schaffen will.  

Questo è importante 

  • Il cyberbullismo si verifica sia tra i bambini delle elementari, sia tra gli adolescenti, sia tra gli adulti e può causare un forte stress psicologico alle vittime.
  • Il cyberbullismo non è solo un problema legato ai media. È strettamente legato alle dinamiche di gruppo, al senso di appartenenza, al clima della classe e al sostegno sociale.
  • Come genitori o insegnanti, vale la pena prestare molta attenzione. Che si tratti di prevenzione o di reagire in caso di emergenza: come figura di riferimento puoi fare davvero la differenza.
  • Conoscere il fenomeno del cyberbullismo e le dinamiche di gruppo, avere una forte autostima e un approccio empatico con gli altri sono i modi migliori per proteggere tuo figlio dal cyberbullismo.
  • Gli adolescenti che si trovano ad affrontare il cyberbullismo possono chiedere aiuto a Pro Juventute 24 ore su 24, gratuitamente e in modo anonimo, chiamando il numero 147.

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Chiedere a Michael

Michael In Albon è l'incaricato della tutela dei giovani nell'utilizzo dei media in Swisscom. È a vostra completa disposizione per tutte le domande sui bambini e i media.

Portrait des Leiters Jugendmedienschutz Michael In Albon
Michael In Albon

Incaricato Tutela dei giovani nell'utilizzo dei media