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Intervista a Christoph Aeschlimann sul rapporto UFAM

Rapporto UFAM

«Le moratorie non hanno più giustificazioni»

Lead dal documento: Oggi è stato presentato il rapporto dell’Ufficio federale dell’ambiente sul potenziamento dell’infrastruttura di rete mobile. Nel commentarlo, il CIO e CTO di Swisscom Christoph Aeschlimann parla di reti mobili al limite delle loro capacità, timori per la salute e programmi per il futuro.
Armin Schädeli
Armin Schädeli, Sostituto responsabile Media Relations
28 novembre 2019

È stato pubblicato il tanto attesto rapporto dell’Ufficio federale dell’ambiente sul potenziamento dell’infrastruttura di rete mobile. Che cosa significa il rapporto per Swisscom?

Il rapporto del gruppo di lavoro contiene una grande mole di informazioni, dati verificati, analisi e stime effettuate da esperti riconosciuti sull’evoluzione della telefonia mobile e il controverso tema del rapporto tra comunicazione mobile e ambiente. In questo senso si tratta di un valido fattore di oggettivizzazione della discussione politica e sociale. Il rapporto non contiene alcun dato nuovo sulla salute. Di conseguenza, le moratorie con cui cantoni e comuni ritardano il potenziamento della rete mobile non hanno più giustificazioni.

Che ruolo gioca il crescente traffico dati?

Si fa quasi fatica a immaginarlo: negli ultimi sette anni il volume di dati è cresciuto di 40 volte. L’UFCOM conferma che le reti mobili sono al limite delle loro capacità. I risultati sono in linea con quello che noi e l’intero settore diciamo da tempo. Con la normativa attuale, infatti, nelle aree urbane è impossibile installare il 5G su oltre nove antenne di telefonia mobile su dieci. Per portare la performance del 5G, in concreto con 5G fast, in Svizzera sarebbe necessario costruire migliaia di nuove antenne.

L’opinione pubblica si aspettava che il rapporto dimostrasse l’infondatezza delle paure per la salute diffuse nella popolazione. Nel rapporto, però, non c’è nulla del genere.

Nelle oltre 100 pagine del rapporto non ci sono dati scientifici nuovi sulla salute. Il gruppo di lavoro giunge alla conclusione che finora non è stato attestato scientificamente alcun effetto sistematico delle frequenze di banda in uso sulla salute. Questo vale per la radiazione al di sotto dei valori orientativi della Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti ICNIRP, e i valori limite svizzeri sono addirittura dieci volte più bassi. Leggendo con attenzione il capitolo sulla ricerca si scopre che negli ultimi 5 anni l’evidenza di conseguenze negative per la salute causate dalle immissioni delle antenne è diminuita anziché aumentare.

«Nelle oltre 100 pagine del rapporto non ci sono dati scientifici nuovi sulla salute.»

Christoph Aeschlimann, CIO e CTO di Swisscom

Sta dicendo che la Svizzera va oltre le raccomandazioni internazionali?

È così. La Confederazione ha fatto moltissimo già 20 anni fa a causa della diffusa incertezza di allora. In aggiunta all’elevato livello di protezione raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, ha approvato anche i valori limiti d’impianto. Questi ultimi sono altre 10 volte più bassi e si applicano ovunque ci siano persone che si trattengono per molto tempo, ad esempio in appartamenti e uffici. In Svizzera il livello di protezione è quindi più alto che in Germania o in Francia, ad esempio.

Non ci sono nuovi dati sulla salute? Nel rapporto però si fa riferimento a due grandi studi su animali in cui emergono indizi di un effetto cancerogeno delle radiazioni della telefonia mobile.

Nel rapporto si legge che l’evidenza di un effetto cancerogeno delle radiazioni della telefonia mobile viene ritenuta limitata. La Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ICNIRP) ha rilevato carenze sostanziali in questi due studi. I risultati di nuovi studi sulla popolazione in merito al rapporto tra utilizzo di apparecchi mobili e sviluppo di tumori sono finora discordanti. Le indagini in diversi registri dei tumori tendono a escludere un aumento delle malattie.

«Solo negli ultimi sette anni il traffico dati mobile è cresciuto di quaranta volte e questa tendenza proseguirà anche in futuro.»

Christoph Aeschlimann, CIO e CTO di Swisscom

In che modo il rapporto influenza i progetti di estensione della rete 5G Swisscom?

Speriamo che le informazioni contenute nel rapporto contribuiscano a far rientrare la controversia sul 5G. Il rapporto dimostra che non ci sono motivi plausibili per frenare l’estensione del 5G per mezzo di provvedimenti politici oltre quanto già disposto dalla normativa attuale. Realizziamo il 5G in Svizzera come da programma, naturalmente rispettando tutte le regole in vigore. Il nostro obiettivo è portare il 5G-wide al 90 percento della popolazione svizzera entro fine anno. C’è una cosa che viene spesso dimenticata nel dibattito sul 5G: solo negli ultimi sette anni il traffico dati mobile è cresciuto di quaranta volte e questa tendenza proseguirà anche in futuro. Solo con il 5G potremo continuare tutti a usare la rete mobile anche in futuro.

In alcune delle opzioni menzionate nel rapporto si parla di investimenti da miliardi di franchi a carico delle società di telecomunicazione. Come intende finanziarli Swisscom?

Semplicemente non siamo in grado di sostenere investimenti per decine di miliardi di franchi. I necessari sovrapprezzi sui nostri prodotti e servizi sarebbero insostenibili per i clienti e le aziende. Tutte le opzioni che comportano costi stratosferici di questo tipo sono quindi irrealistiche in quanto economicamente insostenibili. La Svizzera, fra l’altro, sarebbe un caso unico al mondo. Il rapporto dimostra anche che già la normativa attuale comporta un aggravio di costi eccessivo e soprattutto un cospicuo ritardo nell’estensione del 5G. La normativa attuale è stata approvata quando la telefonia mobile veniva utilizzata principalmente per comunicazione mobile e SMS: a quei tempi internet mobile era ancora solo musica del futuro.

Secondo Swisscom qual è l’opzione da perseguire tra le cinque proposte nel rapporto?

Il rapporto specifica che, con la normativa attuale, nelle aree urbane è impossibile installare il 5G su oltre nove antenne di telefonia mobile su dieci. Non è un segreto che auspichiamo un ammorbidimento dell’ordinanza ORNI. Il rapporto propone diverse opzioni che vanno in questa direzione. Una cosa però è importante: nessuna di queste opzioni metterebbe in discussione il principio di prevenzione. Insomma, in Svizzera continuerebbe a venire garantita una protezione maggiore che nella maggior parte dei paesi europei.

Nello specifico che opzione sostiene?

La palla è nel campo della politica. Lì dovrà essere decisa la normativa di riferimento che gli operatori dovranno rispettare nel potenziamento delle reti mobili svizzere. A rendermi fiducioso è il fatto che la realizzazione di reti di trasmissione performanti per una società dell’informazione competitiva è una base importante della strategia «Svizzera digitale» del Consiglio federale.

Il gruppo di lavoro raccomanda anche una serie di misure, ad esempio nel campo del monitoraggio. Swisscom è favorevole?

Sì, sosteniamo queste misure. Si parla ad esempio di monitoraggio dell’esposizione e delle eventuali conseguenze per la salute o di promozione della ricerca sul rapporto tra telefonia mobile e salute. Le misure proposte vanno nella direzione auspicata da Swisscom. È importante che la ricerca prosegua. Per questo motivo sosteniamo da molti anni la Fondazione di ricerca per l’elettricità e la comunicazione mobile dell’ETH di Zurigo.

E ora che cosa succede?

L’organo responsabile, l’UFAM, ha messo a punto un buon documento che può fungere da base per mettere a punto una normativa di riferimento al passo con i tempi per la rete mobile. Gliene va reso merito. Sarà la politica a decidere cosa fare. La palla è nel campo del governo e del Parlamento.



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