Finora le antenne adattative dovevano essere valutate come le antenne convenzionali secondo l'approccio “worst case”. Questo significa la massima emissione di potenza contemporaneamente in tutte le direzioni. Quindi le condizioni peggiori possibili. Ma un tale stato di esercizio non potrebbe mai verificarsi con le antenne adattative. Né in teoria e tanto meno nella pratica. In altre parole: le immissioni generate da queste antenne sono state decisamente sopravvalutate, limitando così fortemente il loro potenziale.
Ora è possibile applicare un fattore di correzione – tra 1 e 10 a seconda del tipo di antenna – per la determinazione delle immissioni. Questo consente una valutazione realistica dell'esposizione. Solo in queste condizioni le antenne possono funzionare in modo efficiente, ovvero come previsto dagli sviluppatori.
Il software di regolazione assicura al contempo che gli utenti in scenari estremi (p.es. una sola persona che scarica file enormi) non vengano mai esposti al valore limite in vigore nell'arco di sei minuti. Per un breve periodo di tempo sono possibili picchi di emissioni che superano il valore precauzionale svizzero – è risaputo che la Svizzera ha valori precauzionali dieci volte più severi della maggior parte dei Paesi del mondo Questi sono però di gran lunga inferiori al valore limite raccomandato dall'OMS.
Il nuovo regolamento fa sì che le antenne adattative vengano ora valutate più o meno con la stessa severità con cui finora venivano valutate le antenne convenzionali. Inoltre il funzionamento corretto viene garantito come per tutte le antenne grazie a un sistema certificato di controllo della qualità.